Negli ultimi mesi la Repubblica Popolare Cinese ha avviato lavori di potenziamento per una serie di infrastrutture aeroportuali militari nella regione che si affaccia sul Mar Cinese Meridionale. Con l’intento di massimizzare le capacità operative della propria aviazione in caso di conflitto per Taiwan

Che riprendere il controllo su Taiwan sia uno degli obiettivi (se non “l’obiettivo”) che Xi Jinping vuole raggiungere durante il suo piuttosto lungo mandato da segretario del Partito Comunista della Repubblica Popolare Cinese è oramai universalmente noto. Così come è noto che, per raggiungere quest’obiettivo, Xi è disposto a ricorrere anche allo strumento militare. Non a caso, sin dalla sua ascesa al potere dieci anni fa, il leader cinese ha dato un forte impulso al processo di sviluppo della People’s Liberation Army (Pla). Processo che negli ultimi anni ha avuto una particolare accelerazione attraverso tutte le sue dimensioni. Con un focus posto però sulla dimensione navale e su quella aerea, le stesse su cui si basa la dottrina AirSea Battle adottata da Washington, il grande rivale di Pechino. D’altronde, negli scenari di confronto militare per il controllo dell’isola antistante alla Repubblica Popolare sarebbero proprio gli asset marini e navali a giocare un ruolo cruciale.

Sul piano marittimo gli sforzi di Pechino sono ben visibili, tanto per quello che riguarda la componente di superficie che per quella che riguarda quella sottomarina. Parallelamente importanti risorse sono dispiegate nel miglioramento delle capacità aeree, che si traducono nell’acquisizione di nuovi e più moderni apparecchi, ma anche nell’adattamento del sistema infrastrutturale.

Un video pubblicato dal Wall Street Journal mostra una serie immagini satellitari che testimoniano il potenziamento delle basi aeree del Pla di Huian, Longtian e Anqing, tutte situate nella fascia di territorio geograficamente più vicina all’isola di Taiwan. L’espansione di queste infrastrutture è stata trasversale: dalle piste di rullaggio per elicotteri agli hangar per Uncrewed Aerial System, alle rimesse dei caccia, gli aeroporti militari sono stati resi capaci di ospitare una molteplicità di velivoli, così da poter disporre in modo autonomo di una capacità d’azione integrata e multifunzionale.

Secondo Alexander Neill, adjunct fellow del Pacific Forum nonché ex-senior fellow per l’International Institute of Strategic Studies e per il Royal United Services Institute, queste modifiche sono state realizzate proprio per avvicinare il maggior numero possibile di apparecchi aerei militari all’area di operazioni di Taiwan e del Mar Cinese Meridionale. Una tesi confermata anche dall’edizione 2023 del National Defense Report, documento rilasciato a cadenza biannuale dall’apparato militare taiwanese, dove viene evidenziato come l’alto numero di apparecchi sia finalizzato al raggiungimento della superiorità aerea nei cieli dello stretto di Taiwan.

Una delle modifiche più importanti è sicuramente il rafforzamento degli hangar dei veicoli, trasformati in veri e propri bunker protetti da strati alternati di acciaio e calcestruzzo. Questa precauzione garantisce maggiore ai mezzi schierati all’interno degli hangar una probabilità maggiore di sopravvivenza a un attacco di rappresaglia o ad un attacco preventivo, così da fornire loro una second-strike capability. Di solito questi hangar sono posizionati nell’immediata prossimità delle piste di decollo o di atterraggio, così che gli aerei possano atterrare e accedervi immediatamente per le dovute operazioni di riparazione e il rifornimento, o al contrario avviare in tempi ridotti le procedure di decollo qualora la situazione lo richiedesse.

In alcuni casi, la Pla ha scelto di sfruttare le conformazioni geologiche a proprio vantaggio: nelle immagini relative alla base di Anqing si può identificare una pista per velivoli con accesso diretto alle montagne, nonostante il posizionamento di camouflage nel tentativo di celarlo da occhi indiscreti. La protezione naturale da loro offerta le rende infatti perfette, dopo le dovute manutenzioni, per essere usate come hangar rafforzati e depositi di munizioni, ma anche come rifugio per personale militare.

Lo stesso approccio è stato impiegato anche per i sistemi di difesa anti-aerea: sono conservati in strutture rinforzate poste nelle immediate vicinanze delle aree previste per il loro posizionamento, così da poter entrare rapidamente in funzione senza rimanere esposti a possibili atti ostili da parte di forze armate straniere. L’importanza di questi sistemi contraerei va ben oltre la difesa della singola base aeronautica: sono infatti posizionati strategicamente all’interno di una “rete” capace di fornire copertura ad una più ampia area dello spazio aereo cinese.

“È chiaro che c’è stata una saturazione di basi aeree nell’area vicino a Taiwan. E gli Stati Uniti devono fare lo stesso se vogliono neutralizzare i vantaggi di questa saturazione” rimarca Neill. E il problema non è soltanto numerico: la maggior parte delle basi americane in prossimità di Taiwan non dispone di hangar rafforzati come quelli che Pechino sta costruendo, fattore che le rende vulnerabili ad eventuali attacchi missilistici. Lasciando così a Pechino un vantaggio tutt’altro che secondario.

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