Non sarà facile, per il sovranista Wilders, costruire un esecutivo con un parlamento così frastagliato. L’affermazione di Pvv porta acqua al mulino dell’anti-europeismo, una linea opposta a quella che sta tenendo Meloni. Mentre Salvini festeggia. E in Italia, Renzi gioca la sua partita ambigua, tenendosi lo spazio per appoggiare l’esecutivo in prospettiva della riforma istituzionale. Conversazione con il politologo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Damiano Palano

L’affermazione dell’estrema destra del Pvv in Olanda, rappresenta “l’ultimo tassello di un sentimento più diffuso, che probabilmente si ripercuoterà anche alle elezioni Europee di primavera”. Lo dice a Formiche.net Damiano Palano, politologo e direttore del dipartimento di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Se è vero che Geert Wilders ha avuto una robusta affermazione alle urne è altrettanto vero che formare un esecutivo non sarà facile. Lei come la vede?

Non sarà per nulla facile. Non solo formare il governo, ma rispondere alle promesse elettorali che il partito populista che si è affermato alle urne ha fatto in questi mesi. Il parlamento è estremamente frastagliato, in cui arrivare a un accordo sarà difficilissimo. È chiaro che, nell’ipotesi in cui Wilders guiderà il prossimo governo, ci saranno delle complicazioni notevoli nel rapporto con l’Unione Europea.

Si riferisce al referendum annunciato per l’eventuale uscita dei Paesi Bassi dall’Unione?

Sì, ma più in generale al sentimento euroscettico che serpeggia in tantissimi Paesi dell’Eurozona. Da Est il vento che spira è piuttosto critico rispetto all’attuale governance europea e il consenso delle forze populiste di qui a primavera è destinato a crescere. Anche nei Paesi in cui le urne hanno consegnato un risultato positivo per la parte progressista, come in Spagna, la minoranza è molto forte ed è destinata a irrobustirsi ulteriormente.

Come leggere il risultato olandese, nel contesto che ha descritto, dalla prospettiva italiana?

In questa fase l’obiettivo del premier Giorgia Meloni non è quello di criticare l’Unione Europea, bensì quello di incidere nei meccanismi europei. In vista delle elezioni europee, il piano del presidente del Consiglio, nella sua veste di presidente dell’Ecr è quello di stringere un’alleanza con i popolari. In questa chiave, la vittoria di Wilders che invece fa parte della “famiglia” politica di Id, non è una notizia particolarmente positiva.

Il vicepremier e leader del Carroccio, Matteo Salvini, ha salutato con grande favore l’affermazione del Pvv nei Paesi Bassi. 

Fanno parte dello stesso gruppo all’Europarlamento e, soprattutto, Salvini differentemente da Meloni continua sulla linea dell’euroscetticismo. E la vittoria di Wilders porta molta acqua al mulino dell’anti-europeismo.

L’Italia tra Mes e Patto di Stabilità si sta giocando partite piuttosto importanti sul fronte europeo. Quale deve essere la postura dell’esecutivo su queste due tematiche, anche in ottica di rinsaldare i rapporti in Ue?

Quella della ratifica del Mes è diventata una questione più che altro identitaria per Giorgia Meloni. Ha scelto di non ratificarlo e mantiene coerentemente questa linea, forse anche per timore di una ricaduta negativa sul consenso al governo. Il fronte più caldo è quello della revisione del Patto. Perché le ipotesi di revisione che stanno circolando prospettano uno scenario che potrebbe imporre vincoli ancor più rigidi rispetto a quelli precedenti.

Siamo entrati a pieno titolo nella sessione di bilancio. L’opposizione, nelle diverse articolazioni, ha presentato un diluvio di emendamenti. Qual’è l’obiettivo?

Siamo abbastanza abituati a queste piogge di emendamenti. Se l’obiettivo era legato al consenso verso l’elettorato, non so quanto sia efficace per l’opposizione. Tanto più che, numeri alla mano, il governo continua a mantenere un buon gradimento fra l’elettorato.

A proposito di opposizione, lo scambio Meloni-Renzi durante le comunicazioni del premier al Senato è stato piuttosto duro. Che partita sta giocando il leader di Italia Viva?

Essenzialmente la sua partita. È in cerca di un ruolo nello scenario politico. Evidentemente sa giocare molto bene le sue carte, nonostante la pattuglia parlamentare di Italia Viva sia sempre più esigua. Il suo rapporto con la premier è molto ambiguo. Alle volte la elogia, altre volte la attacca. Ma mantiene sempre un margine di ambiguità che potrebbe tradursi in un appoggio politico, anche in chiave premierato.

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