Siglato un memorandum di cooperazione tra i mercati energetici di Grecia, Albania, Kosovo e Macedonia del Nord. I Paesi che si affacciano su Adriatico e Mediterraneo al centro di un puzzle energetico che investe le policies di numerosi soggetti, uniti dal comun denominatore della progettualità legata al gas. Saglia (Arera) a Formiche.net: “Accordo ispirato all’approccio italiano”

Il prossimo gennaio verrà inaugurata la Fsru di Alexandroupolis, in Grecia, l’unità di stoccaggio e rigassificazione di gas naturale liquefatto con una capacità di 5 miliardi di metri cubi all’anno posizionata in un fazzoletto di acque assolutamente strategico (tra Via Carpatia, Tap e Balcani). Sommata alle iniziative italiane a Ravenna e Piombino, all’aumento dell’export americano e qatariota di gnl nel Mediterraneo e alle interconnessioni che vedono protagonisti soggetti attivi come Azerbaigian, Israele, Cipro ecco che si compone un quadro d’insieme particolarmente articolato alla voce gas. Le coste adriatiche e mediterranee, dunque, al centro di un puzzle energetico che investe le policies di numerosi paesi, uniti dal comun denominatore della progettualità legata al gas.

Europa sud-orientale

L’esempio del porto settentrionale ellenico è significativo, dal momento che è perno a cavallo tra oriente e occidente e si pone quasi al centro di una immaginaria linea orizzontale che da Gibilterra arriva fino al Caucaso. Al fine di collegare strategie, iniziative e autorità è stato firmato un memorandum di cooperazione tra i mercati energetici di Albania, Kosovo, Macedonia del Nord e Grecia, di fatto una mossa che favorisce la creazione di un mercato unico dell’elettricità nell’Europa sud-orientale. L’accordo vede tra i registi l’American National Association of Regulatory Service Commissioners (Narus), l’American Energy Association (Usea), Rti International con il supporto dell’Autorità di regolamentazione dell’energia della Grecia e dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (Usaid).

La premessa di questo accordo è strettamente collegata alla guerra in Ucraina, agli accordi di Minsk e all’ideazione del gasdotto Tap: ovvero offrire all’Europa una indipendenza energetica oggettiva. L’Europa quindi non solo è riuscita a risparmiare energia, ma ha dimostrato con i fatti (ai big players esterni e ai contestatori interni del Tap) che vi erano e vi sono alternative al gas russo.

Stefano Saglia, componente del collegio Arera e presidente della Balkan Enegy School, esprime a Formiche.net la sua soddisfazione: “L’accordo tra Albania, Grecia, Kosovo e Macedonia del Nord, per l’integrazione dei mercati elettrici, si ispira ad un approccio italiano applicato per integrare il mercato greco con l’Italia e con il resto d’Europa. Alcuni di questi Paesi sono membri della BES, la Balkan Energy School, che a breve a Roma affronterà proprio i temi del market coupling”. Il seminario si terrà il 30 novembre a Roma e rientra nel progetto cofinanziato dall’Iniziativa Centro Europea con il fondo del Governo Italiano presso la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo.

Prospettiva balcanica

Adriatico fa rima con Balcani, dove una armonizzazione delle autorità, delle politiche e delle infrastrutture è premessa imprescindibile per dare concretezza alle scelte dei decisori, così come emerso giorni fa dalle tribune del settimo vertice di Salonicco, in Grecia, promosso dall’Associazione delle industrie greche, in collaborazione con il Delphi Forum. Per la prima volta dopo 15 anni, lo scorso novembre la pienezza degli stoccaggi di gas naturale in Europa ha raggiunto il 90%: un segnale che deve incoraggiare il rafforzamento delle politiche energetiche, accanto ai grandi investimenti realizzati e da realizzare in quello che sta diventando l’hub energetico per tutto il Sud-Est Europa: la Grecia.

Il riferimento è alle interconnessioni elettriche transfrontaliere (che rafforzeranno la sicurezza dell’approvvigionamento), allo stoccaggio da concretizzare e alle decisioni che comportano possibili tensioni. È il caso della Bulgaria che ha deciso di applicare una tassa di transito al gas naturale attraverso il suo territorio, che forse non influirà direttamente sull’aumento dei prezzi, ma che sicuramente apre un fronte in un settore che preoccupa le imprese.

Il ruolo degli Usa

Non sfugge che la supervisione americana sul tema e sull’area geografica è elemento assolutamente peculiare, che favorisce politiche rapide e armoniche, oltre ad un ombrello di sicurezza imprescindibile. Una presenza, quella Usa nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale, che si è concretizzata in partnership industriali precise: è il caso dell’accordo siglato dall’amministratore delegato della statunitense International Development Finance Corporation, Scott Nathan, con l’amministratore delegato della Onex per il finanziamento da 125 milioni di dollari del piano per il consolidamento dei cantieri ellenici di Elefsina, al fine di creare un forte hub non solo di riparazione cantieristica ma anche energetico. Un investimento che creerà mille nuovi posti di lavoro, offrendo un’espansione della capacità di riparazione navale del cantiere, in particolare per supportare le navi gnl (dal momento che le esportazioni statunitensi di gnl verso la Grecia sono in costante aumento).

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