Perché la Zes unica può costituire una grande sfida per l’Europa e il Mezzogiorno. Ma solo se il governo riuscirà a superare il dualismo centro-periferia creando una visione organica delle vocazioni territoriali. L’analisi di Stefano Cianciotta

Un tema classico quello della dicotomia tra la concentrazione e la delega, che la riforma del Titolo V nel 2001 proprio in materia di competenze su urbanistica e ambiente ha riempito di enormi contraddizioni, materializzate negli oltre 1600 conflitti di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale.

ZES UNICA PER IL MEZZOGIORNO

Il decreto Sud licenziato dal ministro Raffaele Fitto ha disegnato un’unica Zes per tutto il Mezzogiorno con la Cabina di regia Zes che avrà il compito di indirizzo, coordinamento, vigilanza e monitoraggio, presieduta dal ministro per gli Affari europei. Sarà inoltre istituita la struttura di missione della Zes, alla quale è preposto un coordinatore, e che sarà articolata in due direzioni generali e in quattro uffici di livello dirigenziale. Gli incentivi fiscali, doganali e burocratici previsti in precedenza con l’istituzione delle otto Zes corrispondenti alle regioni del Sud, resteranno pressoché gli stessi.

CAMBIO DI DIREZIONE

La novità del provvedimento voluto dal governo Meloni è che si passa dalla frammentazione dei centri decisionali a un’unica struttura, superando nei fatti la diversificazione delle strategie territoriali per approdare a un solo Piano triennale. Dalla selezione dei territori beneficiari, avvenuta in alcuni casi con criteri discutibili, si arriverà alla concorrenza diffusa tra tutte le aree meridionali.

Un cambio di direzione forte rispetto al decreto 91 del 2017 del governo Gentiloni, dopo che le singole Zone erano andate a regime grazie al contributo significativo dei commissari e delle loro strutture, e soprattutto in controtendenza rispetto al tema dell’autonomia differenziata per le Regioni.

IL DUALISMO CENTRO-PERIFERIA

Le preoccupazioni dei territori si muovono lungo un crinale sottile, perché oltre al timore di diminuire la capacità di intermediazione degli enti locali (già peraltro opportunamente ridimensionata dal ruolo dei commissari), c’è la paura che dal centro sarà molto complicato gestire le procedure amministrative della periferia.

La globalizzazione, però, non è paziente e la competizione mondiale procede sempre più per macro-aggregazioni, perché si muove su ampi volumi di produzione e di merci, che sono tornati a coinvolgere tutta l’area del Mediterraneo finalmente strategico dopo il raddoppio del Canale di Suez. La Zes unica può costituire una grande sfida per l’Europa e il Mezzogiorno se il governo riuscirà a superare il dualismo centro-periferia creando una visione organica delle vocazioni territoriali, inquinate dalle stratificate e ataviche rendite di posizione (il commissario nonostante l’ostracismo dei localismi ha poteri speciali). La Polonia, che però ha un’altra cultura istituzionale, c’è riuscita perfettamente. Le sue 14 Zes sono diventate una sola area a fiscalità agevolata, dove il centro dà le linee di indirizzo, e la periferia con la propria struttura le attua.

(Articolo pubblicato su Competere)

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