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L’algoretica di padre Benanti ispira Meloni sull’IA anche in vista del G7

“Dobbiamo evitare che l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sia più negativo che positivo sulle nostre vite e sulle nostre società. In questo immane lavoro, viene in nostro aiuto anche ciò che è stato fatto dalla Santa Sede, con la Rome Call”. Le parole della presidente del Consiglio al Comitato per la Transizione digitale

“Noi dobbiamo evitare che aumenti il divario tra i ricchi e i poveri, che scompaia la classe media e che in definitiva l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sia più negativo che positivo sulle nostre vite e sulle nostre società. In questo immane lavoro, viene in nostro aiuto anche ciò che è stato fatto dalla Santa Sede, con la Rome Call for A.I. Ethics, un documento per un approccio etico all’Intelligenza Artificiale”. Lo ha detto ieri Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, al Comitato per la Transizione digitale a Palazzo Chigi.

L’Italia ha “un’occasione” importante l’anno prossimo, essendo presidente del G7, ha ricordato Meloni. “Abbiamo già annunciato che tra le attività intendiamo tenere anche una conferenza internazionale sul rapporto tra Intelligenza Artificiale e lavoro. Una materia sulla quale dobbiamo coinvolgere gli attori privati, perché costruire una governance dell’Intelligenza Artificiale non vuol dire lavorare contro le aziende, ma dialogare col mondo privato in un mondo in cui gli interessi pubblici e privati, entrambi legittimi, non sono sempre sovrapponibili e a volte sono in contrasto”. Tra le priorità italiane c’è quella di fare in modo che l’IA sia incentrata sull’uomo e controllata dall’uomo, ha proseguito Meloni. E ringraziando padre Paolo Benanti, di recente nominato dal segretario generale delle Nazioni Unite quale membro dell’organo consultivo sull’Intelligenza Artificiale del Palazzo di Vetro, per il suo lavoro e la sua presenza ha evidenziato la necessità di “lavorare per garantire delle barriere etiche all’Intelligenza Artificiale e dare applicazione pratica al concetto di algoretica, ovvero dare un’etica agli algoritmi”.

“L’avvento dell’Intelligenza Artificiale avrà inevitabilmente anche un impatto sui nostri sistemi democratici, la sfida sarà evitare interferenze in un mondo in cui non sarà facile distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è”, ha detto ancora la presidente del Consiglio. “Le applicazioni di questa nuova tecnologia possono generare grandi opportunità in molti campi ma anche portare con sé enormi rischi”. Infatti, “l’Intelligenza Artificiale prefigura un mondo in cui il progresso non ottimizza le capacità umane, ma le sostituisce. E se in passato questa sostituzione riguardava soprattutto il lavoro fisico, in modo che le persone potessero dedicarsi a lavori di concetto, ora è l’intelletto che rischia di essere sostituito, e questo riguarda anche i lavoratori altamente qualificati. Credo che correremmo dei rischi enormi se considerassimo questi ambiti come zone franche senza regole. Rischiamo di avere nel mondo del lavoro molte persone e professionalità che non saranno più necessarie. Abbiamo visto qualcosa di simile con la globalizzazione, che ha portato a una verticalizzazione della ricchezza e a una sofferenza della classe media, che si è impoverita. La mancanza di controllo delle catene di approvvigionamento fondamentali ci ha fatto scoprire, quando sono arrivati gli shock, che c’era stata una sottovalutazione dei rischi, ai quali quindi non eravamo preparati”, ha aggiunto ancora spiegando che il governo sta lavorando a un fondo specifico per sostenere le start up italiane del settore al fine di far nascere “campioni nazionali anche in questo campo, nel quale possiamo essere all’avanguardia, purché si lavori sul tessuto produttivo e industriale, per essere all’altezza della sfida a livello globale”.

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