Ripensare al futuro di Gaza anche con una maggiore presenza dell’Onu. È l’invito che ha rivolto al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in visita al Palazzo di vetro. L’attenzione è anche su Unifil, la missione dei Caschi blu al confine tra Libano e Israele, dove si continuano a temere possibili escalation e sulla quale il ministro italiano ha chiesto all’Onu di riflettere su nuove posture e regole d’ingaggio

È necessario riflettere sulla possibilità di una presenza dell’Onu a Gaza. Così si è espresso il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in visita al quartier generale delle Nazioni Unite a New York, a margine dell’incontro con il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Secondo quanto riferito dallo stesso ministro, al centro del colloquio la possibilità, appunto, di “pensare a un futuro a Gaza anche attraverso l’Onu, magari attraverso una sua presenza, sarebbe fondamentale”. Per Crosetto è importante che l’organizzazione internazionale “assuma un ruolo maggiore in tempi difficili come questi”. Il ministro ha anche sottolineato come l’Italia sia tra i maggiori fornitori tra le missioni di peacekeeping dell’Onu, confermando la volontà del Paese “di continuare a partecipare, anzi di sviluppare un ruolo maggiore”. La visita, inoltre, è servita al ministro per ribadire l forte sostegno dell’Italia alla Ministeriale di Accra, finalizzata a rafforzare e modernizzare il Peacekeeping delle Nazioni Unite, prevista per il 5 e 6 dicembre prossimi.

Il caso di Unifil

In generale, il ministro ha sottolineato come il ruolo delle Nazioni Unite debba aumentare nel mondo: “Se abbiamo una speranza di pace – ha detto Crosetto – è quella di utilizzare tutti i consessi multilaterali come questo, dove ci sono tutte le nazioni del mondo, e cercare percorsi che in qualche modo possono far finire le situazioni di conflitto che abbiamo ancora aperte”. Il colloquio, del resto, si è concentrato anche sul ruolo di Unifil e delle possibili evoluzioni o escalation che potrebbero esserci al confine tra Libano e Israele. Già nel corso della sua visita in Israele la settimana scorsa, Crosetto aveva indicato come al centro del proprio viaggio a New York ci sarebbe stata la missione Onu in Libano, per affrontare il tema del mantenimento e delle modifiche necessarie alla missione Unifil. La postura dello schieramento presente, le regole di ingaggio, e il futuro stesso della missione. L’Italia, del resto, è il primo Paese contributore di truppe, con circa 1200 militari presenti. “Occorre che le Nazioni Unite decidano: o la missione Unifil ha ancora un senso, oppure bisogna chiedersi se ha senso mantenerla”, aveva detto il ministro a Tel Aviv.

La missione

La preoccupazione è che terminato il periodo di tregua il conflitto possa riprendere, e con esso il timore di spillover regionali. In questa prospettiva, naturalmente il confine con il Libano, dov’è presente il contingente di Caschi blu, è quello per il quale si teme maggiormente. Per la sicurezza dei militari, allora, è forse arrivato il tempo di rivedere il modo con cui i soldati internazionali agiscono nella regione, prevedendo un rafforzamento delle misure di sicurezza e auto-protezione. A fine ottobre Crosetto aveva visitato il contingente italiano dell’operazione Leonte XXXIV, poco dopo che un missile, deviato, aveva colpito senza nessuna conseguenza il quartier generale della missione Unifil a Naqoura, undici chilometri più a sud rispetto alla base italiana. Attualmente, i militari italiani, strutturati sulla base della brigata meccanizzata Granatieri di Sardegna, sono presenti nella base militare di Shama, nel sud del Libano, parte dello sforzo Onu per assicurare la stabilità del volatile confine con Israele.

Il contesto

Proprio commentando il suo viaggio in Israele, Corsetto si è detto contento della tregua e del rilascio degli ostaggi, aggiungendo come l’Italia abbia avuto “una parte importante su questa linea, si è fatta promotrice di un dialogo attraverso il Qatar che portasse alla liberazione degli ostaggi”. Un segnale positivo per Crosetto, che ha auspicato possa proseguire nelle prossime settimane. La situazione sul campo, però, resta molto fragile, e il ministro ha voluto sottolineare la necessità di fare “la differenza tra gli Stati democratici e di diritto e le organizzazioni terroristiche anche nel combattere le guerre” e che la popolazione civile va lasciata fuori. Una posizione mantenuta dal governo fin dall’inizio: “Un conto è Hamas – ha ribadito Crosetto – un altro è il popolo palestinese che ha il diritto di vivere”.

Gli aiuti italiani

In questo contesto, Crosetto ha ribadito la possibilità di aprire ospedali mobili a Gaza, annunciando come siano in corso dei sopralluoghi per verificare “la fattibilità tecnica nella zona assegnata”. Inoltre, nelle prossime settimane del personale sanitario militare imbarcato su nave Vulcano, della Marina militare, di stanza di fronte alla Striscia, scenderà a terra per fornire aiuti alla popolazione. L’Italia si sta prodigando attivamente attraverso l’invio di aiuti umanitari, in particolare attraverso la presenza del Vulcano, con a bordo 170 militari, e trenta membri del personale sanitario della Marina. A questi si aggiungerà una ulteriore trentina tra medici e infermieri delle altre Forze armate. La nave è attrezzata per svolgere ogni tipo di attività medica, dalle operazioni alla diagnostica. A bordo, inoltre, saranno trasportati medicinai e aiuti destinati alla popolazione civile. L’intenzione italiana è quella di far seguire alla nave anche un ospedale da campo a terra. Il prossimo obiettivo della Difesa italiana è dunque l’invio di una struttura ospedaliera a terra, in accordo con i palestinesi, da impiantare sul terreno di Gaza.

La guerra in Ucraina

Con Guterres si è parlato in generale di tutte quelle zone che preoccupano per la stabilità e la pace, e in particolare di Ucraina. Su questo punto, il ministro ha ribadito la sua convinzione che “questo sia il momento di incentivare le risposte diplomatiche”, annunciando inoltre l’approvazione a breve dell’ottavo pacchetto di aiuti. “L’aiuto principale che possiamo dare all’Ucraina – ha detto Crosetto – è costruire un tavolo per arrivare ad una soluzione diplomatica che possa portare alla pace su quel territorio e ripristinare le regole del diritto che sono state travolte dall’esercito russo. Intervenendo sulla preoccupazione che l’opinione pubblica occidentale possa soffrire di una sorta di stanchezza della guerra, il ministro ha ribadito che “la prima stanchezza è quella del popolo ucraino che da quasi due anni subisce attacchi che non finiscono; ogni giorno centinaia di migliaia di pallottole vengono sparate e cadono centinaia di bombe”.

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