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Un presunto agente cinese in Belgio. Pechino attacca la nostra sovranità

Sulla base di 30 mesi di messaggi ottenuti dalle tre testate internazionali, Creyelman sarebbe stato incaricato dalla spia cinese Daniel Woo di influenzare il dibattito europeo su determinati temi. In particolare: reprimere il dibattito e il riconoscimento della persecuzione degli Uiguri nello Xinjiang o la repressione del movimento pro-democratico a Hong Kong. L’opinione di Laura Harth

A due mesi circa dallo Spy-gate a Westminster, eccone un altro. Questa volta lo scandalo di un presunto agente a servizio del ministero per la Sicurezza dello Stato cinese tocca al Belgio con un’inchiesta congiunta condotta dal Financial Times, Le Monde e Der Spiegel.

Già senatore cooptato al livello federale belga (1999 – 2004), Frank Creyelman fu rieletto al Parlamento fiammingo nel 2009, dove ricoprì il ruolo di presidente della Commissione Affari esteri, Affari europei e la cooperazione internazionale fino al 2014. Da allora è consigliere comunale a Mechelen (città fiamminga situata tra Bruxelles e Anversa) e Parlamentare fiammingo onorario. Ha inoltre già un passato illustre come osservatore internazionale al referendum frodolente russo in Crimea nel 2014.

Sulla base di ben 30 mesi di messaggi ottenuti dalle tre testate internazionali, Creyelman sarebbe stato incaricato dalla spia cinese Daniel Woo di influenzare il dibattito europeo su determinati temi. In particolare: reprimere il dibattito e il riconoscimento della persecuzione degli Uiguri nello Xinjiang o la repressione del movimento pro-democratico a Hong Kong.

Erano gli anni 2019-2022. Momento chiave per le proteste di massa a Hong Kong, nonché per la discussione e adozione di risoluzioni in diversi Parlamenti occidentali – tra cui la Commissione esteri della Camera dei Deputati italiana – per il riconoscimento dei crimini contro l’umanità e del genocidio degli Uiguri per mano del Partito comunista cinese.

Come ci dice Sophie Richardson, già a capo del China Desk di Human Rights Watch: “Non è un caso se i temi sollevati non siano quelli degli accordi commerciali, ma dei diritti umani […] Qui Pechino ci dice molto chiaramente quali siano le sue priorità”.

Ove non era possibile semplicemente reprimere il dibattito del tutto, occorreva quindi cercare di influenzarlo in modo da smorzare i toni ed i voti di condanna dei crimini della dittatura cinese. Influenzare o discreditare. Nei messaggi pubblicati si legge infatti come occorreva in particolar modo cercare di screditare l’accademico tedesco Adrian Zenz, “colpevole” di aver svelato gli orrori nella regione uigura, documenti delle autorità cinesi alla mano.

Inoltre, “la nostra missione è quella di rompere la relazione tra l’Europa e gli Stati Uniti” si legge nei messaggi da Woo a Creyelman. O ancora, “vogliamo rendere malati gli Stati Uniti”. Dividere quanto possibile l’Alleanza atlantica quindi, per poter colpire con maggiore facilità il nemico numero uno della dittatura cinese.

Oltre al contenuto dei messaggi saltano all’occhio anche alcuni bersagli individuali: Martin Selmayr, già capo gabinetto del presidente della Commissione europea, e Charles Michel, presidente del Consiglio europeo. Tuttavia non sembra che Creyelman avesse la rete di conoscenze necessaria per arrivare a tali livelli.

Questo non vuol dire che non abbia comunque influenzato il dibattito democratico. Come solleva infatti il deputato belga Samuel Cogolati — proponente della mozione a riconoscimento del genocidio Uiguro nella Camera federale —, fa effetto oggi a conoscenza dei fatti rileggere alcune proposte dal fratello di Creyelman, tutt’ora Deputato per il Vlaams Belang. Rileva in particolar modo il linguaggio sui giovani manifestanti a Hong Kong utilizzato da S. Creyelman per ottenere delle misure contro i gruppi di opposizione che incitano alla violenza.

Aggiunge Cogolati: è coincidenza poi vedere esattamente lo stesso linguaggio in una richiesta di un Deputato dell’AfD tedesco? Non è dato sapere, ma Le Monde sottolinea come lo stesso Daniel Woo era già stato citato in un’inchiesta per spionaggio a favore di Mosca contro un Deputato polacco nel 2016. Riappare di nuovo sui radar l’anno dopo, durante una campagna massiccia di tentato reclutamento di fonti europei attraverso la piattaforma LinkedIn, in particolare in Germania. Nonostante i servizi belgi non sembravano a conoscenza dell’intrigo, è più che lecito assumere che Frank Creyelman non è stato né sarà l’unico ad essere finita nella rete d’influenza maligna di Pechino.

A poche ore dalla pubblicazione della notizia, il Vlaams Belang ha espulso il suo ex Deputato, mentre il primo ministro belga Alexander De Croo ha dichiarato: “È una questione molto seria. Vorrebbe dire che alcune persone stanno sabotando la nostra prosperità, la nostra sicurezza e la nostra democrazia dall’interno.”

Ed è questa la questione infatti. Non solo in Belgio, ma in tutte le democrazie, Italia inclusa. Inutile illudersi che gli stessi esatti meccanismi non siano all’opera anche qui, come Formiche.net solleva da tempo. Forse, ripercorrendo la storia recente intorno ai temi sollevati da Woo con Creyelman, gli esempi concreti nel nostro Paese sono persino fin troppo visibili.

E allora: alle parole del Primo Ministro belga aggiungerei solo: possiamo accettare che qualcuno stia sabotando la nostra sovranità per conto di un regime avversario?

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