Le elezioni regionali in Sardegna e Abruzzo saranno importanti non tanto per i risultati in sé, ma per misurare i rapporti di forza dei partiti all’interno delle coalizioni. Tanto a destra quanto a sinistra. Conte è ambiguo con Schlein. Salvini lancia la sfida a destra a Meloni e la conflittualità aumenterà non solo in Ue. Conversazione con il politologo dell’Università di Perugia, Roberto Segatori

Le trattative sono serrate. Già nei giorni scorsi la segretaria del Pd, Elly Schlein è andata a L’Aquila per incontrare i militanti dem. Sul fronte opposto il leader leghista, Matteo Salvini “benedice” la ricandidatura del governatore uscente in Sardegna, Christian Solinas. Ma i due appuntamenti elettorali sui territori – nel febbraio 2024 – non saranno solo circoscritti alla dimensione regionale, ma “serviranno a misurare il peso elettorale dei singoli partiti all’interno delle coalizioni. A destra come a sinistra”. Quelle regionali in Sardegna e in Abruzzo saranno insomma elezioni “cartina al tornasole”. La metafora politica è di Roberto Segatori, sociologo e professore ordinario di Sociologia dei processi politici all’Università di Perugia.

Che segnale si aspetta che arriverà dai territori?

È difficile da prevedere. Posso dire però che dai risultati alle regionali dipenderanno tante cose a livello centrale. Per il centrodestra sarà interessante capire se il trend che premia FdI continuerà oppure se ci sarà un’inversione di tendenza a beneficio della Lega per interrompere l’emorragia.

Per il centrosinistra che aspettative ci sono?

Sicuramente gli appuntamenti elettorali che precedono le Europee saranno fondamentali per capire la tenuta della leadership di Elly Schlein all’interno del Pd e di Giuseppe Conte nel Movimento 5 Stelle. Oltre a testare la capacità di percorrere la stessa strada assieme, considerando che il leader pentastellato prosegue nella sua ambiguità. Conte si sente più forte di Schlein, al di la dei numeri, perché ha meno “concorrenza” interna al partito. E questo elemento, in certe circostanze, rappresenta un punto di forza per il Movimento.

Poco fa ha parlato di Salvini. Ieri pomeriggio ciò che è uscito dalla kermesse della destra sovranista a Firenze ha fatto discutere. Che messaggi ha lanciato agli alleati? 

Temo che con la sua linea in Europa, Salvini più che altro stia voltando le spalle a una cospicua parte dell’elettorato che tradizionalmente votava Lega. Mi riferisco agli imprenditori del Nord, per i quali votare un partito che ha come alleati i principali nemici degli interessi italiani, sarebbe un suicidio prima di tutto per le loro attività. Peraltro va riconosciuto all’Europa che negli ultimi anni ha fatto dei grandi passi avanti sul fronte del mercato, dei fondi strutturali, del Pnrr.

Quindi secondo lei è un gioco al massacro?

È un gioco molto rischioso. Ma nella logica di Salvini si innesta la campagna elettorale per le europee e non solo. C’è una parte di elettorato più marcatamente di destra che non ha mai visto di buon occhio la politica filo atlantista che Meloni (intelligentemente) ha intrapreso. Per cui la sfida con Meloni per la leadership del centrodestra è a destra. È su questa parte di elettorato che il leader del Carroccio punta elettoralmente alle Europee.

Il vicepremier Tajani è stato molto chiaro: il Ppe non farà mai alleanze con Id. 

Certo. E questo è un elemento da tenere giustamente in considerazione, perché è evidente che l’atteggiamento di Salvini porterà a un aumento della conflittualità non solo in Ue, ma anche internamente. Credo, comunque, che dalle urne uscirà un risultato che confermerà – sia sui territori che a Bruxelles – la leadership di Meloni.

Nel corso della sua visita a Belgrado, il premier Giorgia Meloni ha ribadito che l’Europa non potrà dirsi unita fino a quando i Balcani occidentali non avranno fatto ingresso nell’Unione. Qual’è il messaggio lanciato dall’Italia?

Il nostro Paese deve riacquisire un ruolo di primo piano in quella regione. E le parole di Meloni tracciano una rotta molto chiara: è un tentativo di tamponare gli ammiccamenti filo-putiniani che arrivano anche dall’Italia. La Serbia avrà un ruolo fondamentale nella fase successiva alla fine del conflitto in Ucraina. E, ancora una volta, Meloni ha dimostrato grande abilità in politica estera. I nodi più problematici per il governo sono legati a problematiche di carattere interno: a partire dall’uscita dal mercato tutelato del gas e della luce.

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