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Spese per la difesa fuori dal patto? In Europa la voce dell’Italia è ascoltata. Parla Loperfido (FdI)

Conversazione con il deputato della commissione Difesa: “Una vittoria dell’Italia e del governo Meloni”. Ma non solo: nel futuro, anche il dibattito sul centro unico di fornitura in vista della costituzione di un mercato unico europeo nel settore degli armamenti, “con vantaggi anche all’industria italiana della difesa che può contare su aziende tecnologicamente avanzate su scala mondiale”

“Resterà deluso chi mesi fa in Aula accusava furbescamente il governo di togliere i fondi agli asili o alla sanità per pagare gli aiuti all’Ucraina”. Si riferisce evidentemente alle accuse grilline il deputato di FdI, Emanuele Loperfido, membro della commissione Difesa nel commentare a Formiche.net la decisione europea di accettare la linea dell’Italia e di tenere le spese della Difesa al di fuori dei parametri del Patto di stabilità.

Quali le prospettive di questa scelta?

È la dimostrazione che un’Europa diversa è possibile: da quando ci siamo insediati come governo, a furia di insistere, si è diventati meno rigidi e più comprensivi rispetto alle buone proposte. Il fatto di togliere le spese della difesa da quei parametri è un risultato molto positivo, perché vuol dire che possiamo destinare quelle risorse alla sanità, al sociale, all’istruzione, a al contempo continuare a fare investimenti per l’Italia in un settore strategico. Proveremo ad arrivare a quel famoso 2% che è un obiettivo condiviso da tutti i paesi Nato. Per cui la considero una vittoria dell’Italia e del governo Meloni, quindi capisco la soddisfazione del ministro Crosetto.

L’opposizione spesso vi ha accusato di togliere fondi al sociale per comprare armi. Da oggi cosa cambia?

Resterà deluso chi mesi fa in Aula accusava furbescamente il governo di togliere i fondi agli asili o alla sanità per pagare gli aiuti all’Ucraina. In questo modo abbiamo liberato le risorse per la sanità, il sociale e la fiscalità: inoltre abbiamo dimostrato che in Europa la voce dell’Italia è ascoltata. Noi continueremo a investire nel sociale, nell’istruzione e nella sanità ma anche nelle armi così come fanno tutti i Paesi europei e soprattutto per il momento delicato in cui ci troviamo, dal momento che proseguiremo nel sostegno all’Ucraina.

Come impatta questa decisione su fronti aperti come il dossier Ucraina?

Noi continuiamo a essere i principali sostenitori di una coalizione unita per l’Ucraina e continueremo anche a fornire armamenti che saranno sempre più omogenei: ciò aiuterà anche un facile addestramento dei membri degli eserciti europei. Ricordo che noi siamo quelli che da tempo parlavano di una politica di difesa comune e di un esercito europeo, magari occorreranno ancora degli anni, ma penso che questi sono dei piccoli passi che potranno aiutare quantomeno ad avere agilità nelle risposte. Ma non è tutto.

Ovvero?

Penso anche alla questione di un centro unico di fornitura in vista della costituzione di un mercato unico europeo nel settore degli armamenti. Lo si evince da un documento del Centro alti studi per la difesa che spiega in dettaglio come sia un obiettivo comune a lungo termine. Un obiettivo che porterà dei vantaggi anche all’industria italiana della difesa che può contare su aziende tecnologicamente avanzate su scala mondiale: potranno fare davvero la differenza e con una serie di ripercussioni positive sull’economia italiana anche dal punto di vista occupazionale.

@FDepalo

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