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Come si apre il 2024 in Ucraina, tra droni e guerra elettronica

Il nuovo anno non ha portato grandi cambiamenti per quel che riguarda il conflitto nell’Europa dell’Est. Mentre i due eserciti continuano a fronteggiarsi senza avanzare, Kyiv lamenta la scarsità di munizioni e di capacità elettroniche. A cui cerca di rimediare

Anno nuovo, stesse dinamiche. L’avvento del 2024 non sembra aver apportato grandi cambiamenti all’andamento del conflitto in Ucraina: lunghe e articolate linee di trincee segnano le posizioni delle due armate contrapposte, distanziate dalla “terra di nessuno” attraverso la quale sono in pochi ad avventurarsi. I progressi registrati a gennaio, dall’una o dall’altra parte, sono pochi o nulli. Il confronto continua a svolgersi attraverso quelle che in gergo vengono definite “battaglie posizionali”, dove l’intento è quello di logorare la capacità militare avversaria, più che quello di guadagnare terreno.

In questa dimensione, la regina della battaglia rimane senza dubbio l’artiglieria. Un settore dove però i rapporti di forza sono fortemente squilibrati a favore di Mosca: per ogni cinque o sei colpi sparati dai pezzi delle forze armate russe, gli ucraini rispondono con uno, massimo due proiettili. A pesare non sono solo le differenti dimensioni dei rispettivi apparati industriali-militari. Mosca infatti può contare sull’approvvigionamento di armi e munizioni prodotte in Corea del Nord, mentre l’Ucraina aspetta l’arrivo di nuovi aiuti come quelli statunitensi, che però sono ancora bloccati al Congresso di Washington. E all’orizzonte intravede possibili complicazioni per quel che riguarda il sostegno dell’Unione Europea: qualora il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel perfezionasse la sua candidatura alle elezioni europee, il suo ruolo ad interim sarebbe ricoperto dal leader del Paese che ha la presidenza di turno, ovvero l’Ungheria di Viktor Orbàn.

Per rimpiazzare i carenti proiettili d’artiglieria Kyiv ha trovato la soluzione nell’incremento dell’uso dei “droni kamikaze”, che spesso sono dei droni commerciali con dell’esplosivo attaccato sopra. Una soluzione che ha certamente dei limiti. Rispetto all’artiglieria, questo tipo di droni sono inferiori sia in termini di velocità che di raggio d’azione. E anche la quantità di esplosivo che sono capaci di trasportare è piuttosto limitata. Ma allo stesso tempo, anche il loro costo (poche centinaia di dollari) è molto limitato, e sono più facili da produrre. Inoltre, riescono ad essere molto più precisi dei colpi d’artiglieria. “L’anno prossimo produrremo un milione di droni” ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky alla fine di dicembre, sottolineando che la quantità di aiuti occidentali e la carenza di proiettili d’artiglieria rappresentano una sfida per il Paese. D’altronde, fino a pochi mesi fa droni e artiglieria venivano impiegati in modo complementare. Adesso invece, almeno sul lato ucraino (anche se pure da parte russa è stato registrato un incremento nell’uso di dispositivi simili), i primi sono utilizzati in sostituzione dei secondi.

Tuttavia, gli Unmanned Aerial Systems risultano particolarmente vulnerabili alla guerra elettronica. Entrambi gli Stati coinvolti nel conflitto hanno investito importanti quantità di risorse nello sviluppo e nel potenziamento delle capacità di electronic warfare. Ma mentre Kyiv si è concentrata su questo aspetto soltanto negli ultimi anni, Mosca aveva iniziato ad investire in questa dimensione già da molto prima dell’inizio del conflitto in Ucraina (probabilmente in ottica di contrasto alle forze dell’Alleanza Atlantica). E i risultati sul campo di battaglia pesano.

“Quello che sta accadendo qui, l’uso massiccio di droni, è una novità. E per questo l’electronic warfare diventa sempre più importante” ha dichiarato al Financial Times il responsabile per la guerra elettronica e informatica dello Stato Maggiore Ucraino, colonnello Ivan Pavlenko, che ha anche invitato i partner occidentali a rifornire l’Ucraina con un maggior numero di strumenti per lo spoofing e il jamming, così da permettergli di danneggiare il sistema di guida satellitare russo (Gnss), facendo eco alla richiesta già avanzata in novembre dal Capo di Stato Maggiore Valery Zaluzhny. “La consegna all’Ucraina di un numero sufficiente di potenti disturbatori Gnss o almeno di amplificatori di segnale potrebbe anche aiutare a contrastare gli attacchi aerei nemici” ha aggiunto il militare ucraino. La guerra elettronica condotta da Mosca è uno dei fattori che hanno contribuito al rallentamento della controffensiva ucraina della scorsa estate, non solo disturbando i droni di Kyiv (così come i suoi proiettili Himars o Excalibur), ma anche simulando lanci di missili e droni al fine di confondere le difese aeree dell’Ucraina e identificare le loro posizioni.

Nel breve periodo non ci sono dunque segnali forieri di forti cambiamenti lungo la linea del fronte terrestre. Lo stesso Zelensky ha suggerito che l’epicentro degli scontri nei prossimi mesi si sposterà verso il Mar Nero e la penisola di Crimea. Forse anche per evitare che l’immobilismo possa piegare la volontà occidentale di sostenere il suo Paese, portando a sviluppi che nessuno si augurerebbe. A parte, ovviamente, il Cremlino.

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