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Kosovo, ecco cosa c’è in ballo sul processo di adesione all’Ue

La condicio sine qua non di Kurti resta quella di separare il processo di adesione Ue dalla normalizzazione dei rapporti con Belgrado, punto sul quale l’Ue non conviene. Intanto dal meeting di Skopje si accelera sul progetto europeo da 6 miliardi per i Balcani

A quindici anni dalla proclamazione del Kosovo della propria indipendenza dalla Serbia, le relazioni tra Pristina, Belgrado e l’Ue vivono ancora momenti complicati. Le ultime tensioni tra Vucic e Kurti, sommate alla differenza di vedute sul processo di adesione, vanno lette anche alla luce delle crisi in essere, tanto in Medio Oriente quanto in Ucraina. Il ruolo dei super player esterni, il contesto dell’impegno generale della Nato, la stabilità dei Balcani e il processo di allargamento dell’Ue a est restano temi centrali nelle agende di tutti i Paesi, con le difficoltà gestionali che si riverberano ancora in questo pezzo di ex Jugoslavia.

Adesione all’Ue

L’ultimo inciampo riguarda la normalizzazione delle relazioni con la Serbia che secondo il primo ministro kosovaro, Albin Kurti, dovrebbe essere distaccato dal processo di adesione all’Ue. Una posizione che era gà stata espressa in occasione del recente vertice dei leader dei Balcani occidentali organizzato a Skopje dalla Macedonia del Nord (Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro e Serbia). Ma l’Ue sul punto non conviene: le relazioni di buon vicinato, sostiene Bruxelles, la riconciliazione e la normalizzazione sono i pilastri del processo di adesione all’Ue per qualsiasi aspirante.

Secondo la strategia comunitaria, l’obiettivo è accedere al piano di crescita dell’Unione Europea da 6 miliardi di euro presentato lo scorso ottobre che, nelle intenzioni, dovrebbe raddoppiare le dimensioni delle economie regionali in due lustri. Il ragionamento che ha spinto l’Ue a questa decisione poggia sul fatto che l’economia può trainare un rasserenamento nelle relazioni. La moneta di scambio chiesta da Bruxelles è l’attuazione delle riforme e la risoluzione di tutte le questioni in sospeso con i loro vicini.

Cooperazione regionale

A Skopje erano presenti il primo ministro della Macedonia del Nord Dimitar Kovačevski, il presidente della Serbia Aleksandar Vučić, il primo ministro dell’Albania Edi Rama, il primo ministro del Montenegro Milojko Spajić e il primo ministro del Kosovo Albin Kurti. Hanno partecipato anche Gert Jan Koopman, direttore generale della direzione generale per i negoziati di vicinato e allargamento della Commissione europea, e James O’Brien, vicesegretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici. Tutti hanno concordato su una linea precisa: “Riconoscendo l’intricato panorama geopolitico caratterizzato dall’aggressione della Russia contro l’Ucraina e dalle crisi in corso in Medio Oriente, noi, i leader dei Sei Balcani occidentali, sottolineiamo l’importanza fondamentale della cooperazione all’interno della regione e dell’integrazione con l’Unione Europea e ci impegniamo a promuovere il progresso le quattro libertà di circolazione (capitali, beni, servizi, persone) per tutti i nostri cittadini”, si legge nelle conclusioni.

In Kosovo intanto va registrato l’avvicendamento al comando del Regional Command – West della missione Kfor della Nato tra l’11esimo Reggimento bersaglieri della Brigata “Ariete” e il primo Reggimento bersaglieri della Brigata “Garibaldi”.

Qui Serbia

Nelle ultime settimane, inoltre, è stato acceso un fascio di luce sulle recenti elezioni serbe: sul punto i membri della Commissione per gli Affari Esteri del Parlamento Europeo hanno discusso delle elezioni serbe su cui era stata fatta circolare l’potesi di irregolarità. Le autorità serbe hanno espresso la disponibilità a rivolgersi all’Osce, mentre alcuni deputati hanno ribadito la richiesta di un’indagine sulle presunte irregolarità. È attesa una risoluzione il prossimo 8 febbraio. Secondo l’eurodeputata italiana Alessandra Moretti, presidente della delegazione del Parlamento europeo per la Serbia, i risultati degli osservatori sono preoccupanti. Sulla stessa posizione Klemen Grošelj (Renew Europe) secondo cui le elezioni del 17 dicembre scorso non hanno soddisfatto gli standard di elezioni libere ed eque.

@FDepalo

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