L’istituto di Chouzhou​ è sempre stato il crocevia delle transazioni legate alle importazioni russe dalla Cina, ma improvvisamente la porta è stata chiusa in faccia al Dragone. Ed è anche merito delle sanzioni

Non è certo la prima volta che la Cina fa lo sgambetto alla Russia. Dragone ed ex Urss, come raccontato spesso da questa testata, sono sì alleati, ma senza esserlo troppo. Come a dire, oltrepassata una certa linea, è meglio andare ognuno per la propria strada. Succede, ed è successo, con le banche. L’ultimo caso, piuttosto eclatante, è quello della banca commerciale di Chouzhou, un istituto di medie dimensioni che finora ha svolto la funzione di principale snodo di pagamenti tra Mosca e Pechino. Attraverso la banca, infatti, passava il grosso delle transazioni legate all’import, ovvero alle materie e alle merci vendute dalla Cina alla Russia.

Ora, l’istituto ha deciso nel giro di 24 ore di chiudere tutte le porte alla Russia, bloccando le transazioni, con un impatto non certo banale sulla logistica. La banca commerciale di Chouzhou, che è diventata il principale canale di transazione per gli importatori russi dopo l’invasione dell’Ucraina, ha riferito di aver informato i clienti la scorsa settimana di aver terminato le relazioni con tutte le organizzazioni russe e bielorusse.

Più nel dettaglio, le transazioni della Chouzhou commercial bank sono state congelate attraverso i principali sistemi di pagamento, tra cui Swift, il Cips cinese e il russo Spfs. Tutto vero, come ha peraltro ammesso il Cremlino, il quale ha riconosciuto che le società russe stavano effettivamente avendo problemi con le banche cinesi. Perché tutto questo? Per merito delle sanzioni formato extralarge imposte alla Russia dagli Stati Uniti. Le quali prevedono la possibilità di colpire tutte quelle istituzioni finanziarie che intrattengono rapporti con Mosca. E la paura di finire sotto scacco, deve avere avuto il suo peso nella decisione della banca.

Tutto questo mentre a quasi due anni dall’inizio della guerra in Ucraina, la Russia è tutt’altro che sull’orlo del collasso. Almeno secondo il Fondo monetario internazionale. Secondo gli economisti dell’istituto di Washington, il Pil russo non crescerà quest’anno dell’1,1%, come previsto appena pochi mesi fa, ma di più del doppio: del 2,6%. Un po’ meno del +3% che dovrebbe aver messo in cascina Mosca col rimbalzo del 2023, sempre secondo l’Fmi. Ma quasi il triplo di quanto crescerà la povera zona Euro (+0,9%).

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