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Chi ha il (vero) potere. Le eminenze grigie raccontate da Castellani

Chi esercita il potere ma non si vede mai e non si misura mai con il consenso. Figure chiave nell’affermazione di un leader democratico o di un autocrate. Personalità che hanno contribuito al successo o alla deflagrazione di un personaggio o di un’idea politica. Le eminenze grigie nella storia, raccontate nell’ultimo volume firmato dal politologo Lorenzo Castellani

Sono gli uomini di potere. Dietro al potere. Quelli che vivono nel chiaroscuro, tra le pieghe della Repubblica (o dei regimi). Spesso assimilati a congiurati usi ad agire nell’ombra. In realtà, spesso uomini chiave per il successo di questo o quell’uomo politico. In due parole: eminenze grigie. È questo il titolo scelto da Lorenzo Castellani, politologo e docente di storia delle istituzioni politiche alla Luiss, fresco di approdo nelle librerie. Un excursus storico-politico, a cavallo tra diverse epoche storiche e “di respiro europeo”. Lo scrigno con cui si presenta il volume al cospetto del lettore è una bellissima copertina inconfondibile: Liberi Libri editore. Nella sua conversazione con Formiche.net, l’autore ricostruisce la genesi del volume e spiega il perché di questa “operazione trasparenza”.

Iniziamo dal motivo per cui è stato spinto a scrivere un libro di questo tipo. Raccontare il potere?

Diciamo che raccontare il potere è un po’ il fil rouge che collega questo con il mio precedente saggio, l’Ingranaggio del potere, appunto. Eminenze grigie nasce innanzitutto per sopperire a una mancanza: in Italia non esiste nulla di analogo. Per cui, secondo me era opportuno raccontare chi, nelle varie epoche storiche e da dietro le quinte, ha contribuito in maniera determinante al successo (o al disastro) di alcune figure che hanno caratterizzato i periodi presi in esame. Da Robespierre a Churchill.

Qual è l’identikit dell’eminenza grigia?

È difficile, proprio per la varietà del ruolo svolto, identificare un unico profilo. Ce ne sono diversi. Diciamo che in linea di massima sono tutti suggeritori del potere, ma che non si confrontano mai direttamente con il consenso e la popolarità.

Quanto è pregnante il loro ruolo nell’esercizio del potere finale?

Quanto più i leader sono forti, tanto è più forte il potere di influenza delle eminenze grigie. In generale, comunque, tutti questi personaggi spesso agiscono in nome della ragion di Stato – sia esso democratico che autoritario – e, proprio per questo, non sono costretti a “mostrare” il loro orientamento ideologico.

Tra gli altri, nel libro viene tratteggiata la figura di Alberto Beneduce. L’eminenza grigia del Fascismo. Quale fu la sua influenza su Mussolini?

Diciamo che lui fu più che altro l’eminenza economica del Fascismo. Beneduce era sostanzialmente un tecnico, che lasciò in eredità enti importanti come l’Iri e l’Imi. Scrisse, nel 1936, la legge bancaria. Ha creato, fra le altre cose, un network importante di professionisti e tecnici che sopravvissero al Fascismo. Tutte le grandi personalità della Repubblica – da Guido Carli a Enrico Cuccia – sono in qualche modo legate a Beneduce. Tra l’altro, un merito che gli va riconosciuto è quello di aver scongiurato la lottizzazione degli istituti dalle ingerenze del partito.

Secondo lei, nella politica di oggi, c’è ancora spazio per le eminenze grigie anche nella politica italiana?

C’è grande spazio. Più la macchina del governo è complessa, più queste figure trovano margine di azione. Ossia persone che sappiano gestire le dinamiche del potere, talvolta in maniera meno “ufficiale” e più “occulta” se vogliamo. A volte la politica si deve servire delle eminenze grigie sia in maniera diretta che in maniera indiretta.

C’è un’aura di negatività che aleggia attorno a queste figure. Lei vuole, in qualche modo, scardinare questa lettura?

In parte sì, pur nella consapevolezza che alcune eminenze grigie nella storia – e l’esempio lampante è Martin Bormann, l’uomo di fiducia di Hitler – sono nocive. La mia idea di base, comunque, è demistificare i luoghi comuni sulle eminenze grigie e raccontare chi, davvero, esercita il potere.

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