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L’industria del farmaco riparte dal Sud. La spinta di Novartis su investimenti e innovazione

La multinazionale svizzera inaugura l’ampliamento del sito produttivo di Torre Annunziata, rimarcando la volontà di investire in un Paese che non può fare a meno di un’industria tra le più innovative al mondo. Il presidente di Farmindustria Cattani a Formiche.net: payback superato, il governo lo fermi

Torre Annunziata (Napoli) – Se c’è un polmone in grado di continuare a far respirare il Sud, quello è la farmaceutica. Buona industria a base di competenze, innovazione, investimenti e fiuto per il mercato. E, soprattutto, per dirla con le parole di Lucia Aleotti, vicepresidente di Farmindustria, sicurezza e benessere per la collettività. Non sono stati anni facili quelli della farmaceutica italiana: due anni di pandemia e un aumento, a tratti spropositato, dei costi delle materie prime e dell’energia, a causa della guerra in Ucraina, hanno messo sotto pressione l’industria del farmaco, costretta spessa a lavorare a doppio regime per soddisfare la grande domanda.

Ma il sistema ha tenuto, uscendone persino rafforzato, come dimostra l’inclinazione all’investimento a sua volta comprovata dall’ampliamento dello stabilimento produttivo Novartis a Torre Annunziata, in provincia di Napoli. Oltre 150 mila metri quadrati per una forza lavoro di circa 600 unità e una previsione di 150 milioni di confezioni per il 2024.

Un evento, inserito nell’ambito del roadshow di Farmindustria Innovazione e Produzione di Valore. L’industria del farmaco: un patrimonio che l’Italia non può perdere, con tanto di taglio del nastro, che ha visto la presenza, oltre che del presidente di Farmindustria, Marcello Cattani e del vicepresidente Aleotti, del padrone di casa, il presidente di Novartis Italia, Valentino Confalone, di manager ed esponenti del governo. Tra questi, Fulvio Citaredo, ceo di Pierrel, Vicenzo Maglione, ad di Farmaceutici Damor, Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Confindustria Campania, Giorgio Palù, presidente dell’Aifa e Valentino Valentini, viceministro per le Imprese e il made in Italy e Sabino Di Matteo, direttore dello stabilimento campano di Novartis.

DA BASILEA A NAPOLI

Premessa. La multinazionale con sede a Basilea, è oggi una delle principali aziende farmaceutiche operanti in Italia, tra i leader nell’area della salute con farmaci innovativi. Per le dimensioni del mercato nazionale e per il contributo offerto allo sviluppo delle strategie internazionali, l’Italia è a sua volta una delle realtà più importanti per il gruppo. Novartis punta sull’Italia con investimenti per 350 milioni di euro entro il 2025, di cui 70 sono destinati all’ampliamento del sito di Torre Annunziata.

I nuovi investimenti avranno un impatto positivo sulla crescita dei volumi di produzione, con una stima che per il 2024 si attesta sugli 8,1 miliardi di compresse ed un obiettivo 2025 che prevede di raggiungere approssimativamente i 10 miliardi di compresse con la produzione di nuovi farmaci. E a febbraio 2024 è stata infatti inaugurata una nuova area di produzione dello stabilimento per circa 1.000 mq aggiuntivi di tecnologia al servizio del paziente. Non è finita. Oltre a rappresentare una delle maggiori realtà produttive farmaceutiche del Mezzogiorno, l’insediamento Novartis di Torre Annunziata si propone anche come un importante hub per l’innovazione, polo d’attrazione e punto di riferimento per imprese e start up ad alta intensità di ricerca scientifico-tecnologica.

L’incontro, come detto, si è svolto a Torre Annunziata presso il Polo produttivo di Novartis Farma, insieme a Farmaceutici Damor, Kedrion Biopharma, Pierrel. Sul territorio sono anche presenti Altergon Italia, Dompé Farmaceutici, Esseti Farmaceutici, Euromed, Ibsa Farmaceutici Italia e Merqurio Pharma. Un percorso partito dodici anni fa che ha toccato, oltre alla stessa Campania, Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana.

POTERE DEL FARMACO

Allargando lo sguardo all’impatto dell’industria del farmaco in Campania, ad oggi sono oltre 4 i miliardi di esportazioni nei primi 9 mesi del 2023, l’80% dell’export hi-tech e il 26% di quello manifatturiero della regione, grazie alla presenza di 14 realtà farmaceutiche. E più di 2.000 addetti diretti, un terzo del totale dell’occupazione farmaceutica del Sud Italia, e oltre 4 mila considerando anche l’indotto. L’export della Regione è in questo senso più che quintuplicato tra il 2018 e il 2023: +475%, facendo di Napoli a livello nazionale, la quarta realtà nel 2023 nel ranking provinciale per valore dell’export farmaceutico.

Nel complesso, ragionando su scala nazionale, con 49 miliardi di euro di export nel 2023 e oltre 50 miliardi di produzione l’industria farmaceutica in Italia si conferma leader in Ue e un importante asset hi-tech dell’economia made in Italy. Nel 2023 le vendite all’estero di prodotti farmaceutici made in Italy hanno registrato un incremento del 3% rispetto all’anno precedente ed è quasi raddoppiato in cinque anni (+90%, rispetto a una media manifatturiera del 33%).

UNO SGUARDO AL FUTURO

La cifra del peso dell’industria del farmaco in Italia l’ha data poi lo stesso Cattani, conversando con la stampa a margine dei lavori. “La Campania è una punta di diamante dell’industria farmaceutica nel Mezzogiorno. Lo dimostra la presenza sul territorio di aziende grandi, medie, piccole che rappresentano al meglio il made in Italy, con quello sguardo al futuro e quella creatività che da sempre contraddistinguono la nostra Nazione”, ha spiegato il numero uno degli imprenditori farmaceutici.

“Le imprese farmaceutiche vogliono continuare a far crescere il Paese, ma viviamo un momento di grande competizione a livello globale. Tra il 2023 e il 2028 saranno investiti in Ricerca&Sviluppo circa 1.700 miliardi di dollari, e altrettanti in produzione. Nel 2023 i farmaci approvati dall’Fda (l’Agenzia regolatoria americana, ndr) sono stati 55, mentre nei 4 anni precedenti la media è stata di 49. Con una pipeline di medicinali in sviluppo nel mondo che oggi è già di oltre 21.000. Un’accelerazione che in Europa viene frenata da politiche ideologiche e anti-industriali con un approccio che considera la salute dei cittadini solo come un costo. E dall’aumento negli ultimi 2 anni del 30% dei costi industriali che è strutturale e quindi rende molto difficile la sostenibilità delle produzioni. Senza dimenticare poi la difficoltà di trovare le competenze necessarie per affrontare le sfide sempre più tecnologiche e digitali dei prossimi anni”.

Anche il ceo di Novartis Italia, Confalone, ha sottolineato il peso specifico dello sforzo del gruppo in Italia. “Si tratta di un investimento di 32 milioni di euro. Una nuova linea produttiva servirà a produrre farmaci e anche packaging. In un triennio complessivamente parliamo di un intervento di circa 80 milioni di euro”, ha spiegato. “Un ampliamento produttivo che porterà a 150 assunzioni nell’immediato che diventano a regime 300. Aumenta il personale che attualmente è di 650 dipendenti. Questo stabilimento a Torre Annunziata è strategico per Novartis, da qui esportiamo 90 milioni di euro di valore di produzione in tutto il mondo. E si intende Cina, Stati Uniti e tanti altri Paesi”.

Il viceministro Valentini ha poi rimarcato il ruolo di Novartis nella spinta alla farmaceutica tricolore. “Novartis scommette su questa terra, crede in questa terra e dimostra che in Campania e in Italia è possibile investire ed essere all’avanguardia in un settore che ha caratteristiche globali e nel quale l’innovazione e la ricerca sono argomenti chiave oltre alla competenza e la capacità produttiva. La Campania dimostra di essere riuscita in questa sfida ed essere sempre più competitiva. Quando le multinazionali scelgono un paese dimostrano di crederci. Noi speriamo che questo ulteriore investimento sia un passo per far crescere ancora di più questo territorio e l’attrattività del nostro paese che cerchiamo di sostenere con il ministero del Made in Italy, con contratti di sviluppo, incentivi e nuove disposizioni che dovrebbero rendere più agevole anche gli investimenti esteri, nonché assumendo delle posizioni in ambito europeo e che servono a difendere la competitività globale nel nostro settore”.

LA BATTAGLIA DEL PAYBACK

Tornando a Cattani, il presidente di Farmibdustria ha poi affrontato la questione del payback, il meccanismo che impone alle imprese di concorrere al deficit delle amministrazioni e che lo scorso anno è costato 1,2 miliardi di euro all’industria del farmaco. Rispondendo a una domanda di Formiche.net, Cattani è tornato a chiedere al governo una soluzione strutturale al problema.

“Premesso che noi dialoghiamo bene con questo esecutivo, percepiamo un certo spirito collaborativo. Ma il payback è e rimane una condanna divina che le imprese non possono e non debbono più sostenere. La misura è stata pensata in anni lontani anni luce dalla situazione odierna, con tariffe, prezzi e costi nei prontuari nettamente diversi da quelli attuali. Per questo non è giusto continuare a scontare questa spesa, oggi i costi di produzione sono molto più elevati e se le imprese debbono innovare, e lo stanno facendo, non possono disperdere risorse in qualcosa che appartiene a una realtà economica molto diversa”, ha chiarito Cattani.

 

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