L’Università di Tel Aviv ha organizzato un evento sul futuro dell’intelligenza artificiale. Big data e utilizzo come “co-pilot” sono le due direzioni di marcia che possono ispirare Roma e rilanciare il dialogo bilaterale in materia cyber

L’Università di Tel Aviv, sotto la regia del pioniere della cybersecurity israeliana Isaac BenIsrael ha dedicato la giornata di ieri al futuro dell’intelligenza artificiale. Molte le novità tecnologiche presentate da studiosi, aziende e istituzioni governative israeliane.

Il primo aspetto dell’evento che colpisce, nel drammatico contesto di guerra che Israele sta vivendo, è la vasta applicazione dell’intelligenza artificiale nelle operazioni delle Forze di difesa israeliane (Idf), in particolare nei reparti della sanità militare. Nella sua presentazione, il generale Yael Grosman, a capo della Lotem Unit (il reparto digitale e dati) delle forze armate israeliane, ha illustrato i profondi cambiamenti strategici e operativi resi possibile dalla inedita e simultanea convergenza a 360 gradi delle nuove tecnologie a livello interforze.

In particolare, la realizzazione di infrastrutture di ultima generazione delle Idf (data center, reti mobili e terrestri dedicate, hub, eccetera) ha consentito di ottimizzare l’uso specifico di cloud, big data analytics, intelligenza artificiale e visualizzazioni multilayer (audio video) nel teatro delle operazioni sia per scopi difensivi che per finalità offensive. In questo nuovo contesto organizzativo, le molteplici applicazioni dell’intelligenza artificiale rendono particolarmente veloce ed efficiente il soccorso ai feriti, aprendo la strada a grandi innovazioni diagnostiche e terapeutiche anche per i dipartimenti di emergenza sanitaria in ambito civile.

Un secondo aspetto di grande interesse della giornata è stato, come prevedibile, l’analisi dello stato dell’arte in materia di intelligenza artificiale generativa. A più di un anno dell’accordo tra Open AI e Microsoft e dopo il suo recente rinnovo, numerosi interventi si sono soffermati su una varietà di proposte per colmare le gravi lacune che ancora caratterizzano le capacità di risposta delle diverse piattaforme. Il nocciolo del problema è noto: l’intelligenza artificiale è in grado di battere gli avversari più temibili in una partita di scacchi perché si muove in un contesto di regole prefissate e in scenari dinamici molto complessi per le capacità di calcolo, ma pur sempre prevedibili.  Gli umani, viceversa, mettono in grande difficoltà l’intelligenza artificiale quando pongono domande relative a temi o situazioni caratterizzate da incertezza.

Per migliorare le prestazioni dell’intelligenza artificiale, l’incontro di Tel Aviv si è mosso essenzialmente in due direzioni. La prima è migliorare la correlazione tra l’analisi dei big data e la costruzione di modelli per rendere molto più numerose e soprattutto più accurate le risposte generate in automatico dalle piattaforme. Dal momento che esse producono testi o immagini inedite (ma, ricordiamolo sempre, generative e non creative perché alimentate da dati già esistenti) i migliori risultati in questo campo potrebbero venire dai due maggiori motori di ricerca del mondo con Google/Bard e con Baidu/Ernie (anche se questo ultimo con l’handicap della censura di stato cinese).

La seconda direzione di marcia, quella più promettente per l’innovazione industriale e la ricerca (ma non per i lavori standardizzati di routine) è – per usare il termine di Microsoft – la dimensione dell’intelligenza artificiale intesa come co-pilot. Usata in modalità semiautomatica, ovvero in quanto protesi proattiva delle capacità umane, ha un potenziale strategico straordinario. Naturalmente, proprio perché umana può essere sfruttata a fini criminogeni e/o criminali. Quando accade i responsabili devono essere puniti. Ma quale è il modo efficace? Quando si parla di regolare forse più che multe o sanzioni amministrative basterebbe una semplice rivisitazione del Codice penale.

In ogni caso, molti dubbi sorgono in merito al AI Act europeo quasi in dirittura di arrivo, come ha osservato Antonio Malaschini, ex segretario generale del Senato, su Formiche.net. Malaschini paventa giustamente il rischio che un corpus normativo di ben 300 pagine, con centinaia di articoli frutto di complicate mediazioni, più che chiarezza generi confusione e conflittualità nella sua applicazione, allontanando quindi, piuttosto che favorendo, la prospettiva di una credibile e affidabile intelligenza artificiale europea. Senza dimenticare che il Gdpr, il regolamento in materia di privacy, è nato vecchio perché la migrazione al cloud ne ha fortemente indebolito l’impianto logico e l’efficacia pratica.

Un ultimo elemento emerso dall’incontro è duplicità intrinseca all’intelligenza artificiale: da un lato il ruolo “maligno” nel creare deep-fake e potenziare le campagne di disinformazione; dall’altro il potenziale come prezioso strumento di contrasto della disinformazione che sta inondando l’Europa. Dopo la Brexit, le campagne no-vax, le bugie sull’Ucraina nazista, il subdolo sostegno ad AfD in Germania e a Hamas a Gaza, la disinformatia russa – con la complicità dell’Iran – e originata dal circuito Telegram/Rt/Sputnik sta già cercando di influenzare le prossime elezioni europee. Serve una risposta politica e tecnologica adeguata che coinvolga computer scientist, scienziati sociali ed esperti di comunicazione social.

Sono passati dieci anni da quando – con il prezioso supporto di Formiche e di Airpress – si è avviato il dialogo italo-israeliano in materia di cybersecurity con l’attiva partecipazione del professor Ben-Israel e di Marco Minniti, all’epoca Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica. Quell’iniziativa poteva dare frutti maggiori sul piano scientifico e strategico. Ma, come spesso accade in Italia, i risultati sono stati minori delle aspettative per una gestione di corto respiro in cui hanno prevalso modesti interessi mercantili. Uno dei grandi temi prioritari della presidenza italiana del G7 è proprio l’intelligenza artificiale. In questa prospettiva, per raggiungere risultati concreti sarebbe utilissimo che il presidente del Consiglio lanciasse una nuova fase di cooperazione scientifica italo-israeliana in materia di intelligenza artificiale nella speranza che questa volta la visione strategica sul futuro dell’Italia e la promozione dei valori del mondo libero prevalgano sugli interessi di bottega.

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