CentCom guida non solo le operazioni militari contro gli attori che intendono destabilizzare la presenza americana in Medio Oriente, ma anche la comunicazione con cui certe attività vengono raccontante nella delicata fase della campagna per le prossime elezioni presidenziali

Il Comando Centrale statunitense, che per mandato copre la regione di mondo tra Egitto e Afghanistan, sta vivendo una stagione di centralità, non solo geografica ma anche mediatica. La situazione in Medio Oriente è tornata al centro della scena con la guerra a Gaza e le pressioni delle milizie collegate all’Iran, ma anche con le tensioni regionali e le attività velenose delle potenze rivali dell’Occidente. In molti cercano di approfittare di ciò che accade per spingere i propri interessi, e tra questi c’è anche una chiara volontà (per esempio della Cina) di far figurare gli Stati Uniti come un attore destabilizzante.

Da qui emerge la necessità per l’amministrazione Biden di raccontare costantemente le azioni condotte. Serve per evitare che quella narrazione velenosa anti-americana attecchisca all’interno della regione e tra chi la osserva (alleati, partner e tutti gli altri interlocutori). Contemporaneamente, Joe Biden deve gestire la sfera interna, normalmente disattenta alla politica internazionale, ma su certi argomenti richiamata all’ordine dal principale oppositore, Donald Trump, che li usa come vettori: all’occorrenza per definire il rivale democratico un guerrafondaio che porterà gli Stati Uniti verso una terza guerra mondiale, altre volte (aiutato dai suoi alleati politici) per attaccare Biden di essere troppo molle nella risposte contro i nemici dell’America.

CentCom diventa parte di questa strategia comunicativa per raccontare un impegno in Medio Oriente che non sta crescendo ma è soltanto frutto delle circostanze. Le continue ripetizioni che gli Stati Uniti “non vogliono” — o “non stanno iniziando” — una guerra accompagnano i comunicati con cui CentCom spiega i raid contro gli Houthi o contro altre milizie connesse all’Iran in Iraq e Siria.

L’unico dei comandi del Pentagono impegnato ufficialmente in operazioni offensive di guerra parla però sempre di “self defense”. Sono autodifesa i bombardamenti per deteriorare le capacità operative del gruppo yemenita autore della destabilizzazione delle rotte indo-mediterranee che legano Europa e Asia; è autodifesa rispondere agli oltre 170 attacchi che dal 7 ottobre a oggi i militari americani hanno subito nelle basi irachene, siriane e giordane.

CentCom racconta ogni singolo raid condotto nella propria area di responsabilità — accompagnandolo spesso con foto artistiche che spettacolarizzano l’azione. Lo fa come forma di comunicazione trasparente (anche se potrebbero esserci missioni delle forze speciali di cui difficilmente sentiremo parlare). Lo fa perché, consapevole che la deterrenza sia saltata, intende chiarire come la capacità operativa sia ancora di altissimo livello.

Per esempio, la prima rappresaglia contro le milizie ritenute responsabili dell’uccisione di tre soldati americani in una base in Giordania è stata condotta anche usando bombardieri strategici decollati da una base in Texas. Quel volo di oltre 24mila chilometri serve a dimostrare ai nemici un’efficienza senza pari, agli alleati una presenza effettiva, agli elettori americani la capacità di azione anche a distanza (ossia mantenendo un ingaggio al minimo necessario).

Nei giorni scorsi, il generale Michael Kurilla, comandante del CentCom, è stato protagonista di un altro volo transoceanico dalla base MacDill — dove è di stanza, a Tampa, capitale della Florida — fino a Riad, Amman e Manana. La visita a tre importanti alleati americani mediorientali è servita per fare il punto sulle attività e sulla situazione regionale, perché anche quegli attori hanno necessità di essere rassicurati che per ora Washington non intende produrre un’escalation. Arabia Saudita come tecnologie e Bahrein hanno tutti gli interessi nel mantenere controllato il livello di tensione, anche con l’Iran — con cui i sauditi, Paese guida del blocco del Golfo, hanno riavviato comunicazioni pragmatiche anche con l’obiettivo di una generale de-escalation regionale.

Dialoghi che diventano ancora più importanti se si considera che uno dei partner storici americani, l’Iraq, sta subendo sempre di più gli effetti di azioni come quella con cui CentCom ha guidato l’eliminazione — con un drone che ha colpito su suolo iracheno — di uno dei capi della Kata’ib Hezbollah, milizia tra i responsabili dei vari attacchi contro gli interessi americani, ma piuttosto influente a Baghdad. Il governo iracheno è arrivato addirittura a chiedere la conclusione della cooperazione militare Usa-Iraq.

“Gli Stati Uniti continueranno a intraprendere le azioni necessarie per proteggere il nostro popolo. Non esiteremo a ritenere responsabili tutti coloro che minacciano la sicurezza delle nostre forze”, dice il comunicato con cui CentCom ha annunciato l’eliminazione — “senza danni collaterali” — del leader miliziano sciita.

Ma il comando va anche oltre e usa la comunicazione per raccontare progetti di altro genere. Per esempio, recentemente ha organizzato l’hackathon “Sandtrap” per rispondere alle minacce prodotte dai droni — che sono protagonisti degli attacchi subiti nei giorni scorsi. “Il nostro approccio strategico, riassunto da ‘People, partner e innovation’, ha successo quando diamo ai membri del team la possibilità di portare sul tavolo soluzioni nuove e creative”, commenta Kurilla, in uno statement sull’evento che c’è stato a gennaio ma viene reso pubblico in questi i giorni — proprio mentre il più importante settimanale del mondo, l’Economist, dedica ai droni la copertina con i droni protagonisti anche del caos alle connessioni geoeconomiche prodotto dagli Houthi.

Nei giorni scorsi, CentCom aveva anche annunciato di aver avviato un programma di “Tech Residency” con cui portare a lavorare all’interno della struttura figure con expertise di alto livello nelle cutting-hedge tecnologies. “Con questo programma, il Comando sta aumentando l’accesso ai migliori talenti tecnici”, ha spiegato Sky Moore, Chief Technology Officer del comando. Talenti utili anche per comprendere come muoversi tra i sistemi — come l’AI generativa — che rendono al consapevolezza del teatro di scontro ancora più complicata, a cominciare dal campo di battaglia informativo. Ambito dove anche se sembra che verranno ridotti fondi per attività speciali, la forza narrativa americana resta più che valida.

 

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