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Piantedosi a Tripoli per fermare i flussi migratori. L’analisi degli esperti libici

Il Paese ha sorpassato la Tunisia in termini di partenze verso l’Italia di immigrati. Per gli analisti libici, interpellati da Formiche.net l’unità e la stabilità politica della Libia resta la soluzione principale al problema

Il governo di Giorgia Meloni è sempre più impegnato nel dialogo con i paesi della sponda sud del Mediterraneo allo scopo di fermare i flussi migratori incontrollati. Gli arrivi via mare sono scesi nel 2024 del 46,9 per cento e la Libia ha sorpassato la Tunisia in termini di partenze. Uno dei punti di transito più importanti dall’Africa sub-sahariana all’Italia è la Tripolitania. Per questo il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e il vice ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Edmondo Cirielli, si sono recati in visita ufficiale in Libia. Durante la loro permanenza a Tripoli i rappresentanti del governo italiano hanno incontrato il ministro degli Affari esteri del Governo di unità nazionale libico, Al Taher Salem al Baour, e il ministro dell’Interno, Imad Mustafa Trabelsi. “La missione in Libia – ha sottolineato il ministro Piantedosi – si inserisce nelle eccellenti relazioni che abbiamo instaurato con i Paesi dell’area mediterranea, che ci vedono impegnati in un dialogo continuativo e strutturato. Lo scambio di informazioni costante con questi Paesi è testimoniato dall’ assiduità dei contatti con i miei omologhi: nei giorni scorsi mi sono recato in Algeria e ieri ho avuto un cordiale colloquio telefonico con il ministro dell’Interno tunisino per aggiornarci sui flussi migratori”, si legge in una nota del Viminale.

I media libici, ed in particolare il sito informativo “al Wasat“, hanno sottolineato come nel corso della riunione con il ministro degli Affari esteri libico si è convenuta l’importanza di una gestione condivisa del fenomeno migratorio con l’Unione europea e con i Paesi di origine dei flussi. La visita ufficiale è proseguita con un approfondito e proficuo incontro con il ministro Trabelsi: “In apertura del colloquio ho ringraziato il mio omologo libico – ha dichiarato Piantedosi – per l’amicizia e per la collaborazione nelle numerose iniziative in tema di lotta ai trafficanti di esseri umani, che evidenziano dei primi risultati tangibili”. “In un clima di straordinaria collaborazione – ha concluso Piantedosi – abbiamo condiviso strategie operative, per un avvio immediato dei progetti dedicati ai rimpatri volontari assistiti verso i Paesi di origine”.

Un vero è proprio grido d’allarme su questo tema è giunto da Tripoli. Il problema dell’immigrazione clandestina in Libia “sta peggiorando” e l’Italia dovrebbe offrire il suo “sostegno nello sviluppo della capacità della polizia libica, sia attraverso corsi di formazione che attraverso supporto tecnico”. A denunciarlo è stato il ministro dell’Interno del Governo di unità nazionale (Gun) libico, Imad Trabelsi, nell’incontro con Piantedosi. Per i due rappresentanti italiani si tratta della seconda visita in Nord Africa in meno di due settimane, dopo il viaggio ad Algeri del 2 febbraio scorso.

Questa visita è inoltre coincisa con l’inaugurazione del Gate 50 di “EuLink” con il quale l’Unione europea contribuisce a riconnettere l’est e l’ovest della Libia. Si tratta di uno dei varchi di sicurezza della strada costiera – chiusa in precedenza – nel quadro del progetto finanziato dall’Unione europea “EuLink”.

Il problema dell’immigrazione illegale non riguarda solo l’Italia e l’Unione europea e per gli analisti libici interpellati da Formiche.net, basterebbe attuare gli accordi sottoscritti tra i due paesi nel 2008 per ottenere dei risultati. Secondo l’analista libico Idris Ahmid, “i paesi di transito nel Nord Africa, compresa la Libia, sono preoccupati per l’immigrazione clandestina. In questo contesto, nel 2008 il governo italiano ha firmato un accordo di sicurezza con i paesi libici, in cui si impegnava a fornire supporto logistico e tecnico alla Libia per aiutarla a controllare i confini. I governi italiani dovevano attivare questo accordo, e anche i governi libici dovevano confermarlo affinché l’Italia si impegnasse a farlo”. Quindi la visita di Piantedosi a Tripoli, secondo l’analista libico “rientra nel quadro dei tentativi dell’Italia di fermare l’immigrazione clandestina. Riteniamo che la questione dell’immigrazione clandestina e della criminalità, che rappresenta il sud della Libia come uno dei più importanti punti di passaggio, richieda la cooperazione delle forze armate e delle forze di sicurezza libiche con il governo libico, che supervisiona la regione meridionale, così come l’esercito libico e i servizi di sicurezza stanno facendo grandi sforzi per proteggere le frontiere meridionali delimitate dai paesi del Niger – Ciad – Sudan – Algeria.
Ciò richiede un sostegno nel processo di rimpatrio dei migranti nei loro paesi dalla regione meridionale della Libia”.

Secondo invece lo scrittore di Misurata, Ali Al-Windi, la visita del ministro dell’Interno italiano “si inserisce nel contesto delle molteplici questioni di sicurezza condivise tra Italia e Libia, e senza dubbio il dossier più importante resta sempre quello dell’immigrazione irregolare. L’Italia ha certamente bisogno di investire le proprie capacità in Libia formando il personale di sicurezza libico, sviluppando le capacità della polizia libica, assistenza logistica e supporto tecnico e artistico nella sicurezza delle frontiere e fornendo torri di sorveglianza elettronica, che si rifletteranno positivamente sulla riduzione dell’immigrazione clandestina”. Per il giornalista libico sia l’Ue che il suo paese “devono agire sulla base della condivisione della responsabilità. Non esiste soluzione se non attraverso la cooperazione tra i paesi di transito e i paesi europei. I colloqui e gli incontri in corso tra funzionari libici e italiani potrebbero essere un buon passo verso il raggiungimento di questo obiettivo”.

Per l’accademico di Bengasi, Farej al Jarih, “il coordinamento con tutte le parti libiche è cruciale per l’Italia, poiché la stabilità e la sicurezza in Libia promuovono i suoi interessi nazionali e regionali. In collaborazione con tutte le parti, compreso il governo designato dalla Camera dei Rappresentanti a Bengasi, è possibile rafforzare gli sforzi congiunti per affrontare le sfide economiche e di sicurezza e l’immigrazione clandestina. L’Italia deve sostenere la soluzione politica in Libia e rafforzare la stabilità attraverso la comunicazione e la cooperazione con tutte le parti libiche interessate”. Dai libici “l’Italia è considerato il partner europeo più vicino alla Libia e ha con essa un forte rapporto storico ed economico. Quanto sta accadendo in Libia tocca direttamente l’Italia, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza, l’immigrazione clandestina e l’economia. Ad esempio, le tensioni politiche e di sicurezza in Libia potrebbero portare ad un aumento del flusso di rifugiati e migranti irregolari verso le coste italiane, esercitando una pressione significativa sul sistema italiano di immigrazione e sicurezza”.

Per l’analista economica Salma bin Rajab, del giornale economico libico Sada, “la visita di Piantedosi è in gran parte incentrata sull’immigrazione clandestina, sullo scambio di informazioni e sulla sicurezza delle frontiere, poiché potrebbe esserci anche l’attivazione di torri di sorveglianza elettronica e lo svolgimento di pattuglie nel deserto per monitorare le rotte del contrabbando”. A suo giudizio “anche il ministero dell’Interno libico ha bisogno del sostegno dell’Italia nei settori della formazione e del contrasto all’immigrazione clandestina. Ma prima di tutto abbiamo bisogno anche in Libia di un governo stabile che controlli i suoi confini e aiuti prima di tutto questo fenomeno”.

Infine, secondo il giornalista Sayed Nejm, “Piantedosi è arrivato a Tripoli con l’obiettivo di tradurre le intese a livello politico tra il Governo di Unità Nazionale e l’Italia sul tema dell’immigrazione clandestina e di trasformarle in meccanismi di sicurezza specifici per affrontare questo fenomeno. Forse l’aspetto più importante della visita è stata anche l’offerta da parte italiana di fornire supporto tecnico alla Libia nel campo della protezione delle frontiere, che attualmente è strettamente legato anche al dossier sull’immigrazione”. A Tripoli sono preoccupati per il fatto che le autorità del Niger “abbiamo smesso di combattere l’immigrazione illegale”. Altro motivo di preoccupazioni per i libici sono “le ondate di sfollamenti che la Libia sta ricevendo dal Sudan, che soffre per la guerra civile interna”. Tripoli ha anche aperto un dossier “per lo scambio di informazioni sulle bande dedite alla tratta di esseri umani. Il governo di Abdul Hamid Dabaiba ha fatto molta strada per affrontarle dopo aver diretto attacchi contro le loro sedi sulla costa occidentale del paese, in particolare a Zawiya”.

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