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Cosa può imparare la politica dai social. Ricerca SocialData

Calcio, sicurezza e politica. Di cosa parlano gli italiani sui social? Lo ha analizzato una ricerca di SocialData presentata oggi al Senato. Una analisi dei pubblici fondamentale, sostiene Paolo Mieli, anche se i politici italiani (soprattutto a sinistra) pare non se ne siano troppo accorti…

“Ci ricorderemo di questa giornata, perché questa sala che oggi è piena solo a metà e di persone già con una certa sensibilità su questi temi, tra un anno sarà gremita, perché qui in Italia arriviamo sempre tardi”. È severo Paolo Mieli dalla sala Zuccari del Senato in cui si presenta la ricerca “La società italiana raccontata dalle conversazioni web e social. Analisi, dati e statistiche di un Paese in costante movimento” di SocialData, spin off di Urban Vision e SocialCom, sui comportamenti degli italiani sui social nell’ultimo anno. E fa un paragone, quello con gli Stati Uniti, in cui ieri si è tenuta un’audizione alla commissione giustizia con i ceo delle piattaforme social Meta, X, Snap, TikTok e Discord. “Tutti i senatori americani erano presenti, e nella sala gremita non si riusciva a entrare. Il dibattito è stato accesissimo perché negli Stati Uniti ci si rende conto quanto il mondo dei social sia fondamentale”.

E la ricerca di SocialData, in effetti, guarda conversazioni e sentimenti degli utenti dei social, ma anche di blog e siti di informazione. Cosa racconta? Racconta che gli italiani parlano di calcio (al primo posto), ma anche di politica (al terzo), e poi nel mezzo di sicurezza, che si declina in molti modi ma che ha un posto tanto importante per gli italiani da essere al secondo posto con 1,8 miliardi di interazioni.

Un anno di dati sulle conversazioni social degli italiani sono fondamentali per la politica, ed è per questo che Mieli insiste sulle assenze, dopo aver certificato le presenze. “Questa inchiesta è rivoluzionaria perché ci mostra l’aspetto misterioso e sconosciuto che i sondaggi non mostrano”, sottolinea lo storico ed editorialista del Corriere della Sera. “Una ricerca che si basa su interazioni di persone che sono inconsapevoli di essere monitorate. Una gigantesca intercettazione telefonica che controlla di cosa parlano le persone, di come ne parlano. Argomenti totalmente sconosciuti nel nostro mondo politico”.

Ma sebbene la politica, i politici, ignorino queste ricerche e il mondo dei social (non tutti, e poi si parlerà anche di questo), gli utenti che si muovono nel web scelgono invece di parlare, e tanto, di politica e dei politici. Al primo posto, e non è una sorpresa, la figura politica più citata è Giorgia Meloni. Complice forse l’arrivo alla presidenza del Consiglio, di cui Mieli però non è pienamente convinto, Meloni è stata citata nell’ultimo anno oltre due milioni di volte. “Sono convinto – precisa Mieli – che numeri simili ci sarebbero stati anche l’anno che precedeva la sua elezione”. A seguire Matteo Salvini, il primo ad aver messo in moto una macchina comunicativa strutturata che poi portò, infatti, a risultati stupefacenti in termini elettorali, e poi due nomi che stupiscono, vicini nei numeri: Matteo Renzi e Elly Schlein.

Quello che certifica la ricerca, spiega Mieli, è che Renzi è il principale leader dell’opposizione, almeno sui social. “Il più odiato, ma il più capace a maneggiare questi strumenti”. E poi la neo segretaria del Partito democratico, che per Mieli non è una sorpresa, nonostante venga trattata nel suo campo politico come una “poverina da educare, secondo i crismi e i riti dell’antica politica in cui lei stessa stenta a farsi largo”. Sommando al dato sulle oltre quattro milioni di citazioni con quello sulle oltre quarantasette milioni di interazioni, è chiaro, secondo Mieli, che “Schlein è una bomba atomica rispetto alle sue potenzialità e al modo in cui viene trattata nei social. Noi – aggiunge – non sappiamo di che parlino le interazioni, magari sono tutti contro di lei, ma il fatto che sia terza anche sopra Conte e Renzi dimostra che questo mondo è totalmente sconosciuto a chi si occupa della sua comunicazione”.

Insomma, secondo il già direttore del Corriere il mondo della politica si deve dare una svegliata, ma ancora più del mondo della politica lo deve fare la sinistra. “La destra può esserne consapevole, ma è tale il suo vantaggio che può permettersi di non essere qui. Per motivi che mi sfuggono la destra è molto avanti sull’ascolto dei sentimenti dei suoi possibili elettori. La sinistra, d’altra parte, mi sembra sia in uno stato di sonno veramente molto profondo. E questo non me lo spiego, dovrebbe essere il settore più attento alla modernità”. Suggerimento di un punto da cui si potrebbe ripartire.

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