Prabowo Subianto ha cancellato il suo passato grazie all’IA generativa. La sua è una mossa volta a raccogliere consensi tra la popolazione più giovane, tra quelle più numerose sui social. E la strategia si sta dimostrando vincente. Ma ci sono dei limiti alla tecnologia nella politica. Per ora non ci sarebbe irregolarità, ma la terza democrazia al mondo farà da scuola ai paesi che andranno alle urne nel 2024

Può un candidato presidenziale rifarsi l’immagine e cancellare il suo passato molto controverso, diventando un serio pretendente per la vittoria? Sì, grazie all’intelligenza artificiale. Questa è in grado di alterare la realtà, lo sappiamo, ancor di più quella generativa. È uno dei rischi che analisti ed esperti del settore mettono di fronte alle autorità, per avvertirle delle sue possibili degenerazioni. La politica non ne è esente, anzi al contrario. Il caso dell’Indonesia ne è un esempio perfetto, non per niente perché si tratta della terza democrazia più grande al mondo.

Prabowo Subianto è l’attuale ministro della Difesa, leader del Partito del Movimento della Grande Indonesia, con un trascorso da comandante alla guida delle forze speciali, Kopassus. È stato sposato anche con la figlia del presidente Haji Suharto, a cui è stato molto vicino. Durante quel periodo è stato accusato di diversi crimini, tra cui la sparizione di una ventina di persone, torture e altre violenze per reprimere la rivolta a Timor Est. Si è già candidato due volte, perdendo in entrambe le occasioni, mentre adesso è il grande favorito per la vittoria finale alle elezioni del prossimo 14 febbraio. E deve tutto alla tecnologia.

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, invece di apparire come l’uomo forte vista la sua carriera, si è fatto rappresentare in modo più tenero. O, per dirla con il termine che va in voga in Indonesia, gemoy, una parola che si traduce con paffuto, coccoloso, tenero. È il modo in cui si è fatto ritrarre sui moltissimi cartelloni pubblicitari lungo le strade: un avatar di un bambino in camicia e papillon, gli occhi dolci, la riga dei capelli in ordine e un sorriso estremamente timido.

Non è l’unico mezzo utilizzato per capitalizzare consensi. In un paese dove i cittadini che hanno un account social sono 167 milioni (205 milioni gli elettori totali), va da sé che è fondamentale una campagna mediatica online. A iniziare da TikTok, piattaforma su cui gli indonesiani sono i più numerosi al mondo dopo gli americani. Su Facebook ha speso 144mila dollari nell’ultimo trimestre. Su Instagram invece ha aperto un profilo per il suo gatto Bobby, che descrive (ovviamente non l’animale) Prabowo come un “patriota” – una versione soft del nazionalismo. E i risultati si stanno vedendo. Molti di quelli che andranno al voto non erano neanche nati quando Prabowo si era macchiato di crimini commessi e il suo supporto è molto forte all’interno della generazione Z (60%) e tra i millennial (42%).

Tuttavia, che i social rappresentino un volano per qualsiasi politico nel mondo. Ciò che è interessante nella campagna elettorale indonesiana è invece l’utilizzo dell’IA, che rischia tuttavia di scontrarsi con le regole diffuse dalle stesse aziende che mettono a disposizione i loro sistemi. “È la prima volta che vediamo utilizzarli su larga scala”, ha affermato alla Reuters l’ex responsabile delle questioni elettorali di Meta, Katie Harbath. E la preoccupazione è che non siano stati sfruttati nel giusto modo.

OpenAI aveva messo in guardia sul fatto che i suoi strumenti, a partire da quelli più diffusi come Chat-GPT e DALL-E, non possono venire utilizzati durante le elezioni. La diffusione di testi o immagini realizzate da intelligenza artificiale possono ingannare le persone mostrando un qualcosa che non esiste nel mondo reale. In gergo hanno un nome chiaro: deepfake. Per il momento però non sono state riscontrate prove di irregolarità, come la disinformazione, da parte dell’azienda di Sam Altman.

Tutto dunque è nel perimetro della legalità, almeno per ora, sebbene si tratti di cose artificiali. L’Indonesia può essere utilizzata come test di prova per capire in che modo l’IA generativa può condizionare o meno delle elezioni, in un anno cruciale che vedrà miliardi di persone andare alle urne – Stati Uniti, Regno Unito, Russia, Bielorussia, Iran, Taiwan. Se riuscirà a passare l’esame, potrebbe fungere da spunto per tutti gli altri. Ad ogni modo, l’IA è già entrata a gamba tesa nelle elezioni, dimostrando che può offrire una nuova vita politica a chiunque.

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