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Terza Pasqua di guerra, una via crucis senza resurrezione

Conflitti su conflitti e nessuna prospettiva di pace per una Pasqua caratterizzata da tragedie e tensioni crescenti. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Dall’Ucraina a Gaza al Mar Rosso nessuna colomba di pace, soltanto missili e bombe nel cielo della Pasqua cattolica che coincide col Ramadan islamico.
La tragedia della guerra oscura le festività, moltiplica le crocifissioni degli innocenti e rende vane le speranze della resurrezione. In un crescendo di minacce all’Occidente e sfacciati tentativi di sfruttare l’attentato terroristico di matrice islamica al Crocus City Hall di Mosca per mobilitare l’opinione pubblica russa contro l’Ucraina, l’enigma più tenebroso si cela dietro le mura del Cremlino.

Putin ha talmente alzato il livello dello scontro diretto contro Washington e l’Europa da far dubitare che bluffi. L’esame della situazione dell’armata russa, a corto di artiglieria e costretta ad utilizzare i missili ipersonici non facilmente rimpiazzabili, impantanata su un fronte lungo più di mille di chilometri che divora truppe e mezzi corazzati, e con la prospettiva di fronteggiare l’entrata in scena degli F 16 americani ed europei che da fine maggio saranno forniti a Kiev, fa ritenere agli analisti dell’intelligence che le intemerate putiniane rappresentino in realtà dei tentativi di coprire le crescenti difficoltà in cui Mosca si dibatte nonostante la messinscena delle elezioni plebiscitarie che non hanno ingannato la società russa. A conferma del proverbio secondo il quale in Russia nessuno sa quel che succede, ma tutti lo capiscono.

A dispetto del grave ritardo delle forniture di armamenti Usa e occidentali, l’Ucraina – scrive il settimanale inglese The Economist – ha compiuto miracoli respingendo la flotta russa del Mar Nero e riaprendo le esportazioni di grano da Odessa. E sta conducendo una efficace campagna aerea contro obiettivi infrastrutturali in Russia, in particolare le raffinerie di petrolio, utilizzando sciami di droni. Bombardamenti talmente distruttivi da preoccupare gli Stati Uniti per l’impennata del prezzo globale del greggio. In attesa che il Cancelliere tedesco Scholz decida di fornire i missili da crociera a lungo raggio Taurus a Kiev, il Pentagono sta valutando se collaudare sul fronte del Donbass soldati robot e mezzi corazzati manovrati da remoto. La guerra in Ucraina ha evidenziato infatti l’efficacia degli armamenti unmanned, senza equipaggio e guidati a distanza.

In Medio Oriente il cessate il fuoco decretato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, con l’astensione di Washington, non ha impedito a Israele di proseguire l’offensiva verso Rafah, ultimo avamposto dei terroristi islamici di Hamas al confine con l’Egitto. Le forze di difesa israeliane hanno reso noto di aver fatto irruzione nella base del quartier generale militare della divisione di intelligence di Hamas a Khan Yunis. Nel quartier generale dei servizi di sicurezza del gruppo fondamentalista convergevano tutte le attività sensibili del gruppo terroristico e della Jihad islamica palestinese.

Le forze israeliane hanno inoltre localizzato e distrutto un appartamento nel nord di Gaza usato come nascondiglio dal leader di Hamas Yahya Sinwar. Sotto l’abitazione, riferisce il Times of Israel, vi era un ampio sistema di tunnel, individuato dall’unità antiterroristica d’elite Yahalom, ad una profondità fra i 20 e gli 80 metri circa.

Per palestinesi e israeliani la tragedia più grande della guerra a Gaza non é il suo esito ma il dopo: Gerusalemme resterà ancora più profondamente impantanata in un’occupazione che ha già deformato la società e avvelenato le relazioni estere. Mentre per i palestinesi la constatazione che Hamas li ha trascinati nel vicolo cieco di in una guerra infernale e li ha usati come scudi umani, non attenuerà la disastrosa situazione nella quale si ritroveranno. “Quando i combattimenti finiranno, sia Israele che Hamas probabilmente rivendicheranno la vittoria.  In realtà non vince nessuno” scrive The Economist.

In concomitanza con il ridimensionamento degli attacchi dei guerriglieri islamici yemeniti filo iraniani, gli Houthi, contro le navi portaconteiner dirette o provenienti dal Canale di Suez, diverse navi da guerra russe hanno raggiunto il Mar Rosso. Mosca lascia intendere di voler controllare da vicino le flotte anglo americane e europee che hanno praticamente azzerato i tentativi dei fondamentalisti di colpire il traffico marittimo.

Il rischieramento dell’incrociatore lanciamissili Varyag, la fregata Maresciallo Shaposhnikov e delle altre navi da guerra russe dimostra non soltanto come dietro la copertura iraniana degli Houthi vi sia la regia del Cremlino, ma rappresenta anche la prova che dopo l’affondamento di varie unità nel Mar Nero da parte degli ucraini, il Comando della flotta russa ha dirottato altrove le grandi navi, come l’incrociatore Varyag, gemello del Moksva, affondata nell’aprile del 2022 al largo della Crimea.

In definitiva, dall’Europa dell’est al Medio Oriente, sovrapponendo tutti gli scenari della terza Pasqua di guerra, é come se, caratterizzate da alibi e bluff, da bombardamenti e attentati, le prospettive continuino a bloccarsi sulla via crucis e sulla crocefissione, cancellando la speranza delle resurrezione.

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