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Non solo sanità, la seconda vita di Fondazione Roma raccontata da Franco Parasassi

​Il sostegno alla salute rimane l’asse portante, ma in un mondo che cambia bisogna inevitabilmente adattarsi ai nuovi bisogni e ripensare le modalità di intervento. Dal Giubileo a Netco alla rigenerazione urbana, la rotta di Fondazione Roma nell’intervista al presidente Franco Parasassi

I principi e gli obiettivi sono sempre gli stessi, ben radicati e saldi, nonostante un mondo che muta alla velocità della luce. Ma le modalità di intervento, quelle sì, era giusto ripensarle. Un ente dal peso specifico non banale come Fondazione Roma, non poteva non aggiustare il tiro. Lo ha fatto, riuscendoci perfettamente, come spiega a Formiche.net Franco Parasassi, presidente della Fondazione dal 2018.

Non poteva essere diversamente, d’altronde, come insegna la storia stessa dell’ente di Palazzo Sciarra. Sono passati 19 anni da quando la Fondazione Cassa di Risparmio di Roma cambiò denominazione in Fondazione Roma, allo scopo di evidenziare l’evoluzione identitaria avvenuta con la separazione dell’attività bancaria da quella filantropica. Ultima tappa di un lungo percorso che si dipana attraverso circa 188 anni di storia, durante i quali essa si è profondamente trasformata e rinnovata, adeguando per l’appunto le iniziative di cui è protagonista in funzione del mutato contesto socio-economico.

Come e se è cambiata la mission della Fondazione alla luce dei grandi cambiamenti sociali ed economici di questi ultimi anni? Due guerre molto vicine all’Europa, aumento dei prezzi e prima ancora la pandemia. Elementi che hanno mutato e forse ancora mutano, la società…

Gli obiettivi fondamentali della Fondazione, forte della sua lunga e comprovata esperienza di solidarietà, sono sempre il contrasto alle disuguaglianze, con una particolare attenzione alle fasce più fragili della popolazione, e la promozione della crescita economica e sociale del territorio di tradizionale operatività. L’obiettivo più ambizioso ed a lungo termine è, poi, quello di offrire un contributo generoso, sapiente, mirato, seppur non risolutivo per ovvie ragioni, all’edificazione di una società in cui tendenzialmente nessuno rimanga indietro. In questi decenni, e soprattutto negli ultimi anni, abbiamo voluto adattare le nostre pratiche a un contesto che si trasforma profondamente e con rapidità: dalla pandemia ai conflitti in Europa e nel Mediterraneo, dalla spinta delle migrazioni allo sviluppo vertiginoso dell’intelligenza artificiale. Ma se gli obiettivi, nelle linee generali, rimangono immutati, sono invece cambiate le modalità di intervento.

In che modo?

Non è più solo importante che cosa fare, ma anche come farlo e con chi. Rimaniamo sempre una Fondazione operativa che persegue le proprie finalità prevalentemente con progetti propri, di natura continuativa ma anche non continuativa, ma ci stiamo sempre di più allargando alla collaborazione con altre istituzioni sia pubbliche che private. I nostri partner con i quali abbiamo scelto di camminare lungo questa strada sono tutti soggetti prestigiosi nei settori di competenza: parlo, a titolo esemplificativo e non esaustivo, del Policlinico Gemelli, dell’Ospedale Bambino Gesù, dell’Idi, del Campus Biomedico, di Atenei pubblici come la Sapienza e Tor Vergata, di università private come la Iulm e la Lumsa, ma anche di istituzioni che operano nel sostegno alle nuove e vecchie povertà, come la Caritas ed il Vicariato di Roma. Stiamo anche sperimentando forme di collaborazione con soggetti privati profit per l’acquisto di servizi da distribuire alle categorie sociali deboli, come i buoni spesa che vengono distribuiti dalla Caritas, e pensiamo di replicare questa iniziativa anche con buoni sanitari per accedere prontamente a prestazioni cliniche e di diagnostica per immagini.

Uno sguardo al futuro. Quali i fronti su cui è impegnata la Fondazione? Quali i progetti? E quali i possibili, nuovi, terreni da battere in termini di investimenti e forme di collaborazione?

Il nostro campo sono le emergenze, soprattutto in ambito sanitario, che affrontiamo con iniziative strutturate e durature nel tempo. Mi riferisco, in particolare, all’Alzheimer ed al Parkinson. Per la prima patologia abbiamo realizzato, e gestiamo direttamente a Roma, in zona Bufalotta, una struttura socio-assistenziale che in modo assolutamente innovativo, e gratuitamente, presta assistenza a circa 100 persone, la maggior parte delle quali in regime residenziale. A questa struttura stiamo affiancando, in collaborazione con il Campus biomedico di Roma (Università e Policlinico) un Centro di Ricerca scientifica sulla medesima patologia. Per il Parkinson a breve prenderà avvio, nella stessa struttura dell’Alzheimer, un Centro semiresidenziale con accesso ad una serie di percorsi terapeutici innovativi, mentre a Cassino, presso l’Ospedale San Raffaele, sorgerà un Centro di ricerca sulle patologie neurodegenerative, tra le quali il Parkinson. Tra le nostre iniziative storiche vi è anche l’Hospice per l’assistenza, sempre gratuita, in ricovero ed a domicilio, a persone che a causa di patologie incurabili hanno una aspettativa di vita molto breve; e sempre la stessa struttura gestisce un servizio di assistenza domiciliare integrata per coloro che soffrono di patologie croniche, come gli anziani fragili.

E guardando avanti?

Per il futuro, ma ci stiamo già lavorando, è nostra intenzione potenziare presso gli ospedali pubblici e privati non profit le dotazioni di diagnostica per immagini, soprattutto quelle di ultima generazione, ma anche di potenziare la rete territoriale delle Case della salute sempre con dotazioni tecnologiche. Tra i progetti che prenderanno avvio a breve c’è anche l’edificazione all’interno del Policlinico Gemelli di una struttura ospedaliera per le malattie cardiovascolari, la cui caratteristica principale consisterà nel modello organizzativo dell’offerta di cura, tutto incentrato intorno al paziente. Tutte iniziative, queste che si distinguono non solo per la concretezza, intesa come capacità di far fronte a specifiche problematiche, ma anche per l’innovazione dell’intervento. Contiamo, inoltre, in una forte collaborazione con il sistema scolastico pubblico per portare in classe, sin dalle elementari, i principi basilari sulla corretta alimentazione, sull’educazione finanziaria, sulla solidarietà e sull’inclusione, sull’educazione sessuale ma anche sulla sicurezza sui luoghi di lavoro considerato che i bambini di oggi un giorno diventeranno operai, imprenditori e manager. Molto attiva è la collaborazione con il Vicariato di Roma per valutare interventi a sostegno delle Parrocchie di periferia al fine di valorizzare il loro ruolo di polo di socializzazione ed inclusione, soprattutto a favore degli anziani, ragazzi, immigrati e verso coloro che si trovano in uno stato di disagio e di abbandono.

Anche l’innovazione tecnologica è uno dei vostri goal. Pensiamo all’investimento in Netco…

Sì, pensiamo che l’innovazione tecnologica sia una asset cruciale per lo sviluppo del Paese, da sostenere trasversalmente in ogni ambito, pur con il dovuto equilibrio e la necessaria saggezza. Per questo abbiamo aderito anche all’investimento nella rete di telecomunicazioni Netco, che passa attraverso il fondo F2i, e che vuole assicurare all’Italia un’infrastruttura di comunicazione con le migliori tecnologie esistenti.

E poi c’è il Simposio FondAzioneRoma…

Infatti. Da quest’anno abbiamo avviato un ciclo di incontri dal titolo Simposio FondAzioneRoma, che vuole rappresentare un centro di ascolto autorevole, ma non accademico o istituzionale, affinché la Fondazione Roma riceva spunti e suggerimenti per meglio calibrare la propria azione solidale. A febbraio abbiamo celebrato il primo incontro sul tema Sport, Calcio e calciomercato. Valori economici, etici e sociali a confronto, dal quale sono scaturite alcune idee che stiamo approfondendo con il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi. A breve, il 18 aprile prossimo ci sarà un altro incontro dal titolo Più Spazio per tutti!, in cui inviteremo i prestigiosi ospiti, tra cui il ministro Urso e l’astronauta Luca Parmitano, a riflettere sull’impatto economico attuale ed in prospettiva dell’esplorazione astrale e sulle sue potenzialità in termini di sviluppo e di maggiore benessere per il genere umano.

Una delle ultime iniziative della Fondazione è quella legata alla rigenerazione urbana di Roma. Può essere davvero questo uno degli asset da giocare per rilanciare la Città Eterna?

Non c’è dubbio. Anche da questo punto di vista, una città come Roma è un laboratorio di straordinaria importanza, con una vocazione internazionale tornata prepotentemente centrale. La proposta che abbiamo elaborato e presentato al sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri consiste nel realizzare una pista ciclabile che possa collegare alcuni dei musei più importanti della Capitale. È un’idea che ha trovato il forte interesse dell’amministrazione e che sta prendendo la forma di un vero e proprio progetto di rigenerazione urbana, alla base del quale c’è un percorso di mobilità sostenibile, di spinta culturale, di sostegno al settore turistico. Si tratta, torno a ripetere, di un progetto concreto, di cui Fondazione Roma vuole e può seguire la realizzazione, un’iniziativa simbolica da mettere a disposizione per altri soggetti che operano a Roma e non solo. La sfida, come detto, è quella di mettere insieme istituzioni, privati, cittadini e terzo settore per coinvolgere tutti i protagonisti in una trasformazione virtuosa, sostenibile, replicabile e inclusiva della nostra città. Accanto a questo, sempre con l’Amministrazione, stiamo ragionando su un progetto di sostegno per l’emergenza abitativa.

Con l’avvicinarsi del Giubileo di Roma, è possibile immaginare un ruolo attivo della Fondazione? E, se sì, dove?

La Fondazione, per la sua storia, per la sua solidità, per la sua concretezza e per la sua capacità di innovare avrà sempre un ruolo attivo nella Capitale, ed a maggior ragione lo può avere in vista del Giubileo. Il campo di intervento potrebbe essere quello della promozione culturale ed artistica con effetti che non si limitano solo all’anno del Giubileo in modo da rendere sempre più attrattiva Roma anche dopo.

Come è percepita la Fondazione Roma nel territorio in cui opera?

La Fondazione, in effetti, ha necessità di essere percepita correttamente e non solo come un mero ente erogatore. Ma questo è un problema comune a tutto il sistema delle Fondazioni di origine bancaria. Il momento erogativo è naturalmente importante, ma non è l’unico nel complesso processo di intervento della Fondazione e sarebbe un errore giudicare il suo operato solo da questo. La Fondazione ha una forte capacità progettuale, realizzativa e di verifica, e ciò sta a significare che il contributo che possiamo fornire non è solo economico ma anche di idee e di realizzazione di specifiche iniziative. La solidità della Fondazione Roma non va quindi misurata solo dall’ammontare del patrimonio di risorse tangibili di cui dispone, e mi riferisco alla dotazione finanziaria, ma sono importanti anche le risorse intangibili rappresentante dalle cognizioni e dalle conoscenze negli anni maturate e che hanno consentito di mettere a punto strumenti di intervento per perseguire al meglio le finalità istituzionali. La Fondazione Roma, quindi, deve essere percepita come un partner affidabile con il quale affrontare le sfide che quotidianamente le emergenze pongono indipendentemente dalla sua capacità erogativa. Pur consapevoli di guidare un’istituzione fortemente attrattiva, dobbiamo però riconoscere che non abbiamo la forza di accettare tutte le sfide, e dobbiamo, quindi, essere bravi ad affrontare quelle giuste ed a scegliere i partner migliori con i quali farlo.

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