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Vertice di Washington, così l’Italia può contare di più nella Nato. Parla Roberta Pinotti

Intervista a Roberta Pinotti, ex ministra della Difesa italiana, che ha discusso il ruolo dell’Italia nella Nato sottolineando che “i nostri militari sono molto apprezzati” mentre l’importanza di raggiungere il 2% del Pil per la difesa è “un impegno da mantenere”. Sul fianco Sud è fondamentale potenziare l’Hub for the South a Napoli per assicurare la stabilità nel Mediterraneo e affrontare le crisi dal Medio Oriente e dall’Africa

L’evento più atteso dell’anno per la Nato si avvicina: il vertice di Washington. Evento cruciale per i leader dei 32 Paesi alleati che si riuniranno per discutere le future direzioni dell’Alleanza. Tanti sono i temi critici che toccheranno in primis l’Italia. Le prospettive italiane all’interno della Nato sono focalizzate sull’aumento dell’influenza attraverso una presenza strategica e continua, sul raggiungimento dell’obiettivo del 2% del Pil per la difesa e sul rafforzamento della sicurezza del fianco sud.

Parallelamente al summit, avrà luogo anche il Nato Public Forum, un’opportunità per l’Alleanza di dialogare con la società civile. Questo evento sarà trasmesso su Formiche.net, il media partner italiano del Forum, in diretta dal 10 luglio (15:00 ora italiana) fino a giovedì 11 luglio. In vista di questo importante evento, Airpress ha intervistato Roberta Pinotti, ex ministra della Difesa italiana, per approfondire il ruolo dell’Italia nell’Alleanza Atlantica e le sfide che il Paese deve affrontare.

Onorevole, quale crede che sia il contributo dell’Italia alla Nato?

L’Italia è da molti anni uno dei maggiori contributori della Nato sia in termini di numero di personale nelle diverse missioni, sia per la versatilità di impiego nei diversi contesti. I militari italiani godono di altissima stima nei comandi Nato per la professionalità, la competenza, l’umanità che hanno sempre dimostrato nelle numerose missioni in cui sono stati impiegati.

E come può il nostro Paese migliorare la sua partecipazione e influenza all’interno dell’Alleanza?

L’Italia potrebbe aumentare la propria influenza facendo una programmazione strategica e di lungo periodo di impiego di personale militare e civile italiano nelle varie strutture organizzative e progettuali della Nato.

Parlando di budget per la difesa, il tema del contributo del 2% del Pil alla difesa è stato spesso al centro del dibattito all’interno della Nato. Come vede l’Italia il raggiungimento di questo obiettivo?

Il raggiungimento del 2% del Pil per la Difesa è un obiettivo tendenziale siglato dai capi di tutti i Paesi Nato al vertice di Cardiff del 2014, prevedendo, ovviamente, che i diversi Paesi armonizzassero questo impegno con le esigenze generali della loro nazione. Credo che l’Italia debba proseguire nello spirito dell’impegno sottoscritto.

Mentre il vertice di Washington si avvicina, le questioni relative al contributo operativo dell’Italia e alle strategie per il Mediterraneo rimangono al centro dell’attenzione. Quali strategie ritiene siano necessarie per rafforzare la sicurezza del fianco sud dell’Alleanza, considerato cruciale per la stabilità del Mediterraneo e per la gestione delle crisi provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa?

Durante il mio mandato ministeriale mi sono adoperata con determinazione perché l’Alleanza Atlantica considerasse il Sud una frontiera impegnativa quanto l’Est, per garantire effettivamente una sicurezza a 360 gradi. Frutto di questo sforzo fu la decisione di istituire un Hub for the South a Napoli. Credo sia fondamentale far funzionare a pieno ritmo questa struttura, che deve essere messa in grado per risorse e personale di agire nel pieno delle proprie funzioni.

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