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Le ipotesi di truppe in Ucraina mettono la Nato a rischio? La versione del gen. Camporini

L’ipotesi di inviare truppe europee in Ucraina spacca il Vecchio continente. Francia e Regno Unito spingono, ma Italia e Polonia frenano. Il generale Vincenzo Camporini lancia l’allarme: “Nessuno ha una strategia chiara” e il timore è che tramonti “l’idea di solidarietà transatlantica”. In vista del vertice che deciderà sul futuro dei budget da dedicare alla Difesa, l’Italia sottolinea il peso degli impegni anche in termini di partecipazione alle missioni che rafforzano la deterrenza alleata tanto quanto i fondi

Le fughe in avanti di Francia e Regno Unito sull’ipotesi di impegno di truppe europee come forza di interposizione in Ucraina, con Italia (e Polonia) che invece frenano, fa emergere la complessità strategica con la quale il Vecchio continente deve fare i conti in questo nuovo quadro globale inaugurato dal cambio di priorità voluto da Washington. Come ci ha detto il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica, la sensazione è che “nessuno abbia la più pallida idea di cosa fare”. Per il generale, le attuali esternazioni rischiano di diventare una sorta di “brainstorming che coinvolge governi e opinioni pubbliche, mentre di solito sarebbe più opportuno che si facessero a porte chiuse, in modo da arrivare alla fine con buone idee”. Quelle emerse finora sono, a detta del generale, “le più disparate e irrealizzabili possibili”.

Per Camporini, al momento persino un intervento delle Nazioni Unite pone serie difficoltà. “L’Onu non ha la capacità di condurre delle operazioni” e una eventuale risoluzione dovrebbe passare per il Consiglio di sicurezza dove, ricorda il generale, “siede la Russia con diritto di veto”. Allo stesso modo, sarebbe impossibile operare senza nessuna copertura della Nato, ma lo si farebbe verso un Paese che ha minacciato anche direttamente l’Alleanza. “La situazione è molto complessa”, ha ribadito il generale, che ha anche lanciato l’allarme: “temo che per la Nato questo sia il momento più difficile, nel quale rischia di tramontare l’idea di solidarietà transatlantica”. Per Camporini, “stiamo attraversando un momento cruciale nella storia di questi decenni, e sembra che nessuno abbia le idee chiare su cosa fare”.

Per quanto riguarda l’impego di truppe francesi, britanniche o europee, come avanzato da Londra e, soprattutto, Parigi, questo è “impossibile”, dal momento che per “dividere aggressore e aggredito” verrebbero usate truppe di Paesi “che parteggiavano per l’aggredito. Non si è mai vista una forza di peacekeeping in cui partecipa chi parteggiava per una delle due parti, sarebbe assurdo”.

L’ipotesi di Parigi, avanzata anche durante la sua recente visita alla Casa Bianca, è stata smontata anche dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella videoconferenza che ha riunito i leader europei proprio per discutere a valle della visita di Emmanuel Macron negli Usa, definendo “impraticabile una missione militare in Ucraina” e denunciando una mancanza di visione comune: “Sono iniziative che dovrebbero essere condivise preventivamente con tutti gli Stati Ue”, he detto la premier.

La posizione era stata anticipata su X anche dal ministro della Difesa, Guido Crosetto: “Se si parla a nome dell’Europa bisognerebbe avere la creanza di confrontarsi con le altre nazioni e ciò non è accaduto per gli aspetti militari della questione”. Il ministro ha anche ricordato che “come ogni impegno internazionale” esistono dei passaggi parlamentari per autorizzare e finanziare, peraltro successivi “ad aver verificato con scrupolo ed attenzione tuti gli aspetti tecnico-logistici-operativi-capacitivi e le conseguenti necessità di risorse finanziarie”. Il ministro ha anche aggiunto come una eventuale “difesa europea” possa esistere solo come somma delle difese nazionali, con un modello simile a quello dell’Alleanza Atlantica, che “non ha un suo Esercito, una sua Marina, una sua Aeronautica ma si basa sui contributi nazionali che operano insieme e vengono coordinati dalla Nato”.

Dell’importanza di mantenere il legame transatlantico e della centralità del rapporto tra Italia e Stati Uniti è stato anche discusso nel corso degli incontri avuti a Roma dal generale statunitense Christopher G. Cavoli, Comandante supremo alleato in Europa e comandante delle Forze Usa nel Vecchio continente, con il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, e soprattutto con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Per il nostro Paese, ha confermato il ministro, il rafforzamento della postura di deterrenza Nato passa attraverso l’impegno diretto degli Stati membri. Una questione centrale soprattutto quando si parla degli impegni, anche economici, dei Paesi membri. Il prossimo vertice Nato all’Aja (24-25 giugno) dovrà decidere se alzare l’obiettivo di spesa in difesa oltre il 2% del Pil, con una possibile soglia tra il 3,6% e il 3,7%. Attualmente, l’Italia spende poco più dell’1,5% del Pil, con una crescita prevista all’1,61% entro il 2027. La sostenibilità di questi aumenti resta un nodo da sciogliere, specie in relazione al Patto di stabilità e agli strumenti di finanziamento Ue come Bei ed eurobond.


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