Il modello di Westfalia, su cui si fondano le relazioni internazionali da secoli, mostra segni di obsolescenza, mentre tecnologia e globalizzazione ridefiniscono il concetto stesso di potere. Tra il rischio di irrilevanza e la possibilità di affermarsi come attore globale, l’Ue ha tre opzioni. Ecco quali nell’analisi del generale Pasquale Preziosa, docente di Geopolitica e geostrategia
L’Unione europea si trova oggi a un crocevia decisivo della sua storia, costretta a interrogarsi sul proprio ruolo nel nuovo ordine internazionale che sta emergendo. La guerra in Ucraina, l’inasprirsi delle tensioni globali e la nuova amministrazione americana sotto la guida di Trump impongono una riflessione profonda su quale sarà il futuro assetto geopolitico mondiale e, di conseguenza, il posto che l’Europa potrà (e dovrà) occupare. Il mondo sta entrando in una nuova era, non solo digitale, ma anche geopolitica e tecnologica, in cui il vero potere non si misurerà più soltanto con la forza militare o economica, ma con la capacità di adattarsi a un panorama in costante trasformazione. Secondo Lucas Kello, il vero potenziale rivoluzionario della tecnologia non risiede tanto nell’invenzione in sé, quanto nei suoi effetti sociali e politici. È proprio su questi effetti che l’Ue dovrà concentrare la propria attenzione, per non diventare un attore irrilevante in un sistema sempre più frammentato e multipolare.
Il sistema delle relazioni internazionali, come lo conosciamo oggi, affonda le sue radici nel Trattato di Westfalia del 1648. Questo accordo ha definito i contorni dell’attuale ordine mondiale, basato sulla centralità degli stati‑nazione come unità sovrane e autonome. Questo modello, noto come Ordine di Westfalia, ha dominato per secoli, fondandosi su tre principi cardine: Primo, il principio organizzativo del sistema. Gli stati‑nazione restano i principali attori geopolitici, ciascuno dotato di sovranità assoluta all’interno dei propri confini. Accanto a loro, emergono altri soggetti come i cittadini, partecipanti attivi della vita politica, e, in alcuni casi, una potenza egemonica in grado di dettare le regole implicite del sistema. Secondo, la struttura del sistema. Le relazioni tra gli stati sono regolate da un equilibrio di potere volto a garantire la sopravvivenza e la stabilità internazionale. Le nazioni cooperano per limitare i conflitti aperti e preservare l’ordine esistente. Infine, le procedure e le istituzioni. L’interazione tra stati è mediata da norme condivise e istituzioni internazionali, come le Nazioni Unite e il Fondo Monetario Internazionale, che mirano a regolare le dispute e mantenere la pace.
Tuttavia, con l’accelerazione dei processi globali, il Modello di Westfalia sta mostrando segni di obsolescenza. Le corporazioni transnazionali, le reti digitali globali e le organizzazioni non governative stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante, minacciando il primato degli stati‑nazione. Il futuro dell’Unione europea dipenderà dalla sua capacità di rispondere in modo efficace ai cambiamenti sistemici in atto. Tre scenari appaiono oggi possibili.
Il primo vede un adattamento senza trasformazione. In questo scenario, la struttura dell’Ue rimarrebbe quella attuale, con gli stati membri che continuano a essere i principali protagonisti. Tuttavia, le relazioni tra questi stati e il loro ruolo all’interno dell’ordine internazionale subirebbero forti perturbazioni. La pressione per aumentare le spese per la difesa, come richiesto dalla amministrazione Trump 2, spingerebbe i paesi europei a rafforzare le proprie capacità militari, senza però modificare le strutture istituzionali esistenti. La competizione economica globale, guidata dall’ascesa della Cina e delle nuove potenze emergenti, potrebbe alterare gli equilibri di potere tra gli stati europei, creando tensioni interne. In questo contesto, l’Ue resterebbe un attore secondario, incapace di affermare una vera autonomia strategica.
Il secondo, una revisione sistemica della sua organizzazione. Si tratterebbe di una trasformazione profonda delle procedure e delle modalità di interazione tra gli stati membri, senza tuttavia modificare la struttura di base dell’Ue. La creazione di una difesa comune europea diventerebbe un obiettivo prioritario, riducendo la dipendenza dalla Nato e dagli Stati Uniti. Le istituzioni europee acquisirebbero maggiori poteri decisionali, con un rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo e un allentamento del predominio franco‑tedesco. Le regole economiche e commerciali interne verrebbero ridefinite per garantire una maggiore coesione tra gli stati membri. In questo scenario, l’Unione europea potrebbe finalmente affermarsi come un attore geopolitico autonomo, capace di influenzare le dinamiche globali con una voce unitaria.
L’ultimo, una trasformazione radicale del sistema internazionale. Ciò rappresenta una vera e propria rivoluzione sistemica. L’Ue si trasformerebbe in una federazione di stati con un governo centrale sovrano. Gli stati membri cederebbero parte della loro sovranità a favore di un’entità federale con competenze esclusive in materia di politica estera, difesa e sicurezza. Le istituzioni europee assumerebbero il controllo diretto delle politiche economiche e fiscali, ponendo fine alle diseguaglianze tra i diversi paesi membri. L’Unione diventerebbe un vero attore globale capace di competere con le altre grandi potenze, come gli Stati Uniti, la Cina e la Russia. Questo cambiamento implicherebbe la fine definitiva del Modello di Westfalia e l’emergere di un nuovo paradigma geopolitico, in cui l’Europa assumerebbe un ruolo centrale nella definizione delle regole del sistema internazionale.
La situazione attuale sta mettendo sotto pressione l’Ue a trazione franco‑tedesca, aprendo spazi di ripensamento degli equilibri interni all’Ue e con ricadute sull’esito del processo di trasformazione e sul futuro rapporto dell’Ue con i grandi player globali.
La guerra in Ucraina, la nuova presidenza Trump 2 e l’emergere di nuove potenze regionali stanno accelerando il declino del Modello Convenzionale di Westfalia. Tuttavia, non è ancora chiaro se questo modello sarà completamente superato o se si adatterà per sopravvivere in una forma diversa. Alcuni studiosi ritengono che le trasformazioni in atto riguardino esclusivamente l’ordine internazionale e le dinamiche tra stati; altri, invece, sostengono che si stia verificando una trasformazione più profonda dell’ordine sociale globale, guidata dall’innovazione tecnologica, dalla globalizzazione e dall’ascesa di nuove forme di potere non statale.
L’Unione europea ha di fronte a sé una scelta cruciale: o rimanere ancorata al passato, rischiando di diventare irrilevante nello scenario geopolitico globale, oppure adattarsi a un nuovo ordine multipolare, riformando le proprie istituzioni e trasformandosi in un attore autonomo capace di esercitare una reale influenza a livello mondiale. Se l’Ue riuscirà ad abbracciare una visione più pragmatica e orientata agli interessi comuni, potrà emergere come uno dei poli principali del nuovo ordine globale, garantendo stabilità, prosperità e sicurezza per i propri cittadini e diventando una guida per le future generazioni in un mondo in continua trasformazione.