Pragmatismo, poca ideologia, disponibilità al dialogo istituzionale oltre gli steccati ideologici, ma senza “piegare la testa”. Il timore dei dazi da parte degli Stati Uniti che aleggia, l’esito delle elezioni in Germania che lascia aperti alcuni interrogativi (anche in proiezione europea) e la necessità a livello nazionale “per essere competitivi come alternativa di governo” di “fare sintesi”. Conversazione con il governatore emiliano-romagnolo, Michele de Pascale
Pragmatismo, poca ideologia, disponibilità al dialogo istituzionale oltre gli steccati ideologici, ma senza “piegare la testa”. Il timore dei dazi da parte degli Stati Uniti che aleggia, l’esito delle elezioni in Germania che lascia aperti alcuni interrogativi (anche in proiezione europea) e la necessità a livello nazionale “per essere competitivi come alternativa di governo” di “fare sintesi”. Un po’ come è accaduto in Emilia-Romagna. A parlare sulle colonne di Formiche.net è Michele de Pascale, il governatore che ha preso il posto, in viale Aldo Moro, di Stefano Bonaccini.
Presidente de Pascale, partiamo dallo scenario europeo. L’Emilia-Romagna ha una fortissima interconnessione con l’economia tedesca in settori strategici a partire dall’automotive ma non solo. Che Germania è uscita da queste elezioni?
Mi sembra che sia emerso uno scenario non molto diverso da quello italiano, con la differenza che i popolari in Germania hanno deciso – se non altro al momento – di bloccare ogni dialogo con l’estrema destra di Afd. In Italia, invece, i popolari governano con Lega e Fratelli d’Italia. Venendo al piano più economico, ho diversi timori.
Legati a che cosa in particolare?
La Germania è, assieme all’Italia, la più importante manifattura europea. Purtroppo, come è accaduto nel nostro Paese, negli anni sono stati commessi errori politici drammatici legati ad esempio alle forniture energetiche. Questo si traduce in una grossa fragilità del sistema produttivo. Da questo punto di vista, dunque, io auspico che ci possa essere un rafforzamento dell’asse tra Roma e Berlino.
Sull’incognita dazi da parte degli Usa, cosa c’è da aspettarsi?
Penso che ci sia troppa timidezza da parte del governo su questo dossier che davvero rischia di incidere pesantemente sulla nostra economia. Quasi a giustificare l’atteggiamento ricattatorio del presidente Trump. Non è accettabile, a maggior ragione a fronte degli immani sforzi che il nostro sistema produttivo ha dovuto sopportare a fronte delle – giuste – sanzioni verso la Russia introdotte a seguito dell’aggressione dell’Ucraina. Ci aspettiamo che l’Italia, rafforzando la dimensione europea, tenga la schiena dritta su questo.
Con il governo la Regione che rapporto ha?
Di lealtà e collaborazione nel solco di quello che prevede la nostra Costituzione. Il rapporto è fra due istituzioni, non può essere condizionato dalla divisione partitica pur nella differenza di vedute. Se ci sono temi concreti, come è successo con la nomina del commissario alla Ricostruzione, siamo anche disponibili a trovare dei punti di convergenza. Con il ministro Salvini puntiamo a trovare un’intesa sul finanziamento di alcune infrastrutture del territorio. Al contrario, se invece riscontriamo da parte del governo la volontà di depotenziare la sanità pubblica, come regione non possiamo tacere. Pur in una dinamica di contrapposizione istituzionale.
Lei, che è un esponente del Pd, sul territorio è riuscito a formare una compagine di governo molto larga. Un’alchimia replicabile anche a livello nazionale?
Per un esponente di centrosinistra non è un risultato portentoso aver vinto su un territorio come l’Emilia-Romagna in cui c’è una tradizione di governo consolidata. La coalizione è sicuramente larga perché abbiamo lavorato molto sui temi, sui contenuti e sulle priorità prima di insediarci. Per cui, abbiamo trovato dei punti di sintesi per lo più su esigenze concrete del territorio. L’elemento di complessità del livello nazionale tra i vari player del centrosinistra, è legato alla politica estera. La cosa esportabile, a mio modo di vedere, è la metodologia: per governare ed essere alternativi alla destra, dobbiamo costruire delle sintesi.