Nel luglio del 1943 un gruppo di intellettuali cattolici radunati sotto l’egida di Paronetto e nel solco delle idee di Alcide De Gasperi scrivevano il Codice di Camaldoli. Un documento “di straordinaria attualità” e che oggi “può fungere da guida per affrontare il momento di forte incertezza che attraversano l’Italia e l’Europa”. Colloquio con l’ex ministro democristiano Vincenzo Scotti
Il luglio del 1943 nella storia italiana viene per lo più ricordato per il voto al Gran Consiglio del Fascismo con il quale venne deposto Benito Mussolini. Pochi, invece, ricordano che negli stessi giorni un gruppo di intellettuali cattolici radunati sotto l’egida di Sergio Paronetto e nel solco delle idee di Alcide De Gasperi scrivevano il Codice di Camaldoli. Un documento “di straordinaria attualità” e che oggi “può fungere da guida per affrontare il momento di forte incertezza che attraversano l’Italia e l’Europa”. A parlare sulle colonne di Formiche.net è l’ex ministro democristiano Vincenzo Scotti che – dopo il lavoro fatto nel 2013 in occasione dei settant’anni dalla pubblicazione del Codice – domani (dalle 15 all’antica biblioteca dell’università Link) presenterà il volume “L’invenzione dell’economia pubblica italiana. La capacità di immaginare il futuro per economia e società, da Camaldoli alla Costituzione”.
Scotti, ciò che venne messo nero su bianco più di ottant’anni fa, oggi appare lontano. Cosa resta di quelle linee guida che ispirarono tanti esecutivi che sorsero all’alba della Repubblica?
Le riflessioni pre-politiche di Paronetto e De Gasperi non sono lontane. Sono invece estremamente attuali. Anche il contesto, oggi come allora, ha una certa complessità. Con il Codice di Camaldoli ci si preparava alla fase successiva alla fine del conflitto: dalla ricostruzione materiale del Paese alla stesura della Costituzione. Ed è per questo che ritengo possa essere utile recuperare il testo e lo spirito che mossero all’epoca gli intellettuali cattolici a elaborarlo. Del resto, mai come oggi, viviamo in una fase di fortissima instabilità.
Costruire presuppone uscire dalla dimensione conflittuale. Eppure ieri come oggi, politicamente, le contrapposizioni sono fortissime. Esiste una via per bypassarle?
Lo spirito di cui parlo è proprio orientato al superamento delle divisioni nel nome della coesione. Se è pur vero che dopo la guerra lo scontro tra Democrazia Cristiana e Pci era fortissimo, è altrettanto vero che la Costituzione fu la sintesi di queste (e di tante altre) sensibilità. Il senso di pubblicare un volume di questo genere oggi equivale all’auspicio di poter aprire uno spiraglio di dialogo fra le forze politiche nella logica della ricomposizione.
Lei parla di una Camaldoli europea. Come si traduce, nel concreto, questa aspirazione?
Nell’idea che fu alla base del cammino europeo di De Gasperi. Un cammino federativo che presupponeva (e dovrebbe presupporre oggi) una strategia unitaria di cooperazione fra i diversi paesi europei.
Al momento è una sfida che in diversi, fra i leader europei, si stano ponendo.
Qui sta l’attualità di Camaldoli. L’unico modo per superare le insidie è quello di difendere in modo unitario la dimensione europea nel solco dell’equilibrio tra gli stati, avendo chiara la strategia sullo sviluppo, sull’innovazione e sulla crescita.
Su quali basi dovrebbe poggiare il rapporto tra Ue e Usa?
De Gasperi immaginava una fortissima collaborazione con gli alleati statunitensi, in un quadro che aveva una dimensione multilaterale. Con la presidenza Trump è più complesso immaginare un rapporto di questo genere. Tuttavia trovo che sia stato un errore il fatto che alcuni leader europei siano andati a Washington per “trattare” singolarmente con la nuova presidenza statunitense. Bisogna ricomporre, non disarticolare le basi dell’Unione Europea.
In questo quadro quali sono le leve che l’Italia può muovere per rafforzare il suo ruolo come player internazionale?
L’Italia ha un presidente del Consiglio che si sta districando nella complessità di questo quadro globale molto instabile. Ha immaginato giustamente di rafforzare la cooperazione con l’Africa e con gli Usa. Ora va intensificato il legame con Francia e Germania. L’Italia, nel nome di De Gasperi, deve essere un elemento di forte coesione europea.