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Cure palliative e fine vita. Il controsenso della Campania secondo Menorello

L’intervento del coordinatore del network cattolico ‘Ditelo sui tetti’, vicepresidente Mpv e membro del Comitato Nazionale di Bioetica che mette l’accento sul controsenso campano, dove emerge il peggiore trend italiano per le cure palliative: “Delle due l’una: o si solleverà l’intero fronte istituzionale e politico per fermare la legge eutanasia della Campania o delle cure palliative a molti interessa, invece, davvero poco, perché prevale la volontà ideologica di affermare un valore dell’esistenza solo allineato alla “performance”, come avvisa il filosofo tedesco Byung-Chul Han”

C’è un fatto di cronaca che svelerà i veri intendimenti in tema di “fine-vita”: la Campania vuole emulare la Toscana, annunciando una propria legge regionale sul suicidio medicalmente assistito. Finora le regioni e le relative forze politiche che hanno proposto la (incostituzionale) via regionale alla procurata morte si sono al tempo stesso sbracciate nel sostenere che, però, si stavano prodigando anche per le cure palliative, più o meno variamente enfatizzando i servizi resi dalla propria amministrazione (benché in tutte le regioni siano molto insufficienti …).

Ma se, come è stato fatto nel corso del convegno organizzato il 28 marzo scorso a Napoli da numerose associazioni, si guarda la classifica nazionale dei sistemi regionali che offrono cure palliative, si scopre che la Regione Campania occupa forse la peggiore posizione, detenendo un record davvero triste. L’Osservatorio preposto, costituito presso Agenas, cioè, rivela che la sanità regionale campana raggiunge appena circa il 25% del fabbisogno. Inoltre, è l’unica Regione che -si badi bene!- non ha nemmeno avanzato il piano di potenziamento della rete di terapie del dolore, prescritto dall’art. 1, c. 83, della legge 197/2022, che prevede tale obbligo annuale per tutte le Regioni al fine di raggiungere per il 2028 il 90% del fabbisogno, pena l’interruzione dei trasferimenti ordinari per la sanità. Inoltre, in Campania sono stati chiusi reparti dedicati alla terapia del dolore, cosicché allo stato attuale il territorio campano è fra quelli con la più bassa offerta di relativi posti letto.

Un modus operandi che rispecchia un oggettivo disimpegno nei confronti della cura del dolore dei propri cittadini: ciononostante – come si diceva – la Campania ha appena annunciato di voler procedere verso una affrettata approvazione della proposta di legge regionale n. 352/24, che obbligherebbe gli ospedali pubblici campani a procurare la morte a malati che la chiedano in soli 27 giorni!

È come se la più importante istituzione di un territorio dicesse ai propri cittadini: “Caro malato, ti lascio nel dolore perché le terapie palliative sono solo per pochissimi, ma se vuoi recupero in altro modo, perché posso aiutarti ad andartene, a morire in appena 27 giorni!”.

Sia ben chiaro: come stiamo spiegando in ogni dove, una legge che introducesse una procedura del Servizio Sanitario per procurare la morte di un malato introdurrebbe un inaccettabile condizionamento culturale di indifferenza verso la fragilità umana e corromperebbe l’opposto significato del sistema di sanità pubblica, che può essere preposto solo alla cura.

E stiamo pure dimostrando in tante occasioni di confronto, che, in ogni caso, è altrettanto evidente che le Regioni non possono introdurre normative in materia di fine vita, le quali invaderebbero esclusive competenze dello Stato nazionale, quali l’ordinamento penale (art. 580 cp) e quello civile, nonché l’individuazione uniforme di prestazioni tecnicamente sanitarie.

Ora, a questo dirimente giudizio, di solito sentiamo replicare che l’importanza delle cure palliative non sarebbe comunque in discussione e che l’impegno per assicurare a tutti questa possibilità sanitaria, che la Corte chiama “diritto essenziale “(cfr sentenza 242/2019), deve considerarsi prioritario.

Ebbene, allora delle due l’una: o si solleverà l’intero fronte istituzionale e politico per fermare la legge eutanasia della Campania o delle cure palliative a molti interessa, invece, davvero poco, perché prevale la volontà ideologica di affermare un valore dell’esistenza solo allineato alla “performance”, come avvisa il filosofo tedesco Byung-Chul Han.

Infatti, un’istituzione che, in sostanza, umilia i propri cittadini gravemente malati snobbando le terapie del dolore, come emerge dai dati della Campania, dovrebbe almeno conservare una sorta di “pudore istituzionale”, astenendosi dall’offrire, appunto spudoratamente, un’assistenza perché i più deboli possano, invece, venire proprio eliminati e addirittura con tempistiche record, che dovrebbero semmai essere perseguite nell’assicurare quelle cure sanitarie, al contrario del tutto carenti! Se all’annuncio della Campania, seguiranno silenzi o al massimo qualche “spalluccia”, saranno proprio questi a misurare il vero interesse per la cura dei più fragili.

 


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