Per la prima volta la Commissione Ue ha avallato 47 progetti strategici per potenziare le capacità nazionali di materie prime strategiche. Il vantaggio (anche se in ritardo) è comunque doppio: da un lato si rafforza finalmente la filiera europea delle materie prime diversificando le fonti di approvvigionamento, dall’altro si accresce la “voce geopolitica” dell’Ue che così può programmare azioni industriali slegate dalla dipendenza esterna
Le terre rare accanto alla capacità di processarle: è contenuto tutto in questo assunto il ragionamento sul futuro geopolitico e industriale da tempo all’attenzione dei decisori. La Commissione europea è giunta ad una prima fase operativa, con il varo di 47 progetti strategici (4 in Italia) per trasformare una volta per tutte le politiche legate alle materie strategiche in chiave davvero autonoma. L’obiettivo è quello di ridurre le dipendenze da fonti esterne e al contempo di rafforzare le cosiddette catene del valore. Accanto a questa iniziativa si sta sviluppando il dibattito sul come proseguire nell’immediato futuro, ovvero con provvedimenti paralleli (il ministro Adolfo Urso ha chiesto ieri la riapertura delle miniere delle materie prime critiche) per realizzare chip, semiconduttori, pannelli solari, impianti eolici, ovvero tutto ciò che è direttamente collegato al dossier energetico/green.
Qui Bruxelles
Parola d’ordine autosufficienza dell’Unione, step su cui da non pochi anni una serie di voci avevano stimolato Bruxelles, non fosse altro perché il Green Deal europeo lanciato nel 2023 da Franz Timmermans già nella sua progettazione avrebbe dovuto prevedere azioni connesse per l’approvvigionamento interno di materie prime, riducendo le dipendenze da super player stranieri. La novità al momento risiede anche nella velocizzazione delle procedure per l’ottenimento dei permessi, tra estrazione, lavorazione e riciclaggio.
In Italia il programma europeo Critical Raw Material Act (che prevede estrazione, lavorazione e riciclo di materie prime strategiche che soddisfino il 10%, il 40% e il 25% della domanda Ue entro il 2030) coinvolgerà quattro progetti: Alpha Project, LIFE22-ENV- IT-INSPIREE, Portovesme CRM, RECOVER-IT. Secondo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, “il risultato ottenuto dà l’avvio ad una nuova visione del settore delle materie prime in Italia, incentrata sulla competitività ma anche sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale. I progetti italiani che hanno ottenuto il riconoscimento di progetti strategici confermano il forte orientamento del nostro Paese verso la circolarità, la valorizzazione e l’uso efficiente delle risorse”.
Gli obiettivi
La transizioni verde e digitale dell’Europa subirà un’accelerazione oggettiva, nelle intenzioni dell’Ue, con un assist anche all’industria della difesa e all’industria aerospaziale europee. In sostanza così come affermato ieri dal vicepresidente della Commissione europea Stéphane Séjourné, “il litio cinese non sarà il gas russo di domani, per l’Unione europea, non c’è alcuna industria senza rame, senza alluminio o o senza manganese, che rinforzano le nostre leghe di acciaio. Lo dico chiaramente: non vogliamo sostituire la dipendenza con i combustibili fossili con una dipendenza dalle materie prime”. In Italia i giacimenti sono presenti in Liguria (dove c’è la più grande riserva europea di titanio), poi in Piemonte, in Lazio, in Sardegna e in Calabria.
L’iniziativa del governo
Grazie al decreto legge 84/2024, recante “Disposizioni urgenti sulle materie prime critiche di interesse strategico”, il governo ha voluto inerire nell’ordinamento giuridico italiano le prime misure di attuazione della strategia europea, tramite due azioni: in primis la creazione di un Registro Nazionale delle aziende e delle catene del valore strategiche, al fine di monitorare i flussi di materie; in secondo luogo la raccolta di quei dati imprescindibili per la stima del fabbisogno nazionale. Al momento in Italia sono attive 76 miniere di cui 22 sono quelle che l’Ue ha inserito nella propria lista di materie prime critiche (come quelle di feldspato e fluorite).
A ciò si aggiunga la connessione progettuale con l’area della difesa, vista la dipendenza per il 90% delle terre rare dalla Cina. Un tema sollevato più volte dal ministro della difesa Guido Crosetto è quello relativo alle riserve di litio per i prossimi trent’anni: come procurarsele, come difenderle senza dimenticare i giacimenti del futuro, “che sono quelli sottomarini, dove un solo giacimento ha magari 7mila volte tutto il materiale che c’è su tutta la terra”.