Skip to main content

Quale difesa europea per il futuro del multilateralismo? Il dibattito al Cnel

Il progetto ReArm Europe ha riportato al centro la discussione sulla difesa comune europea, ma la strada è ancora incerta. Il dibattito che si è tenuto al Cnel ha messo a fattor comune tutte le criticità del futuro dell’Europa, tra la necessità di una maggiore complementarietà con la Nato, la governance da costruire e il rafforzamento delle capacità militari

L’Europa è a un bivio. La difesa comune, tema dibattuto sin dal fallimento della Comunità europea di Difesa nel 1954, torna al centro del dibattito con ReArm Europe, il progetto promosso dalla Commissione europea per rafforzare le capacità strategiche del continente. Ma la domanda resta: in quale direzione deve procedere il rinnovato sforzo europeo?

Tali questioni sono state al centro del convegno “Difesa e ruolo internazionale dell’Europa”, organizzato dal Cnel, in collaborazione con il Villa Mondragone economic development association — Gruppo dei 20. Ad aprire i lavori è stato il padrone di casa, Renato Brunetta, che ha sottolineato l’importanza di un approccio strategico e coordinato per affrontare le sfide globali. 

La necessità di complementarietà tra Ue e Nato

“L’Europa deve rafforzare le proprie capacità di difesa, ma non in contrapposizione alla Nato, bensì in complementarietà con essa”, ha affermato Alessandro Minuto Rizzo, ambasciatore e già vice segretario generale della Nato. “Il rapporto transatlantico rimane fondamentale per la nostra sicurezza, e ogni passo avanti nella difesa europea deve essere fatto tenendo conto della cooperazione con gli Stati Uniti”.

Il piano della Commissione europea prevede una disponibilità di 800 miliardi di euro, tra Eurobond e maggiore flessibilità nei vincoli di bilancio. Tuttavia, rimangono aperti interrogativi cruciali sulla governance di un’eventuale difesa comune: chi prende le decisioni? Con quale catena di comando? E quale sarà il rapporto con la Nato?

Un modello da costruire

Come ha sottolineato Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa, l’Europa ha già una struttura organizzativa che potrebbe essere modellata sulla falsariga della Nato, con un meccanismo di pianificazione condiviso e una suddivisione delle capacità operative tra i vari Paesi membri. “Non si tratta di creare un esercito europeo da zero”, ha spiegato, “ma di coordinare meglio quello che già esiste. Abbiamo la capacità, ma manca ancora una volontà politica chiara”.

L’Unione europea ha già avviato iniziative come la Pesco (la Cooperazione strutturata permanente) e l’Agenzia Europea per la Difesa, ma queste strutture non sono ancora sufficientemente integrate. “Abbiamo bisogno di un sistema in cui ogni paese contribuisca con le proprie eccellenze, evitando duplicazioni e sprechi”, ha sottolineato Camporini.

La crisi della sicurezza globale

Stefano Silvestri, già presidente dello Iai, ha evidenziato come il contesto della sicurezza globale stia cambiando rapidamente, ponendo nuove sfide all’Europa. “L’architettura multilaterale su cui abbiamo contato per decenni si sta trasformando”, ha detto, “e dobbiamo essere pronti ad affrontare questa evoluzione”.

L’alleanza con gli Stati Uniti resta il pilastro della sicurezza europea, ma l’Ue deve rafforzare le proprie capacità per essere un partner più efficace. “Non si tratta di sostituire la Nato, bensì di renderci più credibili e capaci di contribuire attivamente alla nostra sicurezza e a quella dei nostri alleati”, ha spiegato Silvestri. “Abbiamo visto con la guerra in Ucraina come sia fondamentale investire in una difesa solida e in un’industria militare efficiente”.

Un’Europa che torni a pensare in grande

Un altro aspetto centrale del dibattito è stato il ruolo diplomatico dell’Europa. Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha posto l’accento sulla necessità di un modello di multilateralismo inclusivo, che possa mediare tra gli interessi occidentali e le nuove potenze emergenti. “Se l’Europa vuole contare qualcosa nel mondo, non può limitarsi a seguire le mosse degli Stati Uniti. Deve proporre un’alternativa strategica, basata sul dialogo e sulla cooperazione internazionale”.


×

Iscriviti alla newsletter