I dazi imposti dagli Stati Uniti avranno un impatto significativo sull’economia italiana, in particolare per le micro e piccole imprese che esportano verso gli Usa. Le esportazioni italiane verso gli Usa, che attualmente ammontano a 64,8 miliardi di euro, potrebbero subire una riduzione di oltre 11 miliardi. I posti di lavoro a rischio sono 33 mila. Ora la reazione deve essere di sistema. Conversazione con il presidente nazionale di Confartigianato, Marco Granelli
Sono numeri che fanno tremare i polsi. Più che un fronte eminentemente politico se ne apre uno, drammatico, che non riguarda solo l’economia in senso stretto ma la tenuta sociale del nostro Paese all’indomani dell’applicazione dei dazi da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. E sono i numeri che fornisce, sulle colonne di Formiche.net, il presidente nazionale di Confartigianato Marco Granelli che, in premessa, scolpisce un concetto: “La politica dei dazi non paga per nessuno. Le sfide commerciali si vincono garantendo la libera circolazione delle merci”.
Presidente Granelli, oggi sappiamo con certezza che Donald Trump applicherà ai Paesi dell’Ue il 20% di dazi. Come si tradurrà questo impatto sull’economia italiana?
I dazi imposti dagli Stati Uniti avranno un impatto significativo sull’economia italiana, in particolare per le micro e piccole imprese che esportano verso gli Usa. Le esportazioni italiane verso gli Usa, che attualmente ammontano a 64,8 miliardi di euro, potrebbero subire una riduzione di oltre 11 miliardi, il che non solo colpisce le imprese direttamente coinvolte nell’export, ma ha anche un impatto sulle regioni e province che maggiormente dipendono da queste esportazioni.
Quale il contraccolpo per il sistema delle Pmi artigiane?
Le micro e piccole imprese sono le più vulnerabili in questa situazione. Molte di queste aziende esportano prodotti italiani di alta qualità, soprattutto nei settori dell’alimentazione, moda, mobili, metalli e occhialeria, per un valore di 17,9 miliardi di euro. Tuttavia, bisogna ricordare che le nostre imprese hanno un’arma molto potente: l’eccellenza manifatturiera made in Italy, che è apprezzata in tutto il mondo. La politica dei dazi non paga per nessuno. Le sfide commerciali si vincono garantendo la libera circolazione delle merci. Vanno sostenuti i processi di negoziazione per evitare una escalation della guerra commerciale, mettendo in gioco gli acquisti dagli Usa di energia, di prodotti per la difesa e di servizi digitali. Proprio per questo le nostre imprese vanno accompagnate negli sforzi per assicurare l’alta qualità della manifattura made in Italy, arma vincente e distintiva che i mercati sanno riconoscere ed apprezzare. È fondamentale muoversi come Sistema Paese, con un impegno deciso da parte del governo e delle istituzioni a sostegno delle aziende e della competitività dei nostri prodotti, diversificando i mercati sui quali accompagnare le nostre imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni che si sono già dimostrate capaci di vendere i loro prodotti in molti paesi del mondo.
Il settore dell’automotive, dopo la grande crisi che soffia da Nord, sarà tra i più colpiti. Prevede un ulteriore indebolimento della filiera?
Il settore automotive è sicuramente uno dei più colpiti dai dazi, in particolare nelle regioni come l’Emilia-Romagna e il Piemonte, dove si concentrano gran parte delle esportazioni di veicoli e componenti per auto verso gli Stati Uniti. Le tariffe al 25% su questi prodotti, introdotte da oggi, potrebbero indebolire ulteriormente la filiera. Questo significa un grande rischio per l’occupazione in questi settori, in particolare nelle province più esposte come Modena e Bologna, dove le esportazioni di autoveicoli sono una parte significativa dell’economia locale.
Questi dazi imposti dagli Stati Uniti prevede possano pregiudicare anche la tenuta dei livelli occupazionali nelle Pmi?
Sì, purtroppo, i dazi potrebbero avere un impatto diretto sull’occupazione, soprattutto nelle piccole imprese che esportano verso gli Stati Uniti. Come accennato, la perdita di 33 mila posti di lavoro nelle imprese manifatturiere italiane, di cui 13 mila nelle piccole imprese che rappresentano la spina dorsale della nostra economia, è una previsione realistica se i dazi venissero applicati come pianificato. Le Pmi rischiano di essere le più vulnerabili, e quindi è fondamentale agire prontamente per sostenere l’occupazione e la competitività delle nostre imprese.
Quali i settori dell’impresa italiana che saranno esposti a rischi maggiori?
I settori maggiormente esposti ai rischi derivanti dai dazi statunitensi sono quelli con una forte componente di esportazione verso gli Stati Uniti. Tra questi, il settore automotive, l’alimentare, la moda, i mobili, la gioielleria e l’occhialeria sono tra i più colpiti. In particolare, l’Emilia-Romagna, che ha una quota del 67,1% delle esportazioni italiane di autoveicoli, e la Lombardia, che ha una grande concentrazione di piccole imprese, saranno le più vulnerabili.
Cosa si aspetta ora dall’Italia e dall’Ue come risposta a queste misure?
La risposta dell’Italia e dell’Unione europea è cruciale. È fondamentale che si intensifichino i negoziati in ambito europeo per evitare un’escalation di questa guerra commerciale. Sostenere la libera circolazione delle merci è essenziale per garantire un commercio globale senza barriere protezionistiche. Inoltre, l’Italia deve continuare a puntare sulla qualità del made in Italy, che rappresenta il nostro punto di forza. Il governo e le istituzioni devono impegnarsi a sostenere le piccole e medie imprese, favorendo anche la diversificazione dei mercati esteri, con un focus su paesi in crescita come la Turchia, Paesi arabi, l’America Latina e i Paesi del Nord Africa, dove le nostre piccole imprese stanno già vedendo risultati positivi. La competitività del nostro sistema produttivo deve essere tutelata e l’Europa deve essere unita nella difesa dei suoi interessi commerciali.