Dal palco di Varsavia, la Polonia annuncia che nel 2026 raggiungerà il 5% del Pil investito nella Difesa per contrastare la minaccia russa. Nel frattempo proseguono i colloqui tra gli Stati membri per definire il futuro della difesa europea, con il commissario Kubilius che avverte “se qualcuno non investe abbastanza nella propria difesa, deve capire che sta indebolendo anche gli altri”
La Polonia rilancia sugli investimenti nella Difesa e si fa capofila in Europa. Il ministro della Difesa polacco, Wladyslaw Kosiniak-Kamysz, ha annunciato che, nel 2026, Varsavia destinerà alle spese militari una quota pari al 5% del Pil. “Dobbiamo essere pronti agli scenari più complessi e dobbiamo essere abbastanza forti da evitare lo scoppio di una guerra”, ha affermato. “Si tratta di un’azione per renderci abbastanza forti da far sì che non sia conveniente per nessun Paese attaccare l’Unione europea o la Nato”. Così facendo, la Polonia, che già nel 2025 dovrebbe arrivare a investire il 4,7%, si conferma come lo Stato membro Ue con il più alto livello di spesa per la Difesa in rapporto al Pil. Tra gli Stati dell’Europa orientale, la Polonia è quella più direttamente minacciata da una possibile aggressione russa, complici l’assenza di barriere geografiche naturali con la Bielorussia e la vicinanza con siti militari strategici come l’exclave di Kaliningrad e il corridoio di Suwałki.
Varsavia non è l’unica a fare bandiera dei propri aumenti di spesa. Recentemente, anche la Grecia ha annunciato un piano di rafforzamento delle proprie Forze armate, dal valore di 25 miliardi di euro in dodici anni. Il grosso di questa cifra andrà a coprire la costruzione di un sistema di difesa aerea, battezzato “Scudo d’Achille” e pensato per offrire un perimetro di difesa stratificata contro missili, droni e aerei.
L’Europa concorde sull’aumento della spesa, ma di quanto?
Il palco scelto dalla Polonia per l’aumento degli investimenti è stato il meeting informale dei ministri della Difesa dell’Unione europea, tenutosi proprio a Varsavia. L’incontro, cui hanno preso parte anche funzionari Nato e ucraini, aveva il duplice obiettivo di fare il punto sugli aiuti europei a Kyiv e di illustrare i contenuti del Libro bianco sulla difesa europea presentato dalla Commissione europea insieme al piano ReArm/Readiness 2030. Al centro dei dibattiti, il tema dell’aumento della spesa militare tra i membri europei dell’Alleanza Atlantica, così come richiesto dagli Stati Uniti.
Tuttavia, se l’accordo generale su un incremento della spesa è pressoché unanime, meno concordi sono le posizioni su quanto e come finanziare tali aumenti. A tal riguardo, “stiamo facendo di più”, ha affermato Kaja Kallas, Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza. “Non mi concentrerei tanto sui numeri”, ha commentato, quanto più “sulle capacità e su cos’altro possiamo fare insieme”. “Dobbiamo capire che la difesa è un simbolo della solidarietà, che è il valore più grande dell’Unione europea”, ha dichiarato il Commissario europeo per la Difesa e lo Spazio Andrius Kubilius. “Solidarietà nella difesa — ha aggiunto — significa attuare i principi della difesa collettiva, dove ogni Stato membro deve sentirsi responsabile non solo per la propria, ma anche per la difesa collettiva. Se qualcuno non investe abbastanza nella propria difesa, deve capire che sta indebolendo anche gli altri Paesi”.
L’Italia si batte per mantenere un fronte compatto
Presente al meeting anche l’Italia, con il ministro della Difesa Guido Crosetto. “Un’importante occasione — ha dichiarato il ministro — per definire strategie condivise per rafforzare la sicurezza delle nazioni e quella europea, con un focus sulla cooperazione industriale, tecnologica e operativa tra gli Stati membri. Abbiamo approfondito le proposte del Libro Bianco sulla difesa europea e le possibili soluzioni per colmare le principali carenze capacitive in vista del Consiglio europeo di giugno”.
Sul fronte diplomatico, l’Italia ha ribadito il suo sostegno a una pace giusta e duratura per l’Ucraina, così come “l’importanza di un approccio unitario e coordinato tra gli alleati europei e transatlantici”. A latere del meeting, Crosetto ha anche incontrato i suoi omologhi di Francia, Estonia, Slovacchia e Paesi Bassi, con i quali ha sostenuto ulteriori conversazioni circa i temi di interesse comune, non ultimi il rafforzamento dei presupposti di deterrenza e il potenziamento dell’interoperabilità tra le Forze armate europee.