Il dibattito sul ritorno del nucleare in Italia sta aprendo nuove prospettive, non solo in ottica di autonomia energetica, ma anche per il settore della cantieristica. Con il trasporto marittimo ancora dipendente dai combustibili fossili, l’adozione di reattori nucleari modulari di piccola taglia potrebbe rivoluzionare la navigazione, eliminando le emissioni di CO₂ e abbattendo i costi di rifornimento. L’integrazione di questa tecnologia, che richiede competenze ingegneristiche avanzate, potrebbe anche rappresentare un’opportunità per i player commerciali europei per recuperare terreno rispetto ai competitor asiatici
Il nucleare potrebbe rappresentare una svolta, non solo per l’autonomia energetica nazionale, ma anche per il settore della cantieristica. Il dibattito sulla possibilità di un ritorno del nucleare in Italia sta aprendo a diverse prospettive circa l’impiego di nuove tecnologie nucleari per rispettare gli obiettivi di neutralità climatica entro il 2050. A oggi, infatti, il trasporto marittimo è ancora quasi totalmente dipendente dai combustibili fossili. A oggi, il 93% dell’alimentazione delle navi proviene da fonti tradizionali, con il gas naturale liquefatto (Gnl) che copre appena il restante 7%.
Mentre si studiano mix di combustibili alternativi per rendere la navigazione più sostenibile, l’opzione nucleare rimane sul tavolo. Lo ha confermato anche il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, durante l’evento “On the way to Net Zero”, organizzato da Fincantieri in collaborazione con Eni e Rina. Il ministro ha infatti ribadito l’impegno del governo sul fronte della sperimentazione, specialmente rispetto alla fusione. Nell’ambito navale, poi, il nucleare potrebbe dare il via a una vera e propria rivoluzione. Se finora questa soluzione è stata prerogativa quasi esclusiva del comparto militare (basti pensare ai sottomarini e alle portaerei a propulsione nucleare), oggi l’attenzione si sta spostando anche verso le navi commerciali e civili. Come spiegato da Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri, l’adozione di reattori modulari di piccola taglia (Smr – Small modular reactor) consentirebbe di eliminare del tutto le emissioni di CO₂ durante la navigazione, garantendo al contempo un’autonomia e un’efficienza nettamente superiori rispetto ai combustibili tradizionali. Come ha fatto notare Folgiero, uno dei vantaggi offerti dai moderni Smr è la riduzione della cosiddetta zona di esclusione, ovvero l’area di sicurezza necessaria attorno ai reattori nucleari. Le nuove tecnologie di quarta generazione impiegano infatti reattori raffreddati a piombo o con sistemi chimicamente e meccanicamente più sicuri rispetto ai tradizionali reattori ad acqua pressurizzata. Questo significa che l’integrazione di un reattore su una nave commerciale non implicherebbe le stesse limitazioni logistiche e operative dei reattori nucleari a terra, rendendo questa tecnologia molto più praticabile per l’uso su larga scala.
Un’opportunità per la cantieristica europea
A oggi, il settore della cantieristica commerciale registra l’ascesa degli attori asiatici (cinesi e sudcoreani in particolare) che, grazie alla produzione su vasta scala, a un costo del lavoro inferiore e a politiche industriali assertive, si sono ormai imposti come un punto di riferimento nel settore del transhipment. Ciò che ne consegue è un mercato fortemente sbilanciato: mentre l’Asia costruisce la maggior parte delle grandi imbarcazioni destinate al commercio globale, l’Europa ha mantenuto una nicchia di eccellenza nella produzione di navi specializzate, come quelle militari e da crociera.
Tuttavia, il contesto sta cambiando. L’adozione di nuove tecnologie — potenzialmente esclusive — per la propulsione potrebbe rappresentare una leva strategica per recuperare competitività nel settore. L’integrazione di piccoli reattori nucleari di quarta generazione offrirebbe un vantaggio tecnologico potenzialmente rivoluzionario, configurando un prodotto che, a fronte di una spesa di acquisizione iniziale degna di nota, abbatterebbe nettamente i costi diretti e indiretti connessi al rifornimento.
Inoltre, a differenza delle tradizionali motorizzazioni a combustibili fossili (che possono essere replicate con relativa facilità), costruire un sistema di propulsione nucleare richiede competenze ingegneristiche avanzate. Competenze ampiamente disponibili in Italia e in Europa. Questo fattore potrebbe dunque agire da barriera all’ingresso nei confronti dei competitor asiatici, consolidando il vantaggio dell’Europa in un settore altamente regolamentato e complesso. Inoltre, il know-how acquisito con lo sviluppo dei reattori modulari potrebbe aprire nuove opportunità di collaborazione con altri comparti industriali, dalla difesa all’energia civile. Se l’Europa riuscirà a capitalizzare questa opportunità, i suoi cantieri potrebbero non solo mantenere la leadership nei settori in cui già eccellono, ma anche riconquistare quote di mercato nel segmento delle navi commerciali, attirando una domanda sempre più orientata alla sostenibilità e all’innovazione.
Dalla difesa al settore civile
Come chiarito da Folgiero, lo studio sulle potenzialità del nucleare comprenderà “una curva più a lungo termine”. Dunque, niente navi da crociera ad alimentazione nucleare per adesso. Tuttavia, non molto tempo fa, lo stesso Folgiero ha annunciato che sono in corso, insieme alla Marina militare, degli studi di fattibilità che mirano a valutare l’implementazione di mini-reattori nucleari sulle navi militari italiane. Tali esperimenti potrebbero, a loro volta, costituire un utile banco di prova per il futuro. Come spesso accade, infatti, le innovazioni sviluppate per la difesa tendono a creare ricadute tecnologiche anche nel settore civile. La Francia, ad esempio, ha maturato una solida esperienza nell’integrazione di reattori nucleari sulle proprie unità militari attraverso Naval Group (equivalente di Fincantieri nel comparto della difesa). Seguendo questa logica, l’Italia potrebbe avvalersi delle competenze acquisite nello sviluppo di soluzioni avanzate per la propulsione nucleare in ambito militare e applicarle progressivamente anche al trasporto commerciale. Inoltre, l’Italia non parte da zero: in passato, il nostro Paese ha esplorato la possibilità di progettare scafi a propulsione nucleare, anche se questi progetti non hanno mai trovato una piena realizzazione. Oggi, con la disponibilità di nuove tecnologie e una maggiore sensibilità verso la transizione energetica, potrebbe essere il momento giusto per rilanciare questa prospettiva.