“Weber al Consiglio nazionale? Dimostra l’importanza di Forza Italia. L’industria Ue? Aumenti le proprie produzioni strategiche. Difesa non è solo bombe, ma cybersicurezza, aerospazio e frontiere esterne. La maggioranza? Coesa, mai un voto dissonante in Parlamento”. Conversazione con il portavoce di Forza Italia, Raffaele Nevi
“Il secondo mandato del governo Meloni? Affronteremo tutte le sfide con il massimo della coesione fra alleati, come dimostra il fatto incontrovertibile che mai ci sono state votazioni dissonanti in Parlamento. Ciò dimostra non solo che il centrodestra è assolutamente solido, ma che quello italiano è uno dei Governi più stabili in Europa. I mercati e lo spread lo hanno capito bene”.
Questa la riflessione che il portavoce nazionale di Forza Italia, Raffaele Nevi, affida a Formiche.net presentando obiettivi e direttrice di marcia del consiglio nazionale di Forza Italia. In questa ampia conversazione, Nevi analizza tutti i temi all’ordine del giorno, come i dazi americani, il fondo per la difesa comune, passando per le previsioni negative su troika e Italexit che fino alla nascita del governo si erano concentrate sull’Italia a guida centrodestra.
Al Consiglio nazionale di Forza Italia ospite d’onore sarà Manfred Weber: quale il messaggio che arriva al Paese e alla solidità della maggioranza?
Anzitutto la presenza di Weber è un attestato di stima verso Forza Italia all’interno del Partito Popolare europeo. Mai come come negli ultimi due anni abbiamo aumentato il nostro peso specifico all’interno del Ppe e ne stiamo orientando l’agenda. Mi pare che tutti gli osservatori abbiano ben capito che il Ppe sta cambiando rispetto a una linea che, oggettivamente, era a nostro avviso troppo appiattita verso la sinistra che aveva uno strapotere attraverso il commissario Timmermans. Era inoltre frutto di una stagione politica in cui i socialisti contavano molto di più. Oggi siamo protagonisti anche grazie alla autorevolissima presenza di Antonio Tajani che è un leader riconosciuto a livello europeo da tutti ed è una delle persone che ha contribuito di più a questa svolta nell’agenda del Partito Popolare. Weber, con cui Tajani ha un rapporto di antica amicizia, viene per ascoltare innanzitutto e anche per riaffermare questo legame forte che c’è con il nostro Paese e con la forza politica che in Italia rappresenta il Ppe.
Lei ha fatto riferimento a politiche del passato, la prima che mi viene in mente è quella sulla transizione. Ieri Giorgia Meloni sui dazi ha proposto di ragionare sulla sospensione del green deal. Che ne pensa?
Tutta questa impostazione ideologica, non solo sull’auto ma anche all’agricoltura e all’energia, va controbilanciata. Il Consiglio nazionale produrrà dei documenti che verranno approvati su temi rilevanti come competitività, industria e agricoltura, quest’ultimo che ho curato particolarmente essendo il responsabile nazionale. Noi chiediamo semplicemente che si cambi atteggiamento. Dobbiamo costruire un’Europa che sia vicina alle imprese soprattutto in virtù di quello che sta succedendo con i dazi americani. Abbiamo bisogno necessariamente di attuare una strategia che punti al rafforzamento del nostro sistema produttivo, che punti a far sì che l’Europa possa aumentare le sue produzioni strategiche sia per quanto riguarda l’industria che l’agricoltura. Dobbiamo essere attrattivi per gli investimenti e dobbiamo diventare un continente dove deve essere semplice fare impresa.
Tra le imprese che dovrebbero essere messe nelle condizioni di lavorare meglio ci sono anche quelle della difesa, visto che prima del RearmEu nel programma elettorale di Ursula von der Leyen c’era proprio la difesa comune?
Noi stiamo spingendo per una difesa che sia sempre più comune, per questo dovremo coordinarci e razionalizzare le risorse ma coordinandole meglio e in questo modo potremo arrivare a una difesa che sia veramente comune, al di là del del fatto che ci sia o meno un generale come capo unico. Quello che è più importante in questo momento è che nel piano della Commissione c’è la volontà di parlarsi di più, di coordinarsi di più, di raccordare tutte le tecnologie che fanno parte del sistema difesa: dobbiamo dotarci di un sistema di sicurezza interno che sia più efficace. Dopodiché questo si fa sia attraverso una deroga del patto di stabilità in modo da non sacrificare altre spese per noi fondamentali, come fondi di coesione, sia con un debito comune sul quale bisognerebbe lavorare come osservato dal piano di Mario Draghi, ma non dimentichiamo che di questa realtà ne avevano già parlato prima Berlusconi e Tajani. Fa bene Giorgia Meloni a voler rilanciare anche da questo punto di vista un fondo europeo per la difesa e per la competitività delle imprese, due aree strategiche anche perché la difesa non è solo bombe ma abbraccia la cybersicurezza, le acque, l’aerospazio, le frontiere esterne dell’Europa, le missioni internazionali. Il tutto nel rispetto dei patti con la Nato. In questo senso bene ha fatto il nostro ministro degli Esteri a chiedere attenzione agli Stati Uniti, perché se vogliono che aumentiamo la spesa militare dobbiamo anche però dall’altra parte non farci la guerra commerciale. Insomma, dobbiamo arrivare anche a un nuovo patto con gli Stati Uniti e questo è un tema che a noi sta molto a cuore.
Il Governo Meloni, giunto a metà mandato, è arrivato ad essere il quinto più longevo della Repubblica italiana, ma durante la campagna elettorale del 2022 molti giornali italiani e stranieri parlavano di Italexit e rischio troika per i conti pubblici. Quale il bilancio di questi due anni e mezzo in maggioranza e come il centrodestra guarda già alle prossime elezioni?
Intanto mi fa piacere che si ricordi ciò che si diceva prima della nascita dell’esecutivo: che sarebbe dovuto venire giù tutto, che avremmo sfasciato i conti pubblici, che lo spread sarebbe andato alle stelle, che saremmo usciti dall’Ue: è successo esattamente il contrario. Abbiamo eliminato il reddito di cittadinanza e dicevano che ci sarebbero stati tumulti in Italia, invece abbiamo raggiunto il milione di posti di lavoro in due anni e penso che questo sia un risultato importante. Poi ci siamo assunti la responsabilità di mettere in sicurezza i conti pubblici che erano fuori controllo a causa del super bonus e ci avevano detto che sarebbe stato un disastro economico. Ora ci aspetta un’altra sfida: gestire questa situazione internazionale molto delicata, che rischia di metterci in difficoltà anche dal punto di vista della tenuta del prodotto interno lordo, quindi della crescita economica.
Dovremo tamponare questa problematica e sarà giusto farlo insieme al mondo delle imprese che verrà riunito la settimana prossima dal Governo. Poi dovremo portare a compimento le riforme che abbiamo promesso agli italiani, a cominciare dalla giustizia passando per il premierato, senza dimenticare le infrastrutture. Lo faremo con il massimo della coesione fra alleati, come dimostra il fatto incontrovertibile che mai ci sono state votazioni dissonanti in Parlamento. Ciò dimostra non solo che il centrodestra italiano è assolutamente solido, ma che quello italiano è uno dei Governi più stabili in Europa. I mercati e lo spread lo hanno capito bene.