L’obiettivo di Giuseppe Conte è quello di intercettare, al fine di un maggior consenso elettorale, il “tengo famiglia degli italiani” raccogliendoli sotto il simbolo della “falce e pochette” e trattandoli come un popolo di sprovveduti. L’opinione di Giuliano Cazzola
sDice il proverbio: “Non tutto il male viene per nuocere”. Per quanto io consideri vergognosa la manifestazione promossa dal M5S in corso oggi a Roma, devo riconoscere che l’iniziativa determina quell’utilità che proviene dalla chiarezza, una caratteristica che è stata addirittura rivendicata da Giuseppe Conte prima di dare inizio alla sfilata. La stessa chiarezza che aveva indotto il M5S a non aderire alla pagliacciata del 15 marzo in Piazza del Popolo al seguito di Michele Serra e del partito di Repubblica.
Oggi possiamo dire di conoscere uno per uno i “putiniani” reo confessi, che non sono scesi per le strade invocando un’Europa immaginata a Ventotene nel 1941 per contrapporla a quella esistente a Bruxelles, ma che non si sottraggono dal sostenere il disarmo morale e operativo dell’Unione verso i suoi nemici. Non ci sono giri di parole a copertura di un riarmo buono ed accettabile se è fatto in funzione di un esercito europeo, mentre è inaccettabile un riarmo dei singoli Paesi. Un Antonio Di Pietro d’antan userebbe una delle sue metafore contadine: va bene se è “zuppa” (l’esercito europeo), non se è “pane bagnato” (il rafforzamento dello strumento militare nazionale).
I pentastellati si accontentano delle Guardie forestali. Lo spirito è il solito: quello che nella storia più recente ha accompagnato il finto pacifismo al soldo del nemico, quello che nell’immediato dopoguerra veniva predicato dagli “utili idioti” (anche se molti di loro erano intellettuali alla moda) dei “Partigiani della pace” un’organizzazione internazionale finanziata dall’Urss che ne propagandava la vocazione pacifista minacciata dall’imperialismo yankee; poi, quello che alla fine degli anni ’70 del secolo scorso si mobilitò, in Italia e Germania soprattutto, contro l’installazione dei missili Nato allo scopo di ripristinare l’equilibrio messo in discussione dall’Urss che lo schieramento degli SS 20. Allora era talmente evidente la disonestà delle istanze del pacifismo, che i caporioni furono costretti a trovare un solo argomento di giustificazione nel “meglio rossi che morti”.
In fondo, il pacifismo dei marciatori del 5 aprile ha una diretta derivazione da quella dottrina della resa coniata al tempo degli euromissili e non tiene neppure conto delle lezioni della storia, perché fu quella decisione a determinare, pochi anni, dopo il primo accordo sul disarmo tra Reagan e Gorbaciov che nel 1987 pose fine alla vicenda degli euromissili, installati, anni prima, da Usa e Urss sul territorio europeo, a prova che solo la reciproca deterrenza garantisce la pace. Un articolo di Paolo Ferrero di Rifondazione comunista, ospitato da Il Fatto quotidiano, mette in evidenza una rappresentazione – significativa di quell’ambiente – della guerra in atto e del disordine geopolitico provocato dal “trumpismo”: “La cecità di queste élites di centro destra e centro sinistra – che non riconoscono la sconfitta militare come gli squilibri finanziari mondiali – è clamorosa e foriera di ulteriori disastri. Dopo aver ricercato la guerra in Ucraina con determinazione di miglior causa, oggi – scoprendosi orfane del padrone statunitense – reagiscono in modo rabbioso opponendosi alla ricerca della pace e favorendo l’acuirsi della guerra commerciale”.
È difficile (neppure l’IA ci riuscirebbe) raccogliere tante menzogne in così poche righe. Solo un’ideologia malata può determinare un tale capovolgimento della realtà. Ma almeno c’è di mezzo un’ideologia – come il comunismo non abiurato – che nei decenni del secolo scorso ha indotto miliardi di persone a credere nell’inganno di un regime criminale e a non accorgersi che, in nome di ideali nobilissimi, venivano commessi delitti contro l’umanità e i suoi più elementari diritti.
Giuseppe Conte non ha neppure questa sciagurata motivazione. Il suo obiettivo è quello di intercettare, al fine di un maggior consenso elettorale, il “tengo famiglia degli italiani” raccogliendoli sotto il simbolo della “falce e pochette” e trattandoli come un popolo di dementi. Basta leggere l’appello a manifestare: “Contro il riarmo, contro lo spreco di miliardi in armi mentre scuole, ospedali e servizi pubblici vengono lasciati senza risorse. Diciamo NO a un governo che vuole portare l’Italia nel vortice di una folle corsa agli armamenti, sottraendo fondi a sanità, istruzione e welfare. Un piano che arricchirà le lobby militari e impoverirà cittadini e lavoratori di un’Italia sempre più in bolletta”.
Qui c’è un aspetto paradossale; ai giornalisti che li intervistano, i partecipanti rivendicano lo stanziamento di maggiori risorse per la sanità pubblica, dimenticando che fu proprio il Conte 2 a rifiutare i 37 miliardi del Mes sanitario erogati ad un tasso di interesse pari allo 0,1%. È vero: Conte era in buona compagnia con la Lega e FdI, tanto che neppure il governo Draghi riuscì a compiere l’operazione perché gli immotivati dinieghi trasversali bloccavano, di volta in volta, sia le maggioranze che le opposizioni. È facile chiedere alla gente se preferisce avere il burro o i cannoni. Basta sapere che cosa fare col burro quando serviranno i cannoni o quando i nostri cannoni potrebbero indurre un nemico a non usare i suoi. L’importante è non essere costretti ad adoperare il burro come nel film “L’ultimo tango a Parigi”.
Tutto ciò premesso, non siamo riusciti a trovare un solo motivo per giustificare la partecipazione di Elly Schlein e di esponenti del Pd alla Marcia della pace organizzata proprio per mettere in difficoltà i dem, con la diabolica tentazione del pacifismo senza se e senza ma. Ci è venuta in mente solo una frase contenuta nel romanzo “Tonio Kroger” di Thomas Mann: “Chi più ama è il sottomesso. E deve soffrire”.
(Foto: X/Luca De Carolis)