Skip to main content

Per TikTok il tempo stringe. Donald Trump valuta le offerte sul tavolo

Sabato scade la proroga per evitare il bando dell’app cinese concessa dal presidente americano a inizio mandato. Oggi alla Casa Bianca ci sarà una riunione con tutto il team di sicurezza per capire chi potrebbe essere il miglior acquirente. Al momento i papabili rimangono Perplexity, Blackstone e, ultimo arrivato, l’investitore Andreessen Horowitz. Ma quello più avanti di tutti è Oracle, nonostante alcuni problemi

Il tempo per TikTok sta per finire. Sabato 5 aprile scade la proroga concessa da Donald Trump nel giorno del suo insediamento, con cui ha ritardato di 75 giorni il bando della piattaforma di proprietà di ByteDance. Quel termine è arrivato. Se entro tre giorni la società cinese non troverà un nuovo acquirente, allora verrà vietata su tutto il territorio degli Stati Uniti.

Ecco perché a Washington sono ore frenetiche. Secondo la stampa americana, come Nbc e Cbs News, quest’oggi è attesa una riunione alla Casa Bianca in cui Trump esaminerà le offerte che sono arrivate fino a ora sul suo tavolo. Insieme a lui ci saranno il vicepresidente JD Vance (che sta monitorando di persona la trattativa), il consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz, la direttrice dell’intelligence Tulsi Gabbard e il segretario al Commercio Howard Lutnick. “Abbiamo molti potenziali acquirenti”, ha affermato Trump dall’Air Force One nel fine settimana. “C’è un enorme interesse per TikTok. Vorrei che rimanesse in vita”.

Tra i potenziali acquirenti, scriveva ieri il Financial Times, figura anche Andreessen Horowitz. Il magnate dei venture capital, molto vicino a Trump, sarebbe entrato in trattative per impossessarsi di una quota di TikTok. Dentro il negoziato c’è anche Blackstone, che vorrebbe investire 1 miliardo di dollari – meno di Horowitz, secondo il quotidiano della City. A gennaio si era fatto avanti anche Perplexity, il motore di intelligenza artificiale, presentando un’offerta di fusione con cui avrebbe realizzato un algoritmo trasparente e ulteriori funzioni di IA. In questo modo si avrà un “TikTok ricostruito e potenziato” che “creerebbe la più grande piattaforma al mondo per la creatività e la scoperta della conoscenza”.

Per Politico, invece, l’indiziato numero uno rimane Oracle. La Casa Bianca sta parlando con l’azienda da tempo ed è probabile che la scelta alla fine ricada su di lei. Il motivo che porta a pensare a Oracle è logico. Già in passato, durante l’amministrazione di Joe Biden, aveva siglato insieme a TikTok un accordo (noto come Project Texas) per immagazzinare i dati degli utenti americani in un data center in Texas. Niente in grado di calmare le preoccupazioni di chi a Washington teme un’intrusione della Cina. Come osserva però Politico, un eventuale “Project Texas 2.0” potrebbe andare contro la legge – ma su cui nessuna istituzione, neanche il Congresso, ha le armi per cambiare le cose. Qualora Pechino mantenga il controllo dell’algoritmo, o comunque non lo ceda per intero, potrebbe continuare a sfruttare le sue vulnerabilità per intrufolarsi dentro i dispositivi statunitensi.

La questione legata all’algoritmo è dunque centrale e determinerà anche il prezzo finale dell’operazione. Per risolvere il problema legato alla sicurezza, ne andrebbe sviluppato uno completamente nuovo oppure bisognerebbe chiedere a Oracle di supervisionare le attività di TikTok e, nel caso, notificare eventuali illeciti. Ma solo sulla fiducia non si possono fare affari, specie se le parti si chiamano America e Cina.


×

Iscriviti alla newsletter