Skip to main content

Global Gateway, un passo in avanti tra Ue e Asia centrale

In una fase geopolitica caratterizzata dall’aspra contrapposizione, la decisione di Bruxelles di instaurare un partenariato strategico con l’Asia centrale è da salutare come un seme da piantare (anche se in ritardo) in un terreno fertile. L’idea è quella di poter contare l’uno sull’altro e “nel mondo di oggi questo è più importante che mai”, dice von der Leyen. Ma in che modo procedere? Verosimile un ingresso in una macro area dove Pechino ha una certa influenza, anche energeticamente connessa alle mire russe?

A Samarcanda i massimi vertici dell’Ue partecipano al primo summit dell’Asia centrale: è la prima volta in assoluto e dimostra un attivismo su fronti strategici che fino a ieri erano ad esclusivo appannaggio di Russia e Cina. Una presenza che, al contempo, fa maturare la consapevolezza che l’insieme delle politiche che riguardano il contesto che abbraccia Asia e Vecchio continente vanno valutate non singolarmente: bensì potranno portare un dividendo politico solo se integrate con altre, come ad esempio l’Imec, il Trans Caspian Transport Corridor nell’ambito del progetto infrastrutturale globale da 300 miliardi di dollari del Global Gateway.

Qui Samarcanda

Non un nuovo inizio ma un passo avanti. Ursula Von der Leyen sceglie questa traccia per aprire i lavori del primo vertice tra i cinque Paesi dell’Asia Centrale e i Paesi dell’Ue. Due blocchi che in sette anni hanno visto migliorare gli scambi commerciali, come dimostra il dato tra l’Uzbekistan e l’Unione Europea (passati da 2,6 miliardi di dollari nel 2017 a 6,4 miliardi di dollari nel 2024). Parimenti le esportazioni sono aumentate da 472,3 milioni di dollari a 1,7 miliardi di dollari. Una trasformazione profonda, l’ha definita Antonio Costa, presidente del Consiglio Europeo, parlando a proposito di come questa area sia diventata a tutti gli effetti un centro di dialogo e cooperazione globale. Il numero uno della Commissione europea ha puntato molto sulla scelta dei Paesi di aprirsi all’Europa, con buone prospettive per approfondire la connessione bilaterale.

Perché il partenariato

In una fase geopolitica caratterizzata dall’aspra contrapposizione, la decisione di Bruxelles di instaurare un partenariato strategico con l’Asia centrale è da salutare come un seme da piantare (anche se in ritardo) in un terreno fertile. L’idea è quella di poter contare l’uno sull’altro e “nel mondo di oggi questo è più importante che mai”, dice von der Leyen. Ma in che modo procedere? Verosimile un ingresso in pompa magna in una macro area dove Pechino ha una certa influenza, anche energeticamente connessa alle mire russe?

Va ricordato che l’Imec Corridor è stato immaginato per contrastare l’espansionismo infrastrutturale cinese nella regione e diventare un’alternativa al grande progetto della Bri. Appare evidente che, a seguito del conflitto a Gaza, le relazioni “logistiche” tra Riad e Tel Aviv si sono raffreddate in quella prospettiva, senza dimenticare che la Giordania non farà parte del progetto. Per cui immaginare strade alternative è utile se fatto in una cornice armonica, che offra all’Ue uno strumento di collaborazione diretta con quelle regioni, sempre più strategiche a livello infrastrutturale.

I progressi e le aspetttive

Nel giugno 2023 in occasione del secondo vertice tra Unione Europea e Paesi dell’Asia centrale, alla presenza di Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Kazakhistan e dell’allora presidente del Consiglio europeo Charles Michel, il dialogo politico era stato salutato dai partecipanti come propedeutico a progetti mirati in vari settori come la digitalizzazione, i trasporti, la gestione energetica e idrica, per arrivare ad avere un sistema energetico sostenibile in Asia centrale. Oggi che quell’area ha deciso di attuare una svolta vera verso l’Ue, vanno preparate le adeguate risposte alle molteplici aspettative che ci sono in campo. Al momento gli impegni presi sono alla voce cooperazione multilaterale, sicurezza, energia, transizione verde. E dal momento che nel dicembre scorso gli Stati membri hanno approvato 46 progetti faro della strategia Global Gateway per il 2025, ecco che la messa a terra in Asia centrale di quelle azioni sarà decisiva per i futuri decenni della stessa Ue.


×

Iscriviti alla newsletter