La tecnologia incontra la strategia, dalle soluzioni antidrone ai laboratori di simulazione, il salone mostra una filiera industriale in fermento. Sullo sfondo i programmi della Marina, dalle Fremm Evo ai Ddx e Ppx, che trasformano innovazione e ricerca in capacità operative e proiezione internazionale
A La Spezia ha preso il via Seafuture 2025, evento che, fino al 2 ottobre, mette in campo le ambizioni tecnologiche e strategiche della difesa navale italiana e non solo. Alla cerimonia inaugurale il ministro Guido Crosetto ha lanciato un messaggio chiaro: “non c’è progresso senza sapere, senza tecnologia, senza chi lo preserva”. Un richiamo che lega industria e politica, ricordando come la competizione internazionale si giochi sempre di più sulle capacità tecnologiche e sul modo in cui un Paese sceglie di difenderle.
Innovazione e concretezza, così l’industria navale si racconta a Seafuture
Il salone non è soltanto una vetrina per le aziende presenti, ma il racconto di un’industria che sta facendo grandi progressi nella direzione della concretezza. Mbda ha sottolineato il tema della difesa a più livelli del dominio marittimo, insistendo sul valore di un ecosistema di capacità in grado di proteggere la flotta e di colpire con precisione a lunga distanza. Al centro l’idea che la velocità con cui si produce e si consegna conti quanto la raffinatezza dei sensori. È in questo contesto che si inserisce il nuovo Teseo Mk2E, missile sviluppato insieme alla Marina e concepito per restare aggiornabile e flessibile, capace di ricevere dati e correggere la rotta anche in volo. Leonardo, dal canto suo, ha scelto di portare a La Spezia un’innovazione molto concreta, la torretta Lionfish 30, che rappresenta un salto generazionale nella protezione ravvicinata delle unità navali grazie alla sua compattezza, all’automazione del caricatore e a sistemi ottici avanzati che la rendono efficace contro minacce rapide e imprevedibili come i droni. Sul fronte delle tecnologie di protezione navale, Elt Group ha presentato Ews, una suite avanzata sviluppata per la classe Fremm Evo, che va oltre la semplice capacità di intercettare segnali, integrando un sistema antidrone (Adrian) in grado di individuare e neutralizzare velivoli ostili grazie alla combinazione di sensori eterogenei e algoritmi di intelligenza artificiale. L’azienda ha anche presentato Ew naval simulation lab, un laboratorio di simulazione immersivo che permette agli operatori di allenarsi in scenari complessi, segno di una crescente attenzione all’elemento umano e non solo alla macchina. Accanto a questi sistemi, Elt Group ha presentato due progetti che mostrano come l’intelligenza artificiale stia entrando nei processi e nei prodotti. Con Virtual & extended reality for maintenance and training i tecnici possono esercitarsi in ambienti digitali riducendo rischi e tempi, mentre il Bright elt assistant offre un supporto in tempo reale custodendo il know-how aziendale. “L’Artificial intelligence è un abilitante trasversale a tutti i domini della difesa” ha spiegato la Ceo Domitilla Benigni “la utilizziamo per migliorare processi e prodotti, dalla formazione immersiva al supporto a distanza, fino alla piena integrazione nei sistemi operativi”.
Dalla vetrina alla realtà, i piani della Marina per il futuro
L’assegnazione a Mbda della produzione del Teseo Mk2E segna il passaggio dalla vetrina alla realtà operativa. La nuova arma diventa il simbolo di una stagione di rinnovamento che vede la Marina impegnata su più fronti. Le fregate Fremm Evo in costruzione introdurranno radar avanzati, sistemi di comando di ultima generazione e una maggiore resistenza agli attacchi cibernetici, con in più la capacità di operare insieme a mezzi senza equipaggio, ormai parte integrante del futuro navale. I cacciatorpediniere Ddx, vere e proprie capital ship del Mediterraneo, avranno il compito di proteggere le flotte con scudi antiaerei e antibalistici, garantendo al Paese una presenza credibile nei mari più delicati. Più vicini alla dimensione del pattugliamento, i nuovi Ppx rappresentano l’anello di congiunzione tra la sorveglianza quotidiana e l’alta tecnologia, grazie a un mix di compattezza, flessibilità e predisposizione per ospitare elicotteri e sistemi unmanned. L’insieme di questi programmi mostra come Seafuture non sia solo vetrina ma momento in cui industria e Forze Armate convergono su una visione. Le nuove piattaforme raccontano un’Italia che non rinuncia a difendere le proprie rotte e a investire in un settore che significa occupazione, autonomia strategica e capacità di proiezione internazionale.







