Le recenti mobilitazioni genovesi hanno riportato al centro della scena Thiago Ávila, attivista che si ispira esplicitamente all’ideologia di Hezbollah. L’assenza di un’analisi completa da parte dei media contribuisce a una narrazione distorta, che può generare sostegno inconsapevole a gruppi radicali finanziati da Teheran e lontani da qualsiasi percorso autentico di pace
Uno dei protagonisti della manifestazione di ieri a Genova è stato Thiago Ávila, giovane attivista brasiliano già noto alle cronache per il ruolo di primo piano assunto nella Global Flotilla. Ávila ha dichiarato pubblicamente di ispirarsi all’ideologia del movimento terroristico libanese Hezbollah, e in particolare al suo leader. Ha inoltre preso parte ai funerali di Hassan Nasrallah.
La libertà di esprimere e di manifestare le proprie idee a 360 gradi è sacra, come sottolinea Aryeh Neier, fondatore di Human Rights Watch, nel suo celebre libro del 1979 Defending My Enemy, recentemente ripubblicato.
Ma c’è una domanda da porre all’attenzione del dibattito pubblico: perché i media italiani tacciono sulle fonti di ispirazione di Thiago Ávila, mentre ne enfatizzano il ruolo nella manifestazione dei Cub a Genova? Si tratta di posizioni gravi che — inneggiando al martirio — diffondono un’ideologia della morte estremamente inquietante.
Un’informazione più completa e più corretta potrebbe forse evitare il rischio di un supporto inconsapevole a movimenti terroristici finanziati da Teheran, incompatibili con una ricerca non meramente retorica della pace.
A proposito di Iran, dobbiamo infine evitare che — a distanza di tre anni — la tragica morte di Mahsa Amini cada nell’oblio.















