Un imprenditore di Shenzhen ha acquistato una quota del produttore russo Rustakt, al centro della produzione dei droni usati al fronte in Ucraina. Un legame industriale che rivela la crescente dipendenza tecnologica di Mosca dalla Cina e il ruolo di Pechino nel sostenere, indirettamente, lo sforzo bellico russo
I legami tra Repubblica Popolare e Federazione Russa nella supply chain della filiera dei droni si fanno ancora più forti. Un imprenditore cinese chiamato Wang Dinghua, proprietario di una grande azienda di Shenzhen specializzata nella fornitura di componenti elettronici e parti per droni, ha infatti acquistato il 5% di Rustakt, uno dei principali produttori di droni militari russi. La partecipazione azionaria, resa pubblica a settembre da documenti societari russi scoperti dal Financial Times, rappresenta un salto di qualità nella collaborazione industriale tra i due Paesi: non più solo esportazioni di componenti dual-use, ma un vero e proprio ingresso nel capitale di un soggetto coinvolto direttamente nello sforzo bellico russo.
Il dettaglio più rivelatore è che, appena un giorno dopo la consultazione dei registri societari, tutte le informazioni relative alla proprietà di Rustakt sono state rimosse. Una scomparsa improvvisa dagli archivi pubblici e dai database privati che suggerisce l’estrema sensibilità dell’operazione. Fino a quel momento l’azienda risultava detenuta al 95% dall’imprenditore russo Pavel Nikitin, a sua volta legato alla società Santex, indicata come partner operativo di Rustakt. Entrambe le aziende sono sottoposte a sanzioni ucraine ed europee, e sono inserite nei programmi russi per la produzione e l’addestramento all’uso di droni militari.
Rustakt è nota soprattutto per il Vt-40, un drone kamikaze first person view utilizzato dai reparti russi nel teatro ucraino. Pur non essendo tecnologicamente all’avanguardia, il Vt-40 è diventato uno degli strumenti più diffusi dell’artiglieria e delle forze d’assalto russe grazie al costo contenuto, alla disponibilità e alla capacità di adattarsi ai continui cambiamenti del campo di battaglia. Dal suo debutto nel 2023, il modello è stato aggiornato più volte per migliorarne la resistenza agli attacchi di guerra elettronica di Kyiv e per potenziarne i sistemi di controllo.
L’ingresso di Wang nella compagine proprietaria dell’azienda non arriva all’improvviso. Infatti, secondo le analisi dei dati doganali russi, in passato le sue società hanno già fornito a Rustakt centinaia di milioni di dollari in componenti essenziali, dalle batterie agli ioni di litio e dai motori brushless ai controller di volo, oltre a grandi quantitativi di parti elettriche destinate anche alla collegata Santex. L’ammontare complessivo delle forniture si avvicina ai 400 milioni di dollari, un volume tale da suggerire un rapporto di cooperazione estremamente consolidato e quasi simbiotico. Rustakt ha importato dalla Cina anche macchinari per la produzione, tra cui stampi a iniezione e attrezzature metalmeccaniche, acquistati da un’altra azienda riconducibile a Wang.
Questo intreccio conferma un’evidenza ormai chiara agli analisti ucraini e occidentali su come la Russia abbia industrializzato la produzione di droni Fpv grazie a una dipendenza strutturale dalla componentistica cinese. Secondo alcune stime, il sistema industriale coordinato attorno alla rete di droni russi è arrivato a produrre migliaia di sistemi al giorno e decine di migliaia al mese, un ritmo di produzione che solo un’infrastruttura tecnologica ampia e ben rodata come quella cinese può sostenere.
Pechino, dal canto suo, continua a ribadire che non fornisce “armi letali” a nessuna delle parti in conflitto e che mantiene un rigido controllo sulle tecnologie a duplice uso. La partecipazione di Wang in Rustakt, tuttavia, mette in luce quanto sia labile la linea che separa il dual use dalla collaborazione militare indiretta. In un settore come quello dei droni Fpv, batterie, motori e controller non sono semplici componenti commerciali ma elementi critici del sistema d’arma.
















