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Allontanamento familiare. Quali diritti per i minori secondo la Garante per l’infanzia

Sensibilità, formazione, competenza sono parole chiave per l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, che fa chiarezza, in particolare, sull’allontanamento dalle famiglie di bambini e ragazzi nel documento dal titolo “Prelevamento dei minori, facciamo il punto”, elaborato con il contributo delle avvocate Alessandra Capuano Branca e Marina Marconato, esperte di Diritto di famiglia

Ferite e traumi, solitudine e abbandono, sono la realtà di tanti minori. Ad alcuni, la violenza subita o assistita sottrae l’infanzia. Il peso di tragedie o di disfunzioni in ambito familiare lascia segni profondi, in vittime senza alcuna colpa.

Gli abusi sui minori sono aumentati del 58% negli ultimi cinque anni, come emerge dalla III “Indagine nazionale sul maltrattamento di bambini e adolescenti” realizzata per l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. Maltrattamenti fisici, psichici, sessuali, trascuratezza o comportamenti lesivi di altro tipo per 113.892 minori, cioè tredici ogni mille che, nell’87% dei casi, si verificano nell’ambito della ristretta cerchia familiare. Il “nido” dove i bambini dovrebbero ricevere sostegno e calore diventa luogo di una violenza dalle varie forme, a volte subdola e celata.

Le conseguenze degli abusi subiti nell’infanzia sono significative, con impatto su salute, benessere e costi sanitari nell’età adulta.

Alcuni recenti casi, come quello della famiglia del bosco, ma anche diverse vicende nelle quali i minori sono esposti a gravi rischi, hanno messo in luce criticità di un sistema che sembra aver dimenticato la dimensione prioritaria, a tutela dei minori.

Alcune sofferenze non si cancellano. Ogni storia è individuale. Ogni dramma è unico. Conoscere la reale situazione e i diritti dei minori è un punto di partenza necessario per dare speranza e restituire a quei minori un tempo futuro. Con il sorriso del cuore, che mai dovrebbe essere abbandonato.

Sensibilità, formazione, competenza sono parole chiave per l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, che fa chiarezza, in particolare, sull’allontanamento dalle famiglie di bambini e ragazzi nel documento dal titolo “Prelevamento dei minori, facciamo il punto”, elaborato con il contributo delle avvocate Alessandra Capuano Branca e Marina Marconato, esperte di diritto di famiglia, presentato il 28 gennaio scorso nella sede di via del Tritone, a Roma.

Diciotto domande per diciotto puntuali risposte, tra riferimenti giuridici, sentenze e numeri, per ricordare l’interesse preminente dei minori. Spesso dimenticato.

In quali circostanze i bambini possono essere sottratti alle loro famiglie?

La Garante spiega preliminarmente che l’articolo 403 del Codice civile prevede il prelevamento forzoso esclusivamente quando sia necessario proteggere i bambini, in stato di abbandono morale o materiale, da un pregiudizio grave o da rischi imminenti per la salute. Misura da ritenersi eccezionale, quindi, mentre nella realtà, l’allontanamento avviene anche nell’ambito di conflitti tra genitori. In contrasto, dunque, con il diritto del minore a crescere nella propria famiglia, riconosciuto dalla Costituzione e dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Le modalità traumatiche del distacco, in alcuni casi mediatici, hanno di recente turbato l’opinione pubblica. Ma come garantire, in questi casi, il rispetto della sofferenza di bambini e adolescenti?

Ove sussista il pericolo imminente, i servizi sociali incaricati del trasferimento del minore – presso parenti, amici, in affido familiare o, in ultima istanza, presso una struttura o casa-famiglia – sono comunque tenuti a rilevare la volontà del minore, riferendola poi all’autorità giudiziaria, si legge nel “documento” Agia. Qualora il minore opponga resistenza al trasferimento, l’operazione deve essere immediatamente sospesa e la situazione riferita al giudice che ha disposto il provvedimento. Né è prevista dalla legge la partecipazione attiva al prelevamento da parte delle forze dell’ordine, salvo nei casi di assoluta emergenza riconducibili all’articolo 403 c.c.

Al centro dell’attenzione, è la volontà del minore. Lo affermano anche la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza e la Società Italiana di Pediatria richiamando istituzioni e operatori al rispetto dei diritti dell’infanzia e delle evidenze scientifiche sullo sviluppo, in quanto l’interesse superiore del bambino deve guidare ogni decisione che lo riguarda.

Diritto fondamentale del minore capace di discernimento, in tale contesto, è l’ascolto diretto da parte del giudice, spiega l’Autorità garante. Le sue opinioni meritano considerazione, a garanzia di scelte che incidono sulla vita. Adempimento non delegabile dal giudice, prescritto a pena di nullità del procedimento, salvo specifica motivazione. Una pratica che invece non sempre viene rispettata.

Ancora, in caso di rifiuto genitoriale del minore, indicato spesso come motivo del prelevamento e del collocamento in casa-famiglia, è necessario indagare sulle reali motivazioni. “Le relazioni affettive non possono essere sottoposte a coercizione”, sottolinea Terragni. Un attacco anche a pratiche non supportate scientificamente, come alienazione parentale o terapie di riunificazione, che, in ultima analisi, svalutano la diretta volontà del minore.

Troppi i minori allontanati dalle famiglie e trasferiti in strutture (casa-famiglia o istituto). La Garante indica, quindi, più adeguate soluzioni presso parenti o famiglie amiche o in affido familiare. Il ricorso a strutture di accoglienza, evidenzia l’Autorità, dovrebbe essere l’extrema ratio, per un tempo “sospeso” fuori famiglia previsto di 24 mesi ma destinato, di fatto, ad allungarsi con proroga.

Secondo i dati del ministero del lavoro e delle politiche sociali del 2024, circa 25 mila minori sono stati ospitati in strutture residenziali, mentre 16 mila hanno trovato accoglienza in famiglia in affido. Il 45,2% ha fatto rientro nella famiglia di origine. Al 31 dicembre 2024 risultano attivi 4.836 servizi residenziali per minorenni, per un totale di 28.701 posti di accoglienza. Onere economico sulla spesa pubblica di oltre 1,3 miliardi l’anno.

Attualmente, non sono disponibili dati che consentano di distinguere in modo attendibile quanti collocamenti fuori famiglia siano disposti in via d’urgenza ai sensi dell’art. 403 c.c., quanti nell’ambito di contenziosi tra i genitori e quanti per altre ragioni.

Un’iniziativa legislativa in materia di affido, attualmente in itinere, a firma di Roccella-Nordio, mira a fare chiarezza per una valutazione dell’effettivo impatto dei collocamenti sulla vita dei minori.

Per un censimento sistematico, si prevede l’istituzione di un Registro presso il Dipartimento per le politiche della famiglia delle strutture di accoglienza e delle famiglie affidatarie e un Registro in ogni tribunale per ciascun minore, per conoscere motivazioni del collocamento, durata e esito delle singole posizioni. Si istituisce, infine, presso il Dipartimento per le politiche della famiglia, l’Osservatorio nazionale su istituti di assistenza pubblici e privati, comunità di tipo familiare e famiglie affidatarie.

Ne parliamo per Formiche.net con la Garante Marina Terragni.

Cosa si aspetta dal provvedimento in fase di approvazione?

Mi aspetto che ci dia la situazione nelle sue dinamiche. Noi oggi disponiamo di numeri dal ministero delle politiche sociali importanti, però la differenza è come tra fotografia e film. Una foto che ci illustra il numero dei minori, quante sono le strutture, i numeri in casa-famiglia oppure in affido familiare.

Attualmente, non sono disponibili dati che consentano di distinguere in modo attendibile quanti collocamenti fuori famiglia siano disposti in via d’urgenza ai sensi dell’art. 403 c.c., quanti nell’ambito di contenziosi tra i genitori e quanti per altre ragioni.

E poi come vanno a finire, cioè non solo per i tempi e per il successivo collocamento, rientro a casa o adozione, per esempio, ma come è andata a finire per il minore coinvolto. Gli ha fatto bene, valeva la pena fargli affrontare questo trauma della separazione? Ecco, questo è l’aspetto.

La cultura umana, il diritto, la politica, cos’è che può cambiare qualcosa? E tra tutti gli attori, cioè i servizi sociali, le forze dell’ordine, la magistratura, la politica, come si può realizzare un sistema sinergico nell’interesse dei minori?

Intanto ci vuole l’amore per i bambini. L’amore per i bambini, di cui purtroppo non abbiamo sempre prove. Per quello che mi riguarda ho una passione per loro che cerco di tradurre in auspici politici. E spero che questi auspici vengano raccolti perché da un lato c’è, appunto, una nuova possibile attività legislativa e, dall’altro, c’è la formazione che deve essere migliorata su molti fronti, per tutti gli addetti che abbiano a che vedere con i minori nei procedimenti legislativi. Quindi è un lavoro fatto di tanti tasselli.

 

 

 

 

 

 


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