Il Radar Swg mostra una crescita dell’anti-americanismo in Italia: gli Stati Uniti sono sempre più percepiti come una minaccia alla pace globale, più della Cina e quasi quanto la Russia. Le scelte su Venezuela e Groenlandia incrinano l’immagine dell’alleato storico, in un contesto segnato da paura dei conflitti e debolezza europea. Un segnale critico per la tenuta dei valori occidentali
C’è un dato che più di altri segnala una frattura profonda nel rapporto tra l’opinione pubblica italiana e l’architrave dell’Occidente: la crescente diffidenza verso gli Stati Uniti. Non è una reazione episodica, ma un trend strutturale che emerge con forza dall’ultimo Radar Swg.
Oggi l’85% degli italiani si dice preoccupato – molto o abbastanza – per la proliferazione delle guerre nel mondo, e l’80% teme un indebolimento del ruolo dell’Unione europea negli equilibri globali.
In questo clima di incertezza, l’America non è più percepita come fattore di stabilità.
Le scelte di politica estera dell’amministrazione di Donald Trump hanno inciso in modo netto sull’immagine di Washington.
L’intervento militare in Venezuela viene giudicato negativamente su tutta la linea: il 70% degli intervistati considera sbagliata l’intenzione degli Stati Uniti di gestire la vendita del petrolio venezuelano, il 63% boccia l’uso della forza nella regione e il 61% condanna i bombardamenti su infrastrutture e obiettivi militari.
Anche l’arresto di Maduro, che raccoglie il consenso più alto, è ritenuto giusto solo dal 35%, restando comunque minoritario.
Ma è sul piano simbolico che il dato diventa politicamente più rilevante.
Alla domanda su quali potenze rappresentino una minaccia per la pace nel mondo, il 47% degli italiani indica oggi gli Stati Uniti come rischio “molto” elevato.
Una percentuale in crescita costante rispetto al 2022 e ormai prossima a quella attribuita alla Russia (56%), mentre la Cina si ferma al 28%.
Washington, dunque, viene percepita come più pericolosa di Pechino, un ribaltamento che segna un cambio di paradigma nella coscienza collettiva italiana.
Il caso Groenlandia rafforza questa lettura. Di fronte alle dichiarazioni di Trump sull’eventuale annessione dell’isola, il 32% degli italiani chiede all’Unione europea di opporsi fermamente a qualsiasi cambiamento dello status quo, mentre un ulteriore 20% ritiene legittimo arrivare persino alla difesa militare.
Solo il 4% sarebbe disposto a “lasciare la Groenlandia agli Stati Uniti”. Numeri che raccontano una rottura emotiva prima ancora che diplomatica: l’alleato storico viene percepito come potenziale aggressore.
Questo scivolamento verso l’anti-americanismo si inserisce in un quadro di ansia diffusa.
Il 54% teme una crisi del commercio mondiale dovuta allo scontro tra grandi potenze, il 51% un deterioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Cina e il 42% arriva a temere una guerra che coinvolga direttamente l’Italia.
Paure che crescono rispetto al 2023 e che trovano alimento nella percezione di un’Europa debole, incapace di esercitare una reale funzione di equilibrio.
Il punto critico, però, va oltre la contingenza. Quando quasi un italiano su due considera gli Stati Uniti una minaccia per la pace globale, non è in discussione solo una presidenza o una linea di politica estera.
È in crisi l’idea stessa di Occidente come comunità di valori.
Senza un’America riconosciuta come garante e senza un’Europa percepita come attore autonomo, lo spazio che si apre non è quello di una nuova leadership, ma di un vuoto strategico e culturale.
Ed è questo il segnale più allarmante che emerge dai numeri del Radar: l’anti-americanismo non nasce da un’alternativa, ma da una sfiducia generalizzata.
Una crepa che rischia di indebolire l’Occidente dall’interno, proprio mentre il contesto internazionale richiederebbe coesione, credibilità e visione condivisa.
















