Cosa ci si aspetta da questa fase di transizione, guidata dagli Usa, e quale sarà il ruolo della ministra dell’Economia del regime? Perché è stata scelta lei e cosa pensano i venezuelani nel Paese? Conversazione di Formiche.net con Victor Amaya, giornalista venezuelano, direttore del quotidiano indipendente Tal Cual e corrispondente del quotidiano spagnolo La Razon e Radio France Internationale
All’indomani dell’arresto di Nicolás Maduro da parte delle forze armate americane, la città di Caracas sembra essere la stessa. Le file per fare gli acquisti di prima necessità nei supermercati aperti sono più lunghe del solito, ma del resto tutto tace. Non sono felici i venezuelani per la fine del leader del chavismo, in carcere negli Stati Uniti? C’è chi ha stappato qualche bottiglia rimasta dal Natale, ma non è ancora tempo per celebrare. Dal Venezuela i cittadini parlano con prudenza, la macchina di repressione è ancora attiva. Gli esuli non possono rientrare, i prigionieri politici sono ancora nei centri di detenzione e tortura. Il potere del regime non era concentrato solo in Maduro, il Venezuela è ancora in dittatura.
Da quando è morto il presidente Hugo Chávez, il potere del chavismo si è diviso in almeno cinque vertici: quello di Nicolas Maduro e la moglie Cilia Flores; quello di Vladimir Padrino Lopez, ministro della Difesa; quello di Diosdado Cabello, già ministro dell’Interno e amico intimo di Chavez e di Maduro e quello di Jorge Rodriguez e la sorella Delcy Rodriguez. Quest’ultimo personaggio chiave degli ultimi eventi nel Paese sudamericano. Sarebbe lei la donna scelta dal chavismo – e ben vista dagli americani – per guidare una transizione in Venezuela (come scritto più di un anno fa su Formiche.net).
In una conversazione con Formiche.net, il giornalista Victor Amaya, direttore del quotidiano indipendente venezuelano Tal Cual e corrispondente del quotidiano spagnolo La Razon e Radio France Internationale, spiega perché sembrerebbe che gli Stati Uniti hanno deciso di negoziare con Delcy Rodriguez, e non con Maria Corina Machado, leader dell’opposizione e premio Nobel per la pace 2025.
“Per negoziare c’è bisogno di due parti ed è evidente che gli Usa hanno deciso di farlo con il vertice del chavismo, per dare stabilità al Venezuela in assenza di Nicolas Maduro – ha spiegato Amaya -. Come ha confermato il segretario di Stato americano, Marco Rubio, la realtà è che Maria Corina Machado e quasi tutta l’opposizione è in esilio, fuori dal territorio venezuelano. E ci sono questioni immediate che bisogna affrontare con chi è sul posto. E chi è lì fa parte della struttura del governo di Maduro”.
Secondo il giornalista siamo di fronte alla nascita di una cosiddetta “dictablanda”(dittatura morbida) come quella che ha vissuto la Spagna dopo Franco con Dámaso Berenguer o dopo Trujillo in Repubblica Domicana o di Lopez Contreras in Venezuela dopo la dittatura di Juan Vicente Gomez tra il 1936 e il 1941. Sarà dunque una “dictablanda” di Delcy Rodriguez dopo Maduro.
Per ora non ci sono indizi di un cambiamento in corso, ma sono passati pochi giorni. Amaya sottolinea che “gli Stati Uniti hanno mandato un messaggio molto chiaro: noi controlliamo il Paese. È però evidente che c’è un controllo istituzionale dentro il territorio. Il messaggio, reiterato da Rubio, è che il Venezuela non può essere epicentro di operazioni in Iran, Russia o Cina nell’emisfero. Non può essere una priorità vendere il petrolio venezuelano in maniera poco chiara se non ne beneficia il popolo del Venezuela e, ovviamente, se non si rispettano gli interessi geopolitici degli Usa”.
E perché Delcy Rodriguez, invece degli altri uomini forti del chavismo? Amaya riprende la teoria – sostenuta anche dal quotidiano The New York Times – che la Casa Bianca ha ben visto la capacità della ministra dell’Economia di Maduro di aumentare la capacità di produzione petrolifera del Venezuela – e l’esportazione di questo greggio -, nonostante le severe sanzioni internazionali.
Da ora in poi il mondo vedrà nel Venezuela un processo di adattamento, anche giuridico. “Delcy Rodriguez ha l’obbligo di stabilizzare il Paese in un periodo determinato, un anno o forse due, per successivamente convocare elezioni. Sarebbe più o meno a metà del mandato di Maduro, seguendo la logica chavista che abbia vinto lui le elezioni del 2024. Quando arriverà quel momento, Delcy confermerà che l’assenza di Maduro è assoluta e bisogna convocare elezioni”.
Bisognerà vedere i gesti di Delcy Rodriguez, sebbene non saranno frontali, come prevede Amaya. Per esempio, la liberazione di alcuni prigionieri politici, la riduzione dei livelli di censura o la riabilitazione di alcuni leader o partiti politici, sono alcune decisioni che si potranno vedere prossimamente. “Restano molte domande nell’aria – aggiunge il giornalista -: se questa intesa tra la Casa Bianca e Delcy Rodriguez e altre figure del chavismo si stava trattando da tempo e se è per questo che si è aperta la porta alla cattura di Maduro, con meno resistenza di quella promessa dall’ex leader del chavismo”. Amaya ricorda che Maduro aveva promesso, di fronte ad un’azione militare degli Stati Uniti, l’uso di 5000 missili Igla, di difesa aerea portatile; los Buk di tecnologia russa, sempre per la difesa antiaerea. Maduro aveva detto che la riserva di militari era di più di 4 milioni di agenti e che avrebbe risposto con un Vietnam latino-americano.
Un’altra questione aperta è la reazione dei gruppi violenti o armati associati al chavismo. “Colectivos, che hanno presenza in gran parte del territorio nazionale, e altre organizzazioni criminali come l’Esercito di Liberazione Nazionale della Colombia – aggiunge Amaya -. Siamo di fronte ad una nuova tappa della transizione tutelata dagli Stati Uniti, che porterà cambiamenti ma anche resistenza. Gli status quo, quando si muovono, sono sempre difficili da prevedere”.
Intanto, la popolazione vive nell’attesa di quello che succederà, di cosa sta cambiando. “Si sono portati via Maduro ma nulla è cambiato ancora – conclude Amaya -. La gente aspetta per vedere gli effetti nella vita quotidiana. Con la crisi economica che è peggiorata negli ultimi mesi e con la percezione che ancora non c’è libertà. Perché non abbiamo visto manifestazioni di allegria e celebrazioni nelle strade venezuelane? Semplicemente perché è andato via Maduro ma non è caduto il sistema. Siamo in attesa di capire che il fatto che Maduro non c’è significa qualcosa di più della sola assenza fisica di una persona. Le considerazioni su sicurezza, paura, la possibile repressione sono in piedi. Il controllo burocratico e sociale continua”.
















