Il primo volo completamente automatizzato di Proteus segna un passaggio significativo per l’aviazione navale britannica. L’elicottero senza pilota sviluppato da Leonardo dimostra come piattaforme esistenti possano essere adattate a missioni autonome, rafforzando sorveglianza e continuità operativa in mare. In un contesto di risorse limitate e crescente competizione marittima, il programma indica una transizione pragmatica verso un modello ibrido tra sistemi con equipaggio e autonomi
Il primo volo automatizzato di Proteus, l’elicottero senza pilota sviluppato da Leonardo per la Royal navy, rappresenta un passaggio chiave nella trasformazione dell’aviazione navale britannica.
Il test, condotto presso il Predannack airfield in Cornovaglia, ha dimostrato la capacità di un elicottero di grandi dimensioni di decollare e volare seguendo un profilo prestabilito senza intervento diretto umano. Non si tratta solo di un successo tecnologico, ma di un segnale strategico in un contesto segnato dal ritorno della competizione marittima e dall’esigenza di aumentare presenza e persistenza operativa con risorse limitate.
Un programma orientato alla maturità operativa
Proteus nasce all’interno del programma Rotary wing uncrewed air system (Rwuas) del ministero della Difesa britannico. La scelta industriale è indicativa e punta non a un drone progettato da zero, ma all’adattamento di una piattaforma elicotteristica esistente, di classe media, dotata di sistemi di controllo autonomo, sensori avanzati e un’architettura di missione modulare.
Il valore del dimostratore non risiede in un salto futuristico, bensì nella dimostrazione di maturità dell’autonomia di volo supervisionata, della capacità di gestire l’ambiente circostante e del potenziale di integrazione con le operazioni navali reali.
Il Nord Atlantico come banco di prova operativo
Il contesto strategico spiega perché questa capacità sia rilevante. Il Nord atlantico è tornato centrale per la sicurezza euro-atlantica, con una rinnovata attenzione alla sorveglianza marittima e alla guerra antisommergibile. In questo scenario, elicotteri e pattugliatori con equipaggio restano essenziali, ma sono costosi e vincolati dalla disponibilità di personale. Un Rwuas come Proteus consente di estendere la bolla sensoriale di una nave, svolgere missioni ripetitive o rischiose e aumentare la continuità operativa senza moltiplicare equipaggi. È il principio della hybrid air wing, in cui sistemi pilotati e autonomi cooperano anziché sostituirsi.
Costi, industria e nuove sfide tecnologiche
Anche il razionale economico è centrale. Un elicottero navale tradizionale comporta costi elevati lungo tutto il ciclo di vita, dall’addestramento alla logistica. Un sistema autonomo di classe media, pur non essendo economico come un piccolo drone, può ridurre in modo significativo il costo per ora di volo nelle missioni persistenti, rendendo sostenibile una presenza prolungata in mare. Sul piano industriale, Proteus valorizza una filiera elicotteristica europea già matura, ma apre nuove sfide legate a certificazione software, cyber-resilienza e integrazione sicura con i sistemi di combattimento di bordo.
Limiti operativi e valore strutturale del programma
I limiti restano evidenti, con un’autonomia e un carico utile inferiori rispetto agli Uav ad ala fissa e una forte dipendenza da collegamenti di comunicazione robusti. Tuttavia, per missioni Isr e Asw a corto e medio raggio, il compromesso è favorevole. In questa prospettiva, Proteus va letto non come una rivoluzione improvvisa, ma come un tassello coerente di una trasformazione strutturale. Se le prossime fasi di test confermeranno affidabilità e integrazione operativa, il programma potrà diventare un modello credibile per il futuro equilibrio tra piattaforme autonome e con equipaggio nella potenza marittima occidentale.
















