Negli Usa un consenso bipartisan punta a cambiare le regole per i Pbm, tra trasparenza, scontro politico e accesso alle cure. Dopo il sì della Camera il passaggio in Senato non è ancora scontato
Il Congresso statunitense sta per intervenire, per la prima volta in modo strutturale, sulle pratiche dei pharmacy benefit managers (Pbm), gli intermediari che negoziano i prezzi dei farmaci per conto di assicurazioni e piani sanitari. Un accordo bipartisan inserito in un pacchetto di finanziamento federale prevede di “scollegare” la remunerazione dei Pbm dal prezzo dei farmaci nel Medicare, introducendo compensi a quota fissa.
Navigare la filiera del farmaco Usa
I Pbm sono uno dei principali middlemen della sanità americana, si collocano tra aziende farmaceutiche, assicurazioni, datori di lavoro e farmacie, gestendo liste di rimborsabilità, sconti e rebate. Nel tempo, questo ruolo di intermediazione si è ampliato e opacizzato, anche perché i grandi Pbm sono spesso controllati da gruppi assicurativi e operano attraverso una rete di società collegate. Il risultato è una filiera in cui il prezzo finale per il paziente non riflette necessariamente gli sconti negoziati a monte (dei middlemen ne abbiamo parlato anche qui).
Una spinta bipartisan
Gli ultimi sviluppi all’interno del Congresso si inseriscono nella più ampia pressione politica su assicurazioni e intermediari, rafforzata dall’amministrazione guidata da Donald Trump, che ha riportato al centro il tema dei prezzi dei farmaci. Oltre al delinking, il pacchetto intende introdurre nuovi obblighi di trasparenza e rendicontazione. In questo contesto, il senatore Bill Cassidy ha rivendicato la ratio politica dell’intervento: “Repubblicani e democratici in entrambe le Camere concordano sul fatto che gli sconti sui farmaci debbano servire ad abbassare i prezzi per i pazienti, non a gonfiare i profitti degli intermediari della sanità”.
Restano tuttavia limiti e incognite, i Pbm contestano di essere parte del problema e avvertono che alcune norme potrebbero ridurre la capacità di negoziare sconti, mentre modelli di business sempre più complessi rischiano di attenuare l’impatto reale delle riforme. Invece, in un comunicato diffuso la scorsa settimana, Phrma, l’associazione di categoria che rappresenta l’industria biofarmaceutica statunitense, ha affermato che “rendere responsabili le compagnie assicurative e i Pbm e permettere ai pazienti di acquistare direttamente i medicinali ridurrebbe in modo significativo quanto i pazienti pagano”, ribadendo la propria critica all’attuale sistema. Che la riforma superi lo scoglio del Senato non è scontato perché le misure sui Pbm sono inserite in un pacchetto più ampio sulla sicurezza interna, diventato terreno di scontro tra democratici e repubblicani, ad ogni modo segnerebbe comunque un precedente politico rilevante, il primo intervento federale diretto su uno degli snodi più controversi della filiera del farmaco.







