Meloni conferma il passo in avanti delle garanzie di sicurezza, su cui i leaders si confronteranno approfonditamente: su questo c’è da registrare la conferma dell’Ue, che si concretizza nella prospettiva di adesione dell’Ucraina. E Ankara si candida ancora come mediatrice
Alla riunione della coalizione dei volenterosi di martedì pomeriggio Giorgia Meloni ribadirà la sua posizione sulle garanzie di sicurezza, sul piano americano e sul ruolo dell’Ue. Ma sarà interessante anche capire quali i riverberi venezuelani sulla questione ucraina. Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen (che giovedì sarà in Siria), prenderà parte al vertice ospitato da Emmanuel Macron, assieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz e a diversi leader e rappresentanti dell’Unione europea, degli Stati Uniti, dell’Ucraina e della Nato come la Turchia.
Sarà presente il ministro degli Esteri Hakan Fidan, pronto a sottolineare “la necessità di compiere passi a livello diplomatico che portino a una pace duratura”. Come è noto Ankara è “pronta a ospitare un tavolo negoziale” e questa potrebbe essere un’altra novità progettuale vista la dedizione con cui Erdogan guarda al dossier Kyiv (da ricordare la crisi del grano), senza dimenticare il concetto relativo alla sicurezza nel Mar Nero su cui la Turchia punta forte. Fidan porterà sul tavolo parigino i risultati “concreti” dei tre precedenti cicli di colloqui diretti tra funzionari ucraini e russi a Istanbul, compresi gli scambi di prigionieri. In questo senso va letta la rivendicazione turca relativa al mantenimento della sicurezza nel Mar Nero “una priorità strategica e che sta ricordando a tutte le parti la sua posizione su questa questione”. Nessuno ha dimenticato l’attacco alle navi russe e turche colpite da droni e ai porti ucraini: per questa ragione Erdogan ha discusso al telefono con Donald Trump di Russia e Ucraina.
Stando al cronoprogramma della Commissione, la prima tranches del prestito per Kiev da 90 miliardi di euro, concordato al Consiglio europeo di dicembre, verrà erogato “al più tardi nel secondo trimestre del 2026”. Maciej Berestecki, portavoce della Commissione europea, lo ha detto esplicitamente durante il consueto briefing con la stampa: “Il Consiglio europeo ha concordato il prestito il 18 e 19 dicembre sulla base di una cooperazione rafforzata. La proposta di decisione del Consiglio è stata trasmessa il 22 dicembre e sarà votata a maggioranza qualificata nelle prossime settimane, previo parere conforme del Parlamento europeo. Contemporaneamente, stiamo lavorando a una proposta di regolamento sulle condizioni del prestito e alla modifica del regolamento sul Quadro finanziario pluriennale per consentire prestiti a Paesi terzi, con adozione prevista a gennaio”.
Chi non si allinea a Bruxelles è Viktor Orban, secondo cui non verranno dati soldi ungheresi a Kiev: “L’Ungheria non parteciperà ai prestiti di guerra o agli aiuti finanziari inviati all’Ucraina, e non invieremo soldati o armi. Mobiliteremo le nostre risorse economiche per gli ungheresi e le famiglie ungheresi, e respingiamo le decisioni di Bruxelles che mirano a spingere gli Stati membri verso un’economia di guerra”. Il passo in avanti si ritrova alla voce garanzie di sicurezza su cui i leaders si confronteranno approfonditamente: su questo c’è da registrare la conferma dell’Ue, che si concretizza nella prospettiva di adesione dell’Ucraina assieme a ciò che l’Ue come tale può offrire.















