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Gas e geopolitica, la stabilità nel Mediterraneo passa da Cronos e Zohr

Come cambia la politica energetica nel mare nostrum alla luce dei due giacimenti-jolly per Cipro ed Egitto che nel febbraio 2025 hanno siglato un accordo con Eni e TotalEnergies per esportare il gas naturale del Blocco 6 di Cipro (Cronos) attraverso l’Egitto. Ma le tensioni con Ankara non mancano

Cipro ed Egitto hanno in mano due jolly da giocare nel lungo e redditizio dossier energetico mediterraneo. I giacimenti di Cronos e Zohr infatti possono realisticamente cambiare la geografia di alleanze e bilanci, dal momento che investono sia le maggiori compagnie mondiali, sia la programmazione geopolitica di mosse e iniziative interconnesse. Una partita che coinvolge più giocatori, non solo quelli presenti fisicamente al tavolo verde, soprattutto che vive di riflessi e intrecci con le vicende che si stanno delineando ad altre latitudini. Nel mezzo la consapevolezza del delicatissimo momento internazionale in atto, che necessita fisiologicamente di stabilità e sicurezza per poter affrontare a mente fredda una fase di (decisiva) progettazione.

IL PROGETTO

Cipro ha deciso di esportare il gas attraverso la rete Gnl egiziana, che dispone già di due grandi impianti di liquefazione a Damietta e Idku che offrono una capacità combinata di circa 12 milioni di tonnellate all’anno. Un passo frutto dell’accordo fra Eni e TotalEnergies, operatori del Blocco 6 di Cronos, con i partner statali egiziani EGAS, Petrobel e IEOC. Dagli impianti onshore di Zohr a Port Said il gas verrà trasportato tramite un nuovo gasdotto direttamente all’impianto Gnl di Damietta gestito al 50% da Eni. Va ricordato che l’Egitto deve gestire un deficit di produzione di 25 miliardi di metri cubi all’anno a fronte di un consumo di 70 miliardi di metri cubi, per cui sta importando massicciamente da Israele, passando da 2,2 miliardi di metri cubi nel 2020 a 10 miliardi di metri cubi nel 2024.

LA GEOPOLITICA DELL’ENERGIA

Alla luce di questo accordo, il ruolo dell’Egitto cambia radicalmente e aumenta la propria rilevanza strategica: di fatto Il Cairo diventa hub regionale per il commercio e la distribuzione del gas naturale nel Mediterraneo orientale in un momento in cui la domanda interna egiziana è in aumento. Il ruolo cipriota si trasforma da attendista a interventista e prova a bypassare le difficoltà politiche sorte attorno all’idea del gasdotto EastMed, che nelle intenzioni avrebbe dovuto collegare con quasi duemila chilometri Israele e Italia, passando da Cipro e Grecia. Inoltre l’amministrazione greco-cipriota si prepara ad assumere la presidenza di turno dell’Ue nel 2026, passaggio non di poco conto nell’economia complessiva del ragionamento. Più in generale emerge che gli elevati prezzi dell’energia lasciano poco spazio per gravare le singole economie con costi aggiuntivi, per cui è sempre più importante il modus (e i tempi) con cui verranno sfruttati i copiosi giacimenti presenti nel Mediterraneo orientale.

IL NUOVO TRIUMVIRATO DEL MARE NOSTRUM

Infine un elemento di prospettiva, legato al ruolo cipriota, ovvero il nuovo triumvirato fra Grecia, Cipro, Israele (con gli Usa a sovrintendere) che di fatto guida le politiche energetiche nel mare nostrum, una sorta di partenariato per la cooperazione energetica transatlantica che poche settimane fa ad Atene ha visto la presenza del segretario all’energia statunitense Chris Wright, accolto dal ministro dell’energia israeliano Eli Cohen e dal ministro dell’energia greco Stavros Papastravos e quello cipriota Giorgos Papanastasiou (presenti anche la neo ambasciatrice statunitense Kimberly Guilfoyle ad Atene, il segretario degli Interni Doug Burgum e il vicesegretario di Stato per la gestione e le risorse Michael Rigas).

I principali progetti energetici regionali comprendono anche il corridoio verticale verso l’Ucraina e il corridoio India-Medio Oriente-Europa (Imec), entrambi priorità degli Stati Uniti, con anche l’obiettivo di contrastare l’influenza cinese nella regione. In questa direzione va letta la progettualità per collegare i giacimenti di gas offshore israeliani Leviathan, Tamar e Karish-Tanin a nuovi impianti di Gnl a Cipro per l’esportazione in tutto il mondo tramite navi cisterna. I rappresentanti politici di Cipro e Israele attendono il via libera da parte di investitori privati mentre al contempo partiranno i lavori per la costruzione. dell’interconnettore elettrico Israele-Cipro, che collegherà il gasdotto alla rete elettrica europea. Il gasdotto è contrastato dal governo turco, soprattutto dopo l’opposizione di Ankara all’accordo marittimo tra Cipro e Libano e ai colloqui per un accordo sul confine tra Turchia e Siria sotto l’influenza di Erdogan.


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