La start-up di Elon Musk non si ferma e raccoglie altri 20 miliardi di dollari, più che raddoppiando il suo valore rispetto a circa un anno fa. Le ambizioni sono alte, ma stonano con le critiche che l’azienda riceve dall’Europa a causa dei deepfake pubblicati dal chatbot Grok. Un problema ricorrente a cui si fa fatica a porre un freno
Elon Musk e xAI vanno oltre le aspettative. Dal round di finanziamenti la start-up ci si aspettava di raccogliere circa 15 miliardi di dollari, per arrivare a una valutazione di 230 miliardi. Invece ha preso ben 5 miliardi in più, arrivando a 20 miliardi, grazie alla partecipazione di Valor Equity Partners, Fidelity Investment Management, la Qatar Investment Authority e il fondo emiratino MGX, così come Nvidia. Il balzo compiuto è considerevole, visto che l’azienda ha più che raddoppiato la sua valutazione rispetto circa un anno fa. D’altronde è la stessa xAI a non porsi alcun limite. L’obiettivo che punta di raggiungere con il nuovo maxi-finanziamento è niente meno che “comprendere l’universo”.
Di fatto, questi miliardi servono per aumentare le capacità dei modelli di intelligenza artificiale di xAI. Oltre che ovviamente a costruire i data center, elemento imprescindibile nella corsa all’IA. Alcuni saranno realizzati nel Tennessee, a Memphis. Motivo per cui a luglio la start-up aveva raccolto 10 miliardi di dollari tra prestiti e investimenti in contanti. Sempre in estate, aveva venduto 300 milioni di dollari di azioni in una operazione di collocamento secondario.
Nell’annunciare l’ultimo round di finanziamento, xAI ha anche lodato la capacità di realizzare immagini da parte di Grok. Un modo forse per allontanare le critiche che sta subendo il chatbot, forse però poco efficace.
Grok è di nuovo al centro delle polemiche per via di alcuni contenuti pubblicati. O meglio, di alcuni contenuti che gli utenti gli chiedevano di rimuovere. Come i vestiti per svestire alcune donne per raffigurarle in modo sessualmente attraente. A finirci dentro è stata anche Ashley St Clair, l’ex compagna di Musk nonché madre di uno dei suoi figli. “Mi sono sentita inorridita, violata”, racconta. Molto spesso la richiesta riguardava anche delle bambine, alcune di 10 anni altre di 12. La promessa dell’azienda era di rafforzare le sue misure di sicurezza, ma i contenuti illeciti sono continuati a girare anche dopo le rassicurazioni.
Da qui la reazione di alcuni ministri dell’Unione europea. La segretaria alla tecnologia del Regno Unito, Li Kendall, ha chiesto all’organismo di controllo Ofcom di approfondire il caso per mettere fine a deepfake “spaventosi e inaccettabili”, mentre dalla Francia chiedono di far rispettare il Digital Markets Act (Dma). Una mossa che aumenterebbe ancor di più la distanza di vedute tra Europa e Stati Uniti, che al contrario vogliono meno regolamentazione da parte dell’alleato atlantico.
Per ora da Washington non ci sono grandi commenti in merito. Di certo però gli americani guardano più alla sostanza e non all’aspetto etico. Se xAI può essere d’aiuto, va sfruttato. Come ricorda il Guardian, a confermarlo è il contratto da 200 milioni di dollari siglato con il Pentagono dopo le accuse di antisemitismo e filo-nazismo rivolte al chatbot di Musk. Critiche che gli hanno impedito di crescere ancora.














