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Il Venezuela come banco di prova della geopolitica del XXI secolo

Il caso Venezuela mostra come un’operazione spettacolare, quale la cattura di Nicolás Maduro, non coincida necessariamente con un cambio di regime. Dal dialogo con Washington alla competizione con la Cina, Caracas emerge come laboratorio delle nuove logiche di potere globali. Cosa si è detto alla presentazione dell’ultimo libro di Sergio Luciano

Negli ultimi mesi il Venezuela è tornato al centro della scena mondiale. Prima l’inasprirsi delle tensioni nel Mar dei Caraibi, poi il clamoroso blitz americano che ha portato alla cattura dell’ormai ex presidente Nicolás Maduro. Un’operazione che, tuttavia, non ha determinato la caduta del regime chavista, il quale, anzi, sembra aver trovato un nuovo equilibrio grazie al dialogo avviato con Washington. Una sopravvivenza che dimostra quanto le dinamiche internazionali siano tutt’altro che lineari e difficilmente riconducibili a schemi rigidi.

Di questo intreccio complesso di forze si è discusso venerdì 30 gennaio alla libreria Mondadori, durante la presentazione del libro “Il Venezuela raccontato oltre la cronaca”, scritto da Sergio Luciano, direttore di Economy Mag. Un volume che, come ha spiegato l’autore, “non è un saggio storico ma un racconto giornalistico che attraversa la vita di una persona, e che inevitabilmente diventa una panoramica sui tratti sociali e politici di un Paese”. Il libro è ispirato infatti alla figura dell’ex-consulente del governo di Caracas Baldo Sansò, presente all’evento, che ha potuto trarre vantaggio dalla sua conoscenza diretta della realtà venezuelana per fornire un’ulteriore chiave di lettura sul tema, all’interno del dibattito moderato dal vicedirettore di AdnKronos Giorgio Rutelli.

Dibattito da cui è emerso fin da subito come il Venezuela rappresenti oggi un laboratorio di dinamiche geopolitiche globali che, dal continente sudamericano, si riverberano fino ai rapporti tra le grandi potenze mondiali. Lo spiega lo stesso Sansò, evidenziando come “A freddo, si capisce la logica dietro la decisione di Trump. Non ha voluto detonare il caos, ma sfruttare la situazione per perseguire gli interessi nazionali americani.” Interessi che si traducono nella possibilità di cooperare, anche in modo pragmatico, con l’élite tuttora al potere, ottenendo in cambio accesso privilegiato alle immense risorse energetiche del Paese.

Il tema della continuità politica e del possibile cambiamento è stato ripreso anche dal giornalista dell’agenzia Nova Raffaele Bertini, che ha posto un interrogativo cruciale: “Finché c’è Rodríguez, la situazione rimarrà immutata? Oppure assisteremo, passo dopo passo, a un processo di transizione capace di estromettere l’attuale classe dirigente dal potere?” Una domanda che resta aperta e sintetizza il clima di sospensione che caratterizza il Venezuela.

Ma il blitz statunitense guarda ben oltre i confini del Venezuela, e anzi è un messaggio per altri attori. “Quello che hanno fatto gli americani non è stata solo un’operazione contro Maduro e contro il narcotraffico. È stato un segnale contro i cinesi. Hanno fatto capire a Pechino che l’America Latina è il loro giardino, e che fanno quello che vogliono”, chiosa Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali, che sfrutta questo spunto per offrire una riflessione su come siano cambiate le logiche di potere nel corso degli ultimi anni. “Abbiamo vissuto per anni in un mondo economicocentrico, ma oggi contano i rapporti di forza. Siamo tornati a una politica ottocentesca, quella delle cannoniere. Come diceva Churchill, a un tavolo o si è commensali o si è il pasto. Non ci sono alternative”.


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