Secondo un’inchiesta del Telegraph, i progetti non oscurati della nuova “super-ambasciata” cinese a Londra rivelano una stanza sotterranea a ridosso dei cavi in fibra che trasportano dati finanziari sensibili
Un complesso sotterraneo di 208 stanze, una camera “occulta” costruita a pochi passi dai cavi in fibra che alimentano la City e sistemi di estrazione dell’aria compatibili con infrastrutture ad alta intensità di calcolo. Questo il quadro delineato da un’inchiesta del Telegraph, che sostiene di aver ottenuto le planimetrie della nuova ambasciata cinese in costruzione nel centro di Londra.
Documenti che, se confermati, aprirebbero un fronte delicato sul terreno della sicurezza nazionale e dell’intelligence economica.
Il quotidiano britannico sostiene infatti che la stanza più sensibile del progetto sorgerebbe lungo Mansell Street, a ridosso dei cavi che convogliano dati finanziari e traffico internet tra i data center londinesi e le dorsali transatlantiche. Una prossimità che, scrive il Telegraph, consentirebbe – in teoria – attività di intercettazione o manipolazione dei flussi informativi. Il tempismo è politicamente esplosivo, ma l’inchiesta è di assoluto valore e sulle orme del più necessario servizio pubblico. Secondo la ricostruzione, il via libera all’ambasciata potrebbe arrivare prima della visita in Cina del primo ministro Keir Starmer, atteso a Pechino per un incontro con Xi Jinping. Un passaggio che rischia di trasformare una decisione urbanistica in un cavallo di troia strategico.
La stanza “triangolare” e i cavi della City
Al centro dell’inchiesta c’è una camera sotterranea, di forma triangolare e profonda pochi metri, che i disegni mostrano affiancata ai cavi in fibra appartenenti, tra gli altri, a Bt Openreach, Colt e Verizon. Quei collegamenti, spiega il Telegraph, trasportano i dati su cui poggiano transazioni bancarie, pagamenti e comunicazioni di milioni di utenti e istituzioni finanziarie della City of London.
La presenza di sistemi di ventilazione e di demolizioni mirate delle pareti perimetrali del seminterrato viene poi interpretata da diversi esperti come un potenziale campanello d’allarme. Interpellato dal giornale, il professore Alan Woodward dell’Università del Surrey osserva che appare difficile escludere l’installazione di infrastrutture informatiche avanzate. Nulla di illegale in sé, ma sufficiente, data la posizione, a sollevare interrogativi sulla tentazione di raccogliere intelligence economica.
L’allarme politico e il precedente dei servizi
Le rivelazioni riaccendono timori già emersi negli anni e nei mesi scorsi. Dominic Cummings, ex consigliere di Boris Johnson, aveva infatti già dichiarato che MI5 e MI6 avessero messo in guardia sull’ipotesi di un “centro di spionaggio” sotto l’ambasciata. Ora, con le planimetrie non oscurate, quelle preoccupazioni trovano nuovi argomenti.
Alicia Kearns, responsabile per la sicurezza nazionale, citata dal Telegraph, parla senza mezzi termini di “piattaforma per una guerra economica” nel cuore dell’infrastruttura critica britannica. Una definizione che rende l’idea del livello di tensione, nonché di preoccupazione.
Tra urbanistica e geopolitica, è Risiko civico
Il sito, l’ex Royal Mint, 22 mila metri quadrati, ospiterebbe anche appartamenti di lusso per diplomatici, generatori di emergenza, tunnel interni e infrastrutture di servizio. Nessuna prova, al momento, di strutture detentive o usi impropri. Ma la dimensione e la collocazione del progetto bastano a spiegare perché la decisione finale sia diventata una questione politica.
Il governo britannico, da parte sua, ribadisce, sempre secondo il Telegraph, che gli esperti di sicurezza sono stati coinvolti e che tutte le implicazioni sono state valutate. L’ambasciata di Londra rischia così di diventare simbolo del confine sempre più sottile tra cooperazione, infrastrutture critiche e competizione strategica. Confine che può passare anche sotto un marciapiede.
















