A Seoul l’ultima tappa del tour della premier che ha toccato Oman e Giappone, sia per disegnare una volta di più le politiche dell’Italia globale, sia per mettere a frutto intese e cooperazioni: Italia e Corea del Sud accomunate da made in Italy, tecnologia e geopolitica. Berlino plaude a Roma sull’Artico
Se i tradizionali punti di forza dell’Italia come potenza scientifica si uniranno al Dna fondamentale della Repubblica di Corea come leader tecnologico, i due Paesi saranno in grado di generare grandi sinergie. Questo l’assunto usato dal presidente Lee Jae-Myung per raccontare l’oggi, ma soprattutto il domani, delle relazioni tra Roma e Seoul. La visita del presidente del consiglio Giorgia Meloni è un segnale molto chiaro che si accende su vari dossier: politica, geopolitica e relazioni industriali che si apprestano a vivere una stagione di profondità strategica su quattro direttrici di marcia, la cultura, l’intelligenza artificiale, i semiconduttori e i minerali essenziali.
Tre le priorità cerchiate in rosso da Meloni. In primis il partenariato economico e industriale, in ragione del fatto che la Corea è il primo mercato asiatico per l’export italiano in termini pro capite.
Dati che mettono in risalto sia il peso specifico del made in Italy sia l’alto potenziale in campi considerati dall’alto valore aggiunto. Gli investimenti reciproci con il sostegno all’internazionalizzazione delle imprese è anticamera anche per superare alcune barriere non tariffarie all’ingresso per i prodotti.
In secondo luogo Meloni parla di cooperazione per rendere le catene del valore più forti e più sicure, “in un’ottica di resilienza e sicurezza per le nostre economie”. Il riferimento è ai semiconduttori, che rientrano nel Memorandum siglato a Seoul tra i due leaders al fine di valorizzare i rispettivi know-how e potenziare le sinergie tra i sistemi industriali.
A supporto di ciò ecco il ruolo della ricerca scientifica, con il dialogo tra imprese, università e centri di ricerca che rappresenta una leva positiva per costruire una cooperazione nel medio-lungo termine. Cita la Banca Mondiale la premier, quando dice che l’80% della ricchezza delle nazioni più avanzate è immateriale, è cioè una ricchezza rappresentata dal sapere. Infine il coordinamento politico sui grandi temi internazionali, primo fa tutti l’IndoPacifico, la guerra in Ucraina, l’Africa, il Piano Mattei.
La visita è stata la prima di un primo ministro italiano in 19 anni, la prima di un leader europeo da quando Lee ha assunto l’incarico lo scorso giugno e la prima di un leader straniero da quando l’ufficio presidenziale è tornato a Cheong Wa Dae alla fine dell’anno scorso, ma due leader si erano già incontrati al vertice del G7 in Canada nello scorso giugno e a New York durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre.
Nel breve periodo Meloni e Lee hanno concordato di rendere maggiormente costante il dialogo strategico, mettendo in cantiere un nuovo piano d’azione bilaterale per il 2026-2030 per guidare la cooperazione tra tra i due paesi. Anche lo sport è al centro delle future relazioni, promuovendo importanti eventi internazionali, tra cui i Giochi olimpici e paraolimpici invernali del 2026 a Milano e Cortina.
Ma non è tutto, perché dalla lontana Corea giungono gli echi di analisi e riflessioni su un altro tema molto controverso come l’Artico, che nelle ultime ore è stato al centro della telefonata tra la presidente del Consiglio italiana e il presidente degli Stati Uniti. Anche il governo tedesco ha espresso apprezzamento per la mossa, come spiegato dal portavoce dell’esecutivo di Berlino, Stefan Kornelius: “Quando molti Stati sono coinvolti in questo dibattito è sempre utile. La presidente del Consiglio italiana ha parlato anche con il presidente degli Stati Uniti. Questo è sempre molto utile”.















